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La menopausa affrontata con la Medicina Rigenerativa – parte 2

Nell’approfondimento della scorsa settimana (potete leggerlo qui), abbiamo parlato dei cambiamenti subiti dall’organismo con il sopravvento della menopausa e dei pilastri della medicina rigenerativa. Oggi ci concentriamo invece sugli ormoni sessuali femminili.

Gli estrogeni naturali sono fondamentalmente di tre tipi:

ESTRIOLO ( circa il 60-80% degli estrogeni circolanti )

ESTRADIOLO ( circa il 10-20% degli estrogeni circolanti )

ESTRONE ( circa il 10-20% degli estrogeni circolanti )

L’Estrone (E1) è l’estrogeno più prodotto dopo la menopausa. Normalmente viene convertito in estradiolo nelle ovaie, ma questa trasformazione non avviene durante la menopausa e pertanto l’eccesso di estrone, se idrossilato in posizione 16 (16 OH estrone ) o 4 (4OH estrone), aumenta il rischio di cancro al seno, soprattutto nelle donne con grasso viscerale, fumatrici e bevitrici di alcol. Il 2OH estrone, invece, non stimola la proliferazione cellulare e ha un azione protettiva.

L’Estradiolo (E2) è l’estrogeno più potente, circa 12 volte più dell’estrone e 80 volte più dell’estriolo, ed è quello che cala maggiormente durante la menopausa.

L’Estriolo (E3), ad attività estrogenica più debole dei tre, ha una notevole importanza nel contrastare la crescita tumorale e mantiene in equilibrio il corretto assetto degli estrogeni.

Quali sono i principali effetti degli estrogeni?

Regolano la pressione sanguigna, mantenendo anche l’elasticità delle arterie e aumentando il flusso ematico
riducono l’accumulo di placche nelle arterie. Diminuiscono il colesterolo LDL ed aumentano quello HDL, migliorando il rapporto benefico. Riducono l’omocisteina ( fattore di rischio cardiovascolare) e le lipoproteine A (fattore di rischio cardiovascolare). Aumentano l’assorbimento e l’utilizzo del magnesio, la produzione di serotonina. Inoltre, migliorano la concentrazione, l’attenzione e la memoria, mantengono la densità ossea e aumentano l’interesse sessuale. Migliorano anche l’idratazione della cute e mantengono il collagene nella pelle,
riducono il rischio di degenerazione maculare della retina e cataratta, migliorano la sensibilità insulinica e
stimolano il metabolismo basale. Infine, aiutano a mantenere il tono muscolare.

I sintomi legati al calo degli estrogeni, durante la perimenopausa, sono i seguenti:

  • vampate di calore
  • secchezza vaginale con possibile dispareunia (coito doloroso)
  • calo della libido e anorgasmia
  • irritabilità e alterazioni dell’umore
  • peggioramento della memoria e della capacità di concentrazione
  • ipertensione arteriosa
  • capelli più sottili e aumento della perdita con possibile diradamento
  • osteopenia ed osteoporosi
  • possibile incontinenza urinaria per problemi vescicali
  • secchezza oculare
  • possibile aumento dei peli facciali
  • attacchi di fame compulsiva con smodato desiderio di zuccheri ( carbo craving )
  • dolori articolari con possibile comparsa di fibromialgia
  • aumento delle cefalee muscolo-tensive
  • aumento delle rughe, ipoelasticità e disidratazione cutanea
  • possibile aumento di peso con accumulo di grasso soprattutto a livello periombelicale, nonostante dieta ed esercizio fisico costante
  • gonfiore addominale e flatulenze
  • insonnia
  • aumento dell’incidenza di malattie allergiche o autoimmuni
  • possibili attacchi di panico, ansia o depressione
  • russamento

Nella tabella seguente i diversi periodi della menopausa con i relativi sintomi più frequenti.

E il progesterone?

Si tratta di un ormone prodotto soprattutto dal corpo luteo dell’ovaio nella seconda parte del ciclo mestruale ed in piccole quantità dalle ghiandole surrenali, soprattutto dopo la menopausa. Può essere convertito in altri ormoni steroidei, essendone precursore. Le sue funzioni riguardano il metabolismo osseo, il funzionamento cerebrale, cardiaco e il bilanciamento nei confronti degli estrogeni, con importante azione antiproliferativa e modulatrice. Protegge dal tumore del seno e dell’utero, incrementando l’attività di un gene P53, oncosopressore.

