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Dai beneficiari delle Case AIL un messaggio di supporto e speranza a tutti i pazienti

Tre testimonianze di coloro che negli ultimi anni hanno potuto usufruire del servizio Case AIL e ne hanno tratto anche la forza per uscire positivamente da un periodo molto complicato

Da Lecce a Bari, da Macerata a Pesaro. C’è chi dal Perù ha trovato ospitalità a Firenze. Sono tante le storie di chi ha alloggiato in una Casa AIL, ricevendo conforto e sostegno in un momento davvero difficile della propria vita.

L’Associazione Italiana contro le Leucemie i Linfomi e Mieloma e le sue 82 sezioni, presenti in tutta Italia, da oltre 50 anni sostengono la ricerca e l’assistenza per i malati ematologici e le loro famiglie. Tra i servizi di supporto le Case AIL sono particolarmente importanti per evitare che allo stress della malattia si aggiunga un peso economico difficile da sostenere. Le storie che abbiamo scelto servono proprio a far capire il valore delle case AIL attraverso le storie di chi ha potuto toccare con mano il lavoro dell’Associazione. Storie di coppie, madri e padri, che da un giorno all’altro, a causa della malattia, si sono trovati a dover affrontare il buio, per poi ritrovare la luce, anche grazie al supporto di AIL.

Sandra e Salvatore, ritrovarsi finalmente a casa

Sandra ha deciso di raccontarci quanto sia stato importante per la sua famiglia poter contare sulla Casa di AIL Bari in un momento molto delicato della malattia del suo compagno Salvatore, colpito nel 2019 da leucemia mieloide acuta. Dopo la chemioterapia e il trapianto di midollo osseo, per fortuna andato a buon fine, sopraggiunge la necessità di frequenti controlli nell’ospedale di Bari, a 200 chilometri di distanza dalla loro casa di Lecce. «Mi chiedevo come avrei potuto fare avanti e indietro, da sola, con un bimbo piccolo e una madre anziana, con lui in quelle condizioni – racconta Sandra – Per non parlare dell’aspetto economico: Salvatore era stato costretto a chiudere la sua attività e io, per potergli stare accanto, ho dovuto lasciare il mio lavoro. Ma è proprio in quel momento di totale sconforto che abbiamo incontrato gli angeli di Ail Bari che, consapevoli delle nostre difficoltà, ci hanno subito messo a disposizione una stanza in Casa AIL. Non so spiegare quale sollievo abbia provato e oggi, quando mi guardo indietro, mi chiedo come sarebbe andata se non avessimo potuto godere di questa opportunità. È stata la nostra salvezza. Salvatore era molto provato e poter disporre gratuitamente di un alloggio così vicino all’ospedale ci ha permesso di affrontare con estrema semplicità tutto il percorso di day hospital per effettuare i controlli a cui doveva sottoporsi. Ritrovarmi in una città che non conoscevo e poter vivere in un quartiere che offriva ogni tipo di servizio a portata di mano è stato fondamentale. La stanza era molto confortevole e la casa disponeva di tutto ciò che poteva servire per organizzare al meglio la quotidianità. Per me e Salvatore è stato davvero come sentirsi a casa. E poi vuoi mettere la tranquillità di trovarti all’interno di una struttura capace di fronteggiare tempestivamente eventuali emergenze? Per non parlare di quanto sia stato importante poter contare sul supporto emotivo di tutto il personale della Casa: è stato come vivere in famiglia. Oggi Salvatore sta meglio e speriamo di esserci lasciati il peggio alle spalle. Stiamo guarendo insieme, giorno dopo giorno, e cerchiamo di farlo con il sorriso. Quello stesso sorriso che a Bari, in Casa AIL, non ci hanno mai fatto mancare».

