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Invecchiamento: la geroscienza e i fattori biopsicosociali che favoriscono il well ageing

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L’invecchiamento della popolazione mondiale è il più importante fenomeno demografico del nuovo millennio. L’obiettivo di un sistema sostenibile è favorire un invecchiamento attivo e di successo, identificando, in ottica biopsicosociale, una serie di modalità capaci di preservare lo stato di salute e di indipendenza. È il tema di un recente webinar organizzato dal Silver Economy Network con il contributo di alcuni docenti dell’Università degli Studi Pavia.

Al centro dell’evento la geroscienza, ossia quel campo scientifico interdisciplinare emergente che studia proprio la relazione tra invecchiamento e malattie o disfunzioni legate all’età, e come queste si intersecano con la fragilità e la resilienza. Un tema approfondito da Rossella Nappi, ordinario di ostetricia e ginecologia all’Università di Pavia, segretario generale della società internazionale della menopausa e coinvolta nello sviluppo del master internazionale lifelong well being and healthy aging.

Alla base del concetto di geroscienza ci sono i sette pilastri del fenomeno dell’ageing: epigenetica, danno macromolecolare, adattamento allo stress, infiammazione, metabolismo, proteostasi, rigenerazione. Sette pilastri che questa disciplina studia e prova a comprendere in relazione al genere, allo stile di vita, all’ambiente e alla cultura. Non si tratta di 7 fattori indipendenti che guidano l’invecchiamento, ma processi altamente intrecciati: per questo è fondamentale comprenderne l’interazione. Tra questi, l’infiammazione è uno dei fattori più studiati.

Nel corso dell’evento si è parlato anche delle strategie comportamentali e farmacologiche dello stile di vita, che hanno la potenzialità di ritardare, ridurre o prevenire le disfunzioni legate all’età (prevenzione primaria) o di migliorare la funzione negli adulti anziani con disfunzioni esistenti per prevenire la malattia e la disabilità (prevenzione secondaria). Per esempio, per una longevità in salute, gli esperti consigliano l’attività fisica regolare, l’assunzione di energia limitata e la composizione di una dieta sana, fattori che migliorano la funzione fisiologica e l’apertura di salute: i meccanismi molecolari/biologici alla base di questi benefici possono comportare l’inibizione o l’inversione di diversi processi fondamentali dell’invecchiamento. Inoltre, alcuni farmaci da prescrizione e nutraceutici possono avere un certo potenziale per migliorare la funzione fisiologica con invecchiamento puntando alle stesse reti di segnalazione che l’esercizio fisico e la dieta sana modulano, o sopprimendo processi chiave dell’invecchiamento.

Simone Porcelli, professore associato in Fisiologia Umana all’Università degli Studi di Pavia, ha invece affrontato il tema della fisiologia muscolare, ossia di come lo studio dei muscoli possa aiutare a invecchiare in modo sano. Sappiamo che diversi organi e sistemi modificano la loro funzione con il passare degli anni. Tuttavia, l’invecchiamento è caratterizzato anche da un calo del controllo neuromuscolare e da una perdita progressiva di massa muscolare, forza e potenza. Gli studi eseguiti in Italia e nel mondo ci hanno mostrato che l’invecchiamento è caratterizzato da una riduzione della massa muscolare. Alle alterazioni quantitative, si aggiungono modifiche della qualità muscolare e uno dei principali meccanismi neurofisiologici alla base dei cambiamenti legati all’età nella funzione muscolare è la progressiva perdita dei motoneuroni. Negli anziani la compromissione funzionale è anche associata a diminuzioni del contenuto dei mitocondri.

Un invecchiamento “malsano” porta a ridotta mobilità e perdita di indipendenza, limita le interazioni sociali e, a sua volta, esacerba il sedentarismo, causando un ulteriore decondizionamento. Torna l’importanza dello sport: livelli di attività fisica più elevati in età più giovane possono ritardare l’insorgenza di disabilità funzionali in età avanzata e aumentare l’aspettativa di vita e gli anni senza disabilità.

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