IL FILM
L’ultimo film di Gaspar Noé, presentato nella sezione Cannes Première e al Locarno Film Festival, disponibile sulla piattaforma online Mubi da settembre 2022, si intitola Vortex (2021) ed è, letteralmente, uno spaccato tenero e straziante della vecchiaia: lo schermo si divide in due per seguire gli ultimi giorni di un’anziana coppia parigina. Lui è un critico cinematografico impegnato nella scrittura di un libro sulla relazione tra sogni e film; lei è una psicanalista in pensione, la cui vita è velocemente turbata dai primi sintomi dell’Alzheimer.
Le due camere seguono i protagonisti, Dario Argento e Françoise Lebrun, mentre si aggirano nel loro appartamento borghese e cittadino, piccolo e stracolmo di libri e ricordi di una vita trascorsa insieme: i due occhi meccanici testimoniano con estrema sincerità gli aspetti meno piacevoli della vecchiaia e, al contempo, la tenerezza di un amore che ha sostituito ormai da tempo la passione con la cura quotidiana dell’altro.
IL CINEMA DI GASPAR NOÉ
Come tutte le pellicole di Noé, anche questo è un film sul corpo e sulla relazione tra i corpi, ma in questo caso non si tratta di sesso, di violenza o di alterazione psicofisica data dall’alcol o dalle droghe né tantomeno di uno psichedelico universo di colori ed eccessi. Sia la trama che l’estetica del film presentano un’estrema sobrietà e schiettezza, inedite nel cinema del regista argentino (naturalizzato francese), che ci ha spesso sconvolto lo sguardo con uno stile visivo forte e delle storie spesso violente.
Di tale cambiamento è stata complice anche la vita, secondo quanto affermato da Gaspar Noé durante la presentazione del film a Cannes: il regista, infatti, ha spiegato di aver avuto l’ispirazione per il progetto nel 2019, dopo essere stato colpito da un ictus quasi fatale. A questo si è aggiunto il lockdown dei mesi successivi, che gli ha impedito di vedere la famiglia per lungo tempo. A partire da queste esperienze personali ha cominciato a ragionare sul concetto di mortalità, e da lì è nata l’idea di un lungometraggio che raccontasse non solo il declino dei corpi, ma anche quello della mente; non tanto la fine dell’amore, quanto la sua naturale evoluzione.
LA MALATTIA E L’AMORE
Anche per questo la dedica iniziale del film è rivolta a coloro «il cui cervello si decomporrà prima del cuore». E il titolo stesso «Vortex» indica il disfacimento vorticoso dei ricordi a causa della malattia, ma anche l’affastellamento dei momenti di una vita, che per quanto significativi o inutili, amati o odiati, sono condannati alla medesima fine.
Da qui l’estetica della crudeltà e dell’empatia che permea tutto il film, che vede nella scelta dei protagonisti uno sviluppo assolutamente coerente oltre che una strizzata d’occhio ai cinefili: da una parte, infatti, Dario Argento, maestro dell’orrore del cinema italiano e internazionale, che qui si presta con naturalezza alla recitazione, in un francese claudicante che lo rende ancora più credibile; e dall’altra, l’attrice Françoise Lebrun, volto della Nouvelle Vague di seconda generazione e protagonista del famoso La maman et la putain di Truffaut.
PERCHÉ GUARDARE VORTEX
La pellicola affronta, come molte volte è stato fatto, la tematica della demenza senile, dell’amore e della relazione tra due persone anziane che devono convivere con la malattia, con la morte. Dieci anni prima di Noé, infatti, se n’era occupato il regista austriaco Michael Haneke con il suo capolavoro Amour, che presenta molti tratti in comune con Vortex.
Quest’ultimo, però, riesce laddove molte opere precedenti hanno fallito: messo da parte il buonismo e una visione necessariamente positiva e ottimista, il film racconta la realtà con la medesima crudeltà con la quale essa spesso irrompe nella vita di tutti i giorni; l’amore ha le sue falle e le sue forzature, senza essere edulcorato e così sono anche i protagonisti, talmente sinceri da rompere spesso il patto della finzione.
PERCHÉ NON GUARDARE VORTEX
Il motivo principale per evitare la visione di Vortex potrebbe essere proprio quello sovracitato: spesso, durante il lungo tempo di proiezione (132 min), ci si dimentica della finzione e la vita ci coglie come uno spavento che arriva dritto in faccia, senza nascondere niente oltre la paura. Se lo si vuole guardare, non ci si deve aspettare altro che una faccia piuttosto spiacevole della verità, ma ricca di una tenerezza che raramente fa capolino sullo schermo.











