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Capurso (Anaste): «Normativa stringente in rsa, garantire sicurezza ma anche visite frequenti»

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«È chiaro che una normativa molto stringente condiziona inevitabilmente il meccanismo delle visite, ma quello che si deve tenere presente – e su questo le famiglie sono con noi molto alleate – è che il primo obiettivo è quello di garantire sì la sicurezza degli anziani, ma dopo anni di dure e seppur necessarie restrizioni, anche quello di garantire la possibilità per la comunità intera degli anziani delle rsa di poter essere visitati con la giusta frequenza». Lo dichiara, recentemente intervistato da Rai Radio 1, Sebastiano Capurso, presidente di Anaste, Associazione Nazionale Strutture Territoriali e per la Terza Età, intervistato sul tema delle visite parentali in rsa, in cui gli anziani ricoverati ancora faticano a vedere i propri parenti: secondo gli addetti ai lavori, sostenuti da famigliari e comitati dei parenti degli ospiti delle residenze, il tanto atteso “via libera” non coincide con la realtà dei fatti.

Per Capurso i comitati hanno perfettamente ragione a protestare, pur rimanendo una necessità assoluta, quella di occuparsi degli anziani più fragili, ovvero proprio quelli ricoverati in rsa.

«Anche una sola infezione, una sola positività di un tampone corrisponde poi alla necessità secondo normativa di chiudere l’intera struttura e di vietare quindi le visite a tutti», sottolinea Capurso.

Per il presidente, ecco quindi le preoccupazioni costanti delle direzioni sanitarie alle prese nel ponderare in continuazione tutela del ricoverato e necessità sociali e di socializzazione, la tessitura di una ragnatela sulla quale è difficile districarsi, facile rimanervi bloccati e che inevitabilmente condiziona l’organizzazione programmata e in divenire delle visite parentali, avvolte così da tempo sempre nell’incertezza. Difficoltà che poi le associazioni rilevano, in modo più o meno marcato, ma comunque costantemente presenti.

Per le rsa permane poi un altro grave problema: quello della mancanza del personale infermieristico e medico, problema esteso a tutto il territorio nazionale. Un depauperamento figlio non solo della pandemia, ma di una programmazione formativa e di ricambio generazionale che l’attuale emergenza segna come completamente sbagliata da anni.

Un mondo, quello delle rsa, ai margini delle risorse destinate e da troppo tempo fuori dalla giusta attenzione. Le rsa hanno bisogno di attenzioni economiche e normative, per le quali non si può più aspettare.

Andrea Benelli

Andrea Benelli nasce a Genova il 14 marzo 1977. Sposato, un figlio, entra per caso nel mondo delle rsa nel 2007. Ha quasi trent’anni e il titolare di una struttura genovese cerca un ragazzo che gli dia una mano a gestirla. Così, dopo diverse esperienze lavorative, inizia il suo percorso nel mondo del socio-sanitario, allora completamente sconosciuto. Dal 2007, diversi incarichi professionali si susseguono e uniscono insieme ai diversi cambi di proprietà, diventa responsabile del personale, responsabile amministrativo, degli acquisti, qualità e sicurezza. Dal 2017 ricopre incarichi di direttore gestionale per rsa.

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