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Pnrr e invecchiamento: così il maxi piano per la ripresa guarda ai senior di domani

Proposte long term care

Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Trasversale alle sei missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza c’è un tema centrale per i senior di oggi e di domani: l’invecchiamento, per il quale il maxi piano per la ripartenza del Paese ha messo a disposizione un nutrito pacchetto di risorse.

Il Piano

Il Pnrr è attuato nell’ambito del Next Generation Eu, che mette a disposizione complessivamente 750 miliardi di euro (di cui la metà in sovvenzioni). La principale componente del programma europeo è il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (Recovery and Resilience Facility), che ha una durata di sei anni, dal 2021 al 2026, e una dimensione totale di 672,5 miliardi di euro. Con il Pnrr, tra fondi europei e nazionali, l’Italia potrà attingere a oltre 222 miliardi di euro, di cui 191,5 miliardi di euro finanziati dall’Europa attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza.

Secondo recenti dati Istat, più di 2,7 milioni di italiani over 75 convivono con gravi problemi di salute e autonomia, circa 1,2 milioni non hanno un aiuto adeguato e 100 mila anziani convivono in condizioni di sofferenza fisica, emotiva e di povertà. Per questo, all’interno del Piano, l’attenzione alla tematica dell’invecchiamento si traduce in una serie di obiettivi concreti, sviluppati, in particolare, nelle missioni 5 e 6: Inclusione e Coesione e Salute, alle quali sono destinate risorse, rispettivamente, per 19,81 e 15,63 miliardi di euro.

Dall’assistenza domiciliare alla sanità territoriale: il Pnrr per i senior

Rafforzamento dei servizi sociali a domicilio, creazione di sistemi abitativi più “a misura di anziano”, ma anche nuove politiche urbanistiche che favoriscano la transizione verso il cosiddetto “senior housing”. Sono i principali obiettivi contenuti nella missione 5 per l’inclusione delle persone anziane e fragili. La linea di attività più corposa del progetto (oltre 300 milioni) punta proprio a finanziare la riconversione delle rsa e delle case di riposo per gli anziani in gruppi di appartamenti autonomi, dotati delle attrezzature necessarie e dei servizi attualmente presenti nel contesto istituzionalizzato. L’obiettivo è assicurare la massima autonomia e indipendenza della persona. A fare da cornice, ci saranno domotica, telemedicina e monitoraggio a distanza, per permettere di aumentare l’efficacia dell’intervento, che sarà affiancato da servizi di presa in carico e rafforzamento della domiciliarità.

Tali misure dovranno essere inevitabilmente affiancate da una riforma destinata a introdurre un sistema organico di interventi in favore degli anziani non autosufficienti, per individuare i livelli essenziali delle prestazioni (i cosiddetti Lea). Tra i maggiori sostenitori di questa riforma c’è Cristiano Gori, coordinatore del Network per la Non Autosufficienza, composto da 43 organizzazioni riunitesi proprio per promuovere idee operative per questa riforma: «Occorre distinguere – sottolinea Gori – il piano dei progetti finanziati dalle missioni del Pnrr, che prevede investimenti una tantum da spalmare fra il 2022 e il 2026, dalle riforme, che rappresenteranno invece la parte strutturale che che rimarrà nel tempo».

Come precisa lo stesso documento del Mef, le linee di attività legate alla missione 5 sono da considerare “strettamente integrate ai progetti proposti nel capitolo sanitario del Pnrr, in particolare alla riforma dei servizi sanitari di prossimità e all’investimento casa come primo luogo di cura – assistenza domiciliare previsti nella Missione 6 – Componente 1”.

Proprio il tema dell’assistenza domiciliare è cruciale: secondo il Piano, entro la metà del 2026, un over 65 su 10 con patologie croniche o in condizioni di non autosufficienza dovrà ricevere le principali cure nel proprio domicilio. Parliamo del cosiddetto “ageing in place” che, a tutti gli effetti, oggi in Italia esiste già, ma in condizioni molto lontane da quelle che si vorrebbero raggiungere: se è vero che spesso nel nostro Paese la cura delle persone anziane non autosufficienti avviene già prevalentemente a domicilio (secondo gli ultimi dati resi disponibili dall’Istat, sono meno del 2% gli over 65 italiani che vivono in una residenza), è anche vero che ciò si verifica spesso in situazioni di solitudine, se non addirittura di abbandono. In assenza di servizi professionali pubblici adeguati, il sostegno monetario all’ageing in place finisce per alimentare il mercato delle assistenti familiari private (non sempre regolare).

Per invertire questa rotta ci sono 7 miliardi di euro a disposizione nell’ambito degli interventi della misura 6 che toccano l’area dell’assistenza e della sanità territoriale: in programma c’è, per esempio, la creazione di 1.288 case della comunità entro la metà del 2026 (200 milioni l’investimento per questa misura). Si tratta di punti unici di accesso alle prestazioni sanitarie, in cui saranno attivi team multidisciplinari (medici di medicina generale, pediatri, assistenti sociali), e potranno essere strutture già esistenti o realizzate ex novo.

E ancora, come detto, il potenziamento dei servizi domiciliari, con l’intenzione di prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10% della popolazione di età superiore ai 65 anni con una o più patologie croniche. Per traguardare questo obiettivo, che prevede un investimento di 4 miliardi di euro, le strade da percorrere sono quattro: un modello condiviso di cure domiciliari che sfrutti al meglio le possibilità offerte dalle nuove tecnologie (come la telemedicina, la domotica, la digitalizzazione); un sistema informativo in ogni Asl in grado di rilevare dati clinici in tempo reale; l’attivazione di 602 Centrali operative territoriali (Cot), una in ogni distretto, per coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza; infine, l’uso della telemedicina per supportare al meglio i pazienti con malattie croniche.

La disabilità

Strettamente connesso all’invecchiamento e, anche in questo caso, tema trasversale rispetto alle sei tematiche del Pnrr, c’è la disabilità. Stando ai dati del 2019, in Italia le persone con disabilità sono 3 milioni e 150 mila (circa il 5%). Gli anziani sono i più colpiti: sono quasi 1 milione e mezzo gli over 65 che si trovano in condizione di disabilità. Il governo non li ha dimenticati: con la legge di bilancio 2020 ha istituito un Fondo disabilità e non autosufficienza, allocando complessivamente 800 milioni per il triennio 2021-2023. Risorse che verranno utilizzate anche per finanziare la legge quadro della disabilità.

Inoltre, per tornare al Pnrr, anche il maxi piano per la ripresa prevede una serie di misure a sostegno delle persone disabili. Oltre a quelle contenute nelle missioni 5 e 6, di cui abbiamo già ampiamente parlato (in particolare, interventi sui servizi sociali e sanitari di comunità e domiciliari, con l’obiettivo di migliorare l’autonomia delle persone con disabilità), sono in programma anche la rimozione delle barriere architettoniche e sensoriali nei luoghi della cultura (contenuta nella missione 1) e interventi per rendere più accessibili la mobilità, i mezzi di trasporto pubblici e le linee ferroviarie (missioni 2 e 3).

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