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“Un gioco e un passatempo”, torna il romanzo di James Salter

gioco e passatempo
James Salter è scomparso da pochi mesi alla più che accettabile età di 90 anni. Il suo romanzo, “Un gioco e un passatempo” è appena stato ripubblicato dall’editore Guanda e ri-tradotto da Delfina Vezzoli, dopo la prima edizione del 1967. All’epoca fece storcere molti nasi per la sua manifesta vena erotica, ma in un’epoca in…

James Salter è scomparso da pochi mesi alla più che accettabile età di 90 anni. Il suo romanzo, “Un gioco e un passatempo” è appena stato ripubblicato dall’editore Guanda e ri-tradotto da Delfina Vezzoli, dopo la prima edizione del 1967.

All’epoca fece storcere molti nasi per la sua manifesta vena erotica, ma in un’epoca in cui “50 sfumature di grigio” è ai vertici delle classifiche dei best seller, il ricercato erotismo di Salter non stupisce e non sconvolge più e per questo, oggi, ad apprezzarlo sono ancora di più che un tempo.

I protagonisti sono l’affascinante Phillip Dean, giovane e fascinoso uomo americano, e Anne-Marie, una ragazza dal cuore semplice che se ne invaghisce. Fa da cornice Autun, una misteriosa cittadina della provincia francese. L’intimità di Phillip e Anne-Marie ci viene raccontata da un apprensivo io narrante, che li segue con occhio vorace e un’invidia che racconta nei particolari questa potente e intrigante parabola amorosa.

Salter srotola con sapienza certosina, sensi e sentimenti, inserendoli nel panorama quasi fiabesco della Francia più segreta. Per coglierne il senso più profondo, questa storia va letta con gli occhi, ma interpretata con l’olfatto, l’udito, il tatto, il gusto. Ne vanno colti i colori, gli odori, i sapori: ogni sfiorarsi va provato e sentito sulla propria pelle: solo così verrà colto il ribollire intimo dei sentimenti.

“Un gioco e un passatempo” rimane permeato di un erotismo che non stupisce più per la sua sfrontata evidenza, ma che risulta comunque straziante e drammatico per la forza con cui viene raccontato, soprattutto se paragonato con la tranquilla quotidianità della sua cornice provinciale.

La fine di un amore raccontato attraverso il manifestarsi di piccoli, quasi inafferrabili sintomi, esasperati in una serie di eccellenti metafore: “Dean prova qualcosa di diverso da una sensazione di morte. Tuttavia, c’è qualcosa di artificiale e ottuso negli arredi, la luce inadeguata. Le coperte del letto sono state piegate a scoprire un bianco clinico. Lei sta parlando del film. Lui non sente niente”.

Barbara Cosimo

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