Il 26 novembre si celebra la Giornata internazionale della carenza di ferro, un’occasione per accendere i riflettori su un problema nutrizionale molto più diffuso di quanto si pensi. In Italia riguarda tre persone su dieci, eppure rimane una condizione spesso sottostimata, sia per la scarsa consapevolezza sia per la difficoltà nel riconoscere i sintomi.
Perché il ferro è così importante
Il ferro è un minerale essenziale per moltissime funzioni vitali:
permette il trasporto di ossigeno tramite emoglobina e mioglobina,
sostiene la produzione energetica delle cellule,
contribuisce al buon funzionamento di cuore e cervello,
partecipa alla sintesi di enzimi e ormoni fondamentali.
Un apporto insufficiente può avere conseguenze significative e ridurre la qualità della vita.
Sintomi spesso confusi: come riconoscere la carenza di ferro
La difficoltà nel diagnosticare la carenza nasce dal fatto che i sintomi sono spesso aspecifici, cioè non immediatamente riconducibili al problema. Tra i più comuni:
stanchezza persistente
mal di testa frequenti
fiato corto
pallore
fragilità di unghie e capelli
irritabilità
difficoltà di concentrazione
maggiore facilità a contrarre infezioni
Cosa mangiare per aumentare l’apporto di ferro
L’alimentazione è uno strumento fondamentale per prevenire e trattare una lieve carenza. Il ferro di origine animale viene assorbito più facilmente rispetto a quello vegetale.
Alimenti consigliati:
carni rosse magre, fegato, pollo
pesce e molluschi (cozze in particolare)
legumi: lenticchie, ceci, fagioli
verdure a foglia verde come spinaci
frutta secca
cibi ricchi di vitamina C, che favorisce l’assorbimento
Ascoltare il corpo per vivere meglio
La carenza di ferro è spesso sottovalutata, ma può incidere sulla qualità della vita, sull’energia e sul benessere generale. Riconoscere i segnali e intervenire in tempo è il modo migliore per preservare vitalità e salute anche con il passare degli anni.











