fbpx

Arteterapia in rsa: quando un punto cambia la prospettiva

All’interno delle strutture socio sanitarie, in modo più specifico il setting assistenziale delle rsa e Alzheimer, le demenze, che rappresentano una vera e propria emergenza sanitaria, non esistendo a tutt’oggi una terapia farmacologica che sia in grado di trattare in modo efficace questo tipo di malattie, sono spesso presenti, vista l’età media avanzata tra i nostri ricoverati.

Una gestione del degente è resa difficile per la manifestazione, spesso continua, non solo di sintomi cognitivi ma anche di disturbi del comportamento.

La corretta gestione della terapia farmacologica da somministrarsi da parte dell’equipe medica, il modificarsi della stessa al bisogno se necessario, e per tutto il percorso del nostro ospite, sono certamente vitali, ma sempre più da tempo, in supporto, vengono utilizzate e proposte dalle strutture anche terapie dette non farmacologiche (tnf) in grado di contribuire efficacemente anch’esse tramite l’impiego di tecniche specifiche, al rallentamento e declino temporale sia di tipo cognitivo che funzionale.

Non sarà quindi difficile vedersi proporre come servizio extra o in alcuni casi incluso all’interno della retta degenza, tnf tra i più conosciuti con il nome, per esempio, di pet therapy, musicoterapia, memory training e molte altre solo per citarne alcune.

Sono già trascorsi molti anni da quando decisi di provarne una che conoscevo di nome, ma che non avevo mai approcciato: l’arteterapia. Ne avevo sentito parlare più volte con entusiasmo, e così decisi di informarmi.

Tramite l’associazione di categoria, ottenni i contatti di professionisti dalla stessa formati e titolati a esercitare questa professione.

L’attività fu proposta a un numero di ospiti che potesse formare il primo gruppo di lavoro, selezionato dal reparto medici in collaborazione con quello di animazione secondo le prime indicazioni dateci dall’operatore di arteterapia.

Mi ricordo bene quel primo giorno di attività, mi sembrava in qualche modo di essere tornato indietro nel tempo, a scuola.

Gli ospiti, comodamente sistemati al loro banco per l’attività, avevano tutto il materiale necessario per cominciare a disegnare, mentre il professionista dell’attività li guidava suggerendo loro spunti per potervisi dedicare.

Nei loro occhi non solo entusiasmo, ma voglia di fare.

Decisi quindi di prendermi per me stesso tutto il tempo dedicato allo svolgimento dell’attività: non solo ero curioso di vedere quello che sarebbe successo, ma ero curioso di capire.

Per non intralciare l’attività decisi di non soffermarmi troppo nel salone: le attività hanno bisogno della giusta concentrazione, così mi allontanai per tornare successivamente, e così feci per alcune volte prima dello scadere del tempo, notando come il bianco del foglio a poco a poco ma neanche lentamente prendeva forma.

Alcuni disegni erano perfettamente comprensibili, rappresentavano ricordi, desideri, aspettative, vi si poteva trovare nel dettaglio scorci di mare nel blu profondo, la montagna con il suo verde, la propria casa, figure familiari come nipoti, figli e genitori. Altri non raggiungevano alcuna forma per i non esperti come me, ma un cenno al dialogo con l’autore bastava per trovare nella sua immediata spiegazione, nei colori scelti, in quelle forme comunque date, la rappresentazione di un mondo, il suo mondo.

Rimasi stupito. Non pensavo che questa attività potesse far emergere in modo quando estremamente chiaro e quando invece meno ma con segnali che decifrati sembravano la scrittura di un libro, emozioni, ricordi, bisogni dei nostri anziani. Le mie domande all’operatore di arteterapia cominciarono quindi a susseguirsi una dopo l’altra, volevo capire tecniche, contesti di utilizzo, sistemi e modi per la raccolta di eventuali dati e successiva analisi dei risultati.

Una cosa mi rimase impressa, quando l’operatore mi disse: «Vede, non sempre conta il disegno, anche un punto, un singolo punto raccolto su quel foglio bianco, magari impresso anche dopo l’attesa e lavoro di molto tempo può avere un suo significato».

Quel punto, magari fatto successivamente da una persona allettata che poteva poco muoversi, mi aprì la mente e volse lo sguardo verso nuovi orizzonti.

Le tnf sono certamente utili, vanno scelte, proposte e adottate in base all’utente che abbiamo davanti, l’Arteterapia mi ha lasciato un segno.

Punto.

Andrea Benelli

Andrea Benelli nasce a Genova il 14 marzo 1977. Sposato, un figlio, entra per caso nel mondo delle rsa nel 2007. Ha quasi trent’anni e il titolare di una struttura genovese cerca un ragazzo che gli dia una mano a gestirla. Così, dopo diverse esperienze lavorative, inizia il suo percorso nel mondo del socio-sanitario, allora completamente sconosciuto. Dal 2007, diversi incarichi professionali si susseguono e uniscono insieme ai diversi cambi di proprietà, diventa responsabile del personale, responsabile amministrativo, degli acquisti, qualità e sicurezza. Dal 2017 ricopre incarichi di direttore gestionale per rsa.

L'articolo ti è piaciuto? Condividilo sui social!

Iscriviti alla newsletter

Se ti è piaciuto questo contenuto iscriviti alla Newsletter ed entra a far parte della Community di Altraetà: una volta alla settimana riceverai sulla tua mail una selezione delle migliori notizie sul mondo over 50.

Più letti

Potrebbe interessarti anche

Iscriviti alla newsletter e rimani sempre aggiornato sul mondo over 50

Utente registrato correttamente!

Resetta la tua password

Inserisci il tuo indirizzo email o nome utente. Riceverai un link per creare una nuova password via e-mail.