La nuova vita di Mariano, grazie ad AIL

Nel 2019, a seguito di alcuni controlli, a Mariano è stata diagnosticata una leucemia mieloide acuta molto aggressiva: nel giro di pochi giorni è stato ricoverato all’ospedale di Pesaro, trasferito d’urgenza dalla sua casa di Macerata. La lotta è stata dura: oltre 200 giorni di cammino che lo hanno portato finalmente al trapianto, grazie al midollo donato dal fratello. «In tutto questo calvario, fino alla mia rinascita, AIL è stata sempre con me, sia in ospedale che fuori – ricorda Mariano – Fin dai primi giorni ci è stata assegnato un alloggio gratuito nel villaggio che AIL Pesaro gestisce a poche centinaia di metri dal centro ematologico. Un punto di riferimento per la nostra famiglia: un rifugio per me e per mia moglie nei brevi momenti che passavo fuori dall’ospedale, una casa accogliente per tutte le persone che mi vogliono bene e che a turni sono venute a trovarmi. Quello che mi ha colpito è l’amore e la cura che la Sezione mette nel servizio. Non solo la mia casa, ma tutto questo “villaggio della speranza” è tenuto alla perfezione: in quella realtà mi sono sentito a mio agio e abbiamo anche potuto incontrare tante persone come noi, impegnate nella stessa lotta per la sopravvivenza, e farci forza a vicenda. Oggi che ho superato il trapianto e sembra che tutto vada bene, il minimo che possa fare è dare la mia testimonianza di supporto per Ail e di speranza per i pazienti. Perché l’amore e la vicinanza che ho ricevuto in quel periodo sia dal personale dell’associazione sia in reparto, sono un regalo che mi porterò dentro per sempre, assieme alla mia nuova vita dopo la malattia».

Dal Perù a Firenze: la testimonianza di Katia

Doveva essere solo un viaggio di piacere a Firenze per trovare la nonna. Invece per Delio, bimbo peruviano figlio di Katia e di Joel, si è trasformato nell’inizio di un nuovo e difficile periodo di vita. Dopo due episodi di febbre molto alta e un sospetto dolore a una gamba, dall’ospedale Meyer è arrivata la durissima diagnosi di leucemia linfoblastica acuta. «Ero frastornata e non capivo cosa stesse accadendo – racconta Katia – Eravamo persi e non sapevamo cosa fare. In Perù una qualsiasi diagnosi di leucemia per un bambino significa praticamente morte certa: per questo noi avevamo molta paura. Ci si prospettava un periodo molto lungo e nelle condizioni in cui Delio si trovava non potevamo restare a casa della nonna. È qui che ci è venuto in soccorso un angelo di nome AIL. Abbiamo conosciuto la Sezione AIL di Firenze e i volontari ci hanno subito tranquillizzati, facendoci capire che ci avrebbero aiutati. Ci hanno offerto subito un luogo dove stare: pensavo a un posto piccolo, non ero sicura che saremmo stati bene ed ero molto preoccupata per la salute del nostro piccolo Delio. Quando invece ci hanno fatto entrare in Casa AIL il mio cuore è esploso di gioia e ho pensato che tutto avrebbe potuto avere un senso diverso. Poi ci hanno detto che questo servizio era gratuito: non volevo crederci. Da allora siamo ospiti in Casa AIL a Firenze, abbiamo passato momenti molto duri, ma grazie all’associazione la nostra vita è cambiata e, nella disgrazia, ha preso una svolta positiva. Non siamo più tornati in Perù: penso proprio che rimarremo qui, nel Paese che ci ha salvati. Delio sta guarendo, è questo quello che conta di più, mentre mio marito Joel ha trovato lavoro all’aeroporto. Per quanto riguarda me, oggi sono una volontaria AIL e mi occupo della gestione di una delle due Case di Firenze. Sento un profondo senso di gratitudine verso questa associazione, che ci ha accolti nella loro famiglia senza chiederci nulla e, al contrario, dandoci amore e solidarietà».

Cosa puoi fare tu

AIL ha bisogno del contributo di tutti per sostenere importanti servizi di assistenza e supporto pensati per i pazienti ematologici come la Case AIL. Scopri come fare ad aiutare tante persone con un gesto d’amore importante: il lascito solidale. Per richiedere ulteriori informazioni visita il sito lasciti.ail.it.

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