La carenza di progesterone si può verificare già nel periodo premenopausale, verso i 40-45 anni, prima ancora del calo degli estrogeni e della menopausa conclamata, dando luogo alla cosiddetta “predominanza estrogenica” caratterizzata dai sintomi del calo di progesterone e dell’eccesso relativo di estrogeni: ansia, insonnia, ritenzione idrica, mestruazioni abbondanti e più lunghe, depressione, irritabilità, emicrania, dolori articolari, diminuzione della libido, aumento del peso corporeo.

Una carenza precoce di progesterone può essere dovuta anche ad eccessivo consumo di grassi saturi e di zuccheri, uso di antidepressivi, stress (per maggiore produzione di cortisolo a partire dal progesterone), ipotiroidismo e deficit di vitamina A, B6, C e Zinco.

Cosa fare per contrastare il quadro sintomatologico della menopausa e godere di una giovinezza prolungata?

Ecco alcuni semplici consigli oltre a quelli elargiti nella prima parte dell’articolo, riguardanti lo stile di vita, in particolare l’alimentazione, l’attività fisica e la gestione dello stress:

  • controllare i valori ormonali, per verificare il calo del progesterone e di tutti e tre gli estrogeni ( E1-E2-E3 ), oltre a FSH ed LH. Sarebbe meglio controllare anche il DHEAS, il testosterone (importante anche nella donna) e se possibile il pregnenolone solfato, progenitore di tutti gli steroidi a partire dal colesterolo.
    Verificare soprattutto il rapporto tra 2OH estrone e 16OH estrone (test estramet) predittivo di rischio tumorale
  • fare un test genetico per valutare i polimorfismi favorevoli o sfavorevoli per un’eventuale TOS (terapia ormonale sostitutiva), anche considerando la propria anamnesi patologica familiare ( predisposizione a malattie cardiovascolari o tumorali)
  • iniziare, già in periodo premenopausale, con una terapia stimolativa endogena, utilizzando fitoestratti naturali allo scopo di ridurre i sintomi della menopausa. Esistono numerose piante adattogene, tra le quali la Pfaffia Paniculata o Suma, il Lepidium Meyeni o Maca, Il Tribulus terrestris, l’Eleuterococco, la Rodiola Rosea, la Griffonia Simplicifolia, l’Astragalo, il Gingko Biloba, la Withamnia Somnifera o Ashwagandha. Ovviamente l’aiuto di un medico esperto in tal caso è indispensabile per evitare errori.
  • utilizzare agnocasto, una pianta nota dall’antichità, in caso di calo di progesterone e predominanza estrogenica.
  • l’uso di fitoestrogeni della soia, cioè gli isoflavoni (daidzeina, genisteina, gliciteina, biocanina A, formononetina) è controverso. Alcuni studiosi li considerano come antiestrogeni ad effetto protettivo, altri, invece, li sconsigliano, sebbene abbiano una debole azione estrogenica. Pertanto va valutato caso per caso.
  • ultimamente nel mondo della medicina antiaging, sta prendendo campo l’utilizzo dei cosiddetti ormoni bioidentici, che, pur essendo di sintesi, hanno una struttura molecolare identica a quella dell’ormone naturale, mimandone l’azione. Vengono sensibilmente ridotti gli effetti collaterali rispetto agli ormoni sintetici artificiali che hanno una struttura diversa e sono creati dall’industria farmaceutica per amplificarne l’azione, oltre che per utilizzarne il brevetto. È fondamentale rivolgersi a un medico con grande esperienza nel settore, per una prescrizione personalizzata di progesterone bioidentico, invece dei progestinici artificiali, unitamente agli estrogeni bioidentici, compreso l’estriolo, purtroppo sovente trascurato.
  • ricordarsi sempre che la menopausa non è una malattia ma una tappa importante nella vita di una donna, che può continuare a essere efficiente e femminile, nonostante il calo ormonale, perché la giovinezza non ha età.

di Francesco Balducci e Danilo Dodero

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