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L’appello delle associazioni per la sopravvivenza dell’assistenza socio-sanitaria

Un appello affinché vengano intraprese misure urgenti per scongiurare il collasso del settore. A lanciarlo al governo sono le associazioni del sistema dell’assistenza socio-sanitaria Acop, Agespi, Aiop, Anaste, Anfass, Ansdipp, Aris, Confapi, Confcooperative Sanità, Confcooperative Federsolidarietà, Legacoop Sociali, Uneba, Unindustria e, per adesione, Agci, l’Associazione Generale delle Cooperative Italiane. In una lettera congiunta le associazioni chiedono un incontro per affrontare tutta una serie di complesse situazioni che interessano il settore socio-sanitario, con la costituzione urgente di un tavolo di lavoro per il superamento dei problemi.

“Nel nostro Paese – si legge nella nota – la quasi totalità delle prestazioni residenziali e semiresidenziali ad Anziani, Disabili e Persone con Disturbi Mentali è assicurata da soggetti erogatori accreditati con il SSN: si tratta di soggetti di varia natura ed estrazione (pubblici, religiosi, privati profit, privati no-profit e cooperative), tutti fortemente colpiti dagli effetti della pandemia, dai crescenti obblighi normativi e regolatori e dall’aumento galoppante di tutti i costi per beni e servizi aggravato dalla crisi bellica”.

“Tutti gli operatori si trovano oggi nella oggettiva impossibilità di coprire i correnti costi di gestione e di procedere ai rinnovi contrattuali, in un quadro ormai non più sostenibile di differenziali retributivi con i lavoratori della sanità pubblica, con tabellari inferiori ormai di più del 20-25%, a parità di mansioni e qualifiche.
Il governo e l’Aran procedono a sistematici rinnovi incrementali del ccnl della Sanità pubblica, garantendogli implicita copertura, senza che si preveda una contestuale copertura ai paralleli necessari rinnovi dei contratti dei lavoro del personale che lavora per il ssn nel settore socio-sanitario ed extraospedaliero in genere, settori essenziali del sistema di welfare del Paese”.

“Gli operatori del settore socio-sanitario operano infatti in via praticamente esclusiva con il SSN erogando prestazioni e servizi inclusi nei LEA e non hanno altra possibilità di incrementare le proprie entrate dal momento che sono strettamente regolate dal sistema pubblico regionale con tariffe che nella maggior parte dei casi sono ferme da più dieci anni, mentre la sola inflazione Istat è cresciuta dal 2012 di oltre il 16%, di cui più del 5% solo nell’ultimo anno, in un trend di crescita che appare oggi in ulteriore drammatico aumento con previsioni di incrementi dei costi a due cifre”, si legge ancora nella nota.

“In questo contesto, se persiste l’attuale “inerzia” del sistema regolatorio pubblico sugli adeguamenti tariffari, gli operatori del settore non saranno più in grado di garantire a la continuità assistenziale agli anziani e disabili ospiti delle strutture, che sempre più necessitano di cure complesse e articolate, e ai quali è necessario garantire trattamenti dignitosi e qualificati”.

“Ricordiamo – prosegue la lettera – che anche in base a quanto previsto dall’art. 8 sexies comma 6 del D.lvo 502/92 le tariffe, dovrebbero essere periodicamente aggiornate in base ai costi di esercizio e dei fattori di produzione. È infatti evidente che elemento prioritario di un corretto rapporto di fornitura di servizi sia il riconoscimento della evoluzione dei costi di produzione, per assicurare la compatibilità economica dell’attività e il sostenibile rispetto di adeguati standard di qualità di servizio e di dignità del lavoro. Venendo meno la sopravvivenza degli Enti e delle Aziende che gestiscono l’intero settore socio-sanitario, il modello stesso di Welfare assistenziale del paese viene meno; esortiamo pertanto le istituzioni e l’intera società civile ad assumere piena consapevolezza della drammaticità della situazione e a intraprendere tutte le azioni necessarie a scongiurare un altrimenti irreparabile e imminente tracollo”.

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