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Alzheimer: scoperta la proteina sentinella che scatena la malattia

scoperta proteina che scatena la malattia Alzheimer

Un recente studio italo-cinese, pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, dimostra l’esistenza nel nostro organismo di una piccola proteina che contribuisce allo sviluppo della malattia di Alzheimer. Si chiama peptide LL-37 il potente agente antimicrobico che attiva il meccanismo di progressione della malattia. Gli esperti affermano che, inibendo questa proteina, è possibile bloccare il processo neurodegenerativo.

Sono oltre 1 milione e 480 mila le persone che oggi in Italia convivono con la demenza e si stima che siano destinate a diventare 2 milioni e 300 mila entro il 2050. A livello globale la situazione è ancora più critica: sono 55 milioni le persone con demenza, destinate a diventare 139 milioni entro il 2050. Di fronte a questi dati, non si può sottovalutare la portata del problema. Al contrario, è necessario assicurare alle persone approfondimenti da parte della ricerca, nonché assistenza e supporto post-diagnostico a chi ne ha bisogno.

I primi studi sulla proteina CLIC1

Il gruppo di ricerca dell’Università Statale di Milano, coordinato da Michele Mazzanti, Professore di Fisiologia al dipartimento di Bioscienze, aveva già condotto studi a riguardo, focalizzandosi però sul ruolo della proteina CLIC1. Gli esperti avevano dimostrato che la proteina CLIC1, modificando la sua localizzazione dal citoplasma alla membrana cellulare del sistema immunitario del cervello, contribuisce a far nascere e all’aggravarsi dell’Alzheimer. Tuttavia, da questi studi è emerso che i meccanismi di formazione e di attivazione della proteina CLIC1 in questa sua funzione risultavano sconosciuti.

I meccanismi che determinano lo scatenarsi della malattia

Nello studio appena pubblicato i ricercatori hanno scoperto che a promuovere lo spostamento e l’integrazione nella membrana cellulare della proteina CLIC1 è un’altra proteina, il peptide antimicrobico umano LL-37. Quest’ultimo attiva la proteina CLIC1 causando l’iperattivazione delle cellule della microglia, ossia cellule che si occupano della prima e principale difesa immunitaria attiva nel sistema nervoso centrale. L’attivazione di questa proteina, inoltre, provoca neuroinfiammazione (la risposta del sistema nervoso centrale ad attacchi esterni e interni, come infezioni, lesioni, malattie, attività neuronale anomala) ed eccitotossicità (fenomeno di tossicità neuronale che deriva dall’esposizione a concentrazioni relativamente alte di acido glutammico).

Cosa sono i peptidi antimicrobici?

Anche conosciuti come peptidi di difesa dell’ospite (Hdp), questa proteina fa parte della risposta immunitaria innata che si riscontra in tutte le classi di vita. Si tratta di piccole molecole proteiche costituite da 12-50 aminoacidi e largamente diffuse in natura. Peptidi con attività biologica sono stati infatti isolati da un elevato numero di organismi, appartenenti sia al regno vegetale che animale, come batteri, piante, insetti, anfibi e mammiferi.

Svolgono un’azione fondamentale nella cosiddetta immunità innata o naturale, che consiste in una serie di meccanismi di difesa diretti verso un largo spettro di microrganismi e presenti nell’individuo fin dalla nascita. Si tratta di meccanismi preesistenti all’esposizione di una eventuale sostanza estranea (antigene), che rappresentano la prima vera barriera di difesa dell’organismo agli agenti patogeni. In particolare, è stato dimostrato che alcuni peptidi combattono efficacemente batteri sia Gram-positivi che Gram-negativi, ma sono in grado anche di inibire la replicazione di alcuni virus.

La scoperta del gruppo di ricerca internazionale accerta che la proteina peptide LL-37 provoca conseguenze patologiche significative legate all’Alzheimer, tra cui la formazione di placche, morte neuronale, atrofia cerebrale, l’allargamento dei ventricoli cerebrali e la compromissione della plasticità sinaptica, ossia la capacità del sistema nervoso di modificare l’intensità delle relazioni interneuronali, di instaurarne di nuove e di eliminarne alcune.

Come impedire alla malattia di nascere o di aggravarsi?

La proteina CLIC1, una volta inserita nella membrana cellulare, ha una fondamentale funzione nell’attivazione delle cellule immunitarie, che avviene durante i fenomeni di infiammazione cronica, ed in particolare quelli che interessano il sistema nervoso centrale, come nel caso della malattia di Alzheimer. Il peptide LL-37, favorendo la migrazione della proteina CLIC1 in membrana, può essere considerato un promotore del processo neurodegenerativo. Impedire a questa proteina di svolgere la sua funzione o di inibire direttamente la CLIC1 localizzata nella membrana, potrebbe essere una strategia farmacologica per rallentare o addirittura bloccare la progressione del processo neurodegenerativo.

 

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