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Silver economy: scegliere la prevenzione per una terza età più sana

Basta evocare il tema di quella che oggi viene chiamata silver economy per dar vita a dibattiti anche accesi, divisi tra detrattori e sostenitori. C’è chi la legge come un insostenibile aumento della spesa pubblica e chi ne esalta le capacità contributive all’intero sistema economico. Si tratta a mio parere, in realtà, di un falso problema. Per spiegarmi vorrei partire dalla definizione data dalla Commissione Europea, secondo cui la silver economy consta della “somma delle attività economiche che rispondono ai bisogni delle persone con 50 o più anni di età, inclusi anche i prodotti e servizi di cui queste persone usufruiscono direttamente e l’ulteriore attività economica che questa spesa genera”.

La prima osservazione che balza agli occhi riguarda il periodo di riferimento. Porre la data d’inizio della scala silver dal 50esimo anno di età risulta piuttosto ingrato, diremmo. L’Istat, dal canto suo, parla di silver economy riferendosi agli over 65. Eppure, sia che accettiamo le indicazioni della Commissione Europea o dell’Istat, gli aspetti fondamentali risiedono nei numeri che definiscono l’ampiezza del segmento. Seguendo la definizione data dall’Istat la popolazione italiana over 65 al 2019 era più del 22% mentre l’Unione Europea, certamente più giovane, va verso lo stesso trend, gli over 50 passeranno dal 39% nel 2015 al quasi 43% nel 2025.

L’invecchiamento della popolazione rappresenta per questo, come dicevo prima, un falso problema. Perché non siamo di fronte a un dibattito fra due alternative escludenti. Un aut-aut kierkegardiano. Al contrario, si tratta di un destino, futuro e presente.

Al di là dei numeri e della restituzione completa del quadro, che richiederebbe un intervento molto più complesso, ci sono alcuni aspetti che si possiamo identificare e trattenere.

La silver economy è già il presente di molti e un futuro non così remoto verso cui convergeremo tutti. Bisogna quindi affrontare il tema non come se riguardasse qualcun altro ma noi stessi, più da vicino di quanto immaginiamo.

Ma qui risiede il punto. A seconda delle scelte collettive e individuali che intendiamo implementare, la terza età può essere sempre più un peso, per così dire, sulle voci della spesa pubblica, o un’opportunità.

Bisogna allora distinguere due aspetti: una concezione più attiva di terza età e una più di riposo. Penso sia esperienza comune vedere quanti “anziani” non si rassegnano all’idea di andare in pensione vedendola come una sorta di teca museale quando sentono di avere ancora molto con cui poter contribuire alla collettività.

In questo caso viene in soccorso vedere le cose dal punto di vista della Commissione Europea. Perché? Perché vedere l’inizio dell’età silver da 50 anni di età permette di riprendere e riportare al centro del dibattito l’importanza della prevenzione.

All’apparenza un concetto banale e ormai già citato mille volte che tuttavia non risulta ancora sufficientemente interiorizzato. Iniziare a prevenire dopo il compimento del 65esimo compleanno potrebbe non essere più così efficace. Iniziare 15 anni prima potrebbe esserlo già molto di più.

Questo anche e soprattutto nell’ottica di presentarsi all’appuntamento con rinnovate energie, che sarebbero in grado di farci vivere a pieno tutte le opportunità che oggi ci verranno presentate.

Certamente, bisognerà aspettare di vedere quali saranno gli assetti del “nuovo mondo” post covid prima di trarre delle conclusioni definitive, ma un trend rilevato nel mondo pre-covid era come una porzione sempre crescente di persone over 65 manifestassero l’intenzione di viaggiare almeno fino ai 75 anni di età. E i numeri supportavano questa intenzionalità. Quello che ne emerge è quindi un quadro denotato da una forte propensione a una vita attiva anche dopo l’età pensionabile.

Questo, lo ribadisco, non può però fare a meno di passare attraverso una cultura della prevenzione. I vantaggi si esprimerebbero anche in altri settori dell’economia. È evidente come una popolazione più sana graverebbe meno sul sistema sanitario e di assistenza. Questo non in un’ottica di colpevolizzazione, è chiaro, ma di razionalizzazione delle spese. In un momento come questo abbiamo visto quanto sia importante la gestione delle risorse disponibili. Una popolazione più sana permetterebbe quindi una riorganizzazione dell’erogazione tanto dei servizi quanto delle risorse economiche, consentendo la definizione di interventi più mirati alla cura della persona e, quindi, più efficaci.

Per questo prima dicevo che non bisogna trascurare la componente individuale dell’approccio al futuro e alle potenzialità della silver economy. Non si tratta solo di una scelta collettiva ma anche, e forse soprattutto, individuale. Silver economy significa, a mio parere, puntare su un invecchiamento della popolazione proattivo in modo da fornire una proposta concreta ai problemi cronici legati alla spesa pubblica verso sanità e assistenza. Questo consentirebbe alla spesa previdenziale di fronteggiare l’erosione della base contribuente ammettendo gli over 65 come un componente ancora molto attiva della popolazione. Come accennavo, si tratta però di una scelta eminentemente individuale poiché sta a ognuno di noi scegliere come navigare verso quel tipo di appuntamento.

Anti-aging non significa essere contro l’invecchiamento, sarebbe una posizione indifendibile. Significa essere contro l’idea di invecchiamento come di rassegnazione. È casomai l’esatto opposto, significa credere e promuovere un’idea di benessere che passa anche attraverso il vivere appieno la cosiddetta terza età.

L’importanza di impostare uno stile di vita fin da subito incentrato sulla persona vuol dire anche scongiurare non solo le malattie fisiche che colpiscono più direttamente la fascia più anziana della popolazione ma scongiurare anche quelle psicologiche. Penso per esempio alla depressione, il non sentirsi più utili a nessuno. Anche per non vanificare il bagaglio esperienziale dal valore inestimabile che una persona ha maturato, un corpo e una mente in salute permettono di fare ancora pienamente parte del tessuto sociale. Così facendo si interviene anche contro quel senso di spaesamento che spesso molti anziani provano nei confronti della società contemporanea. Che altro non è che il preludio all’isolamento o auto-isolamento in cui molti anziani si ritrovano.

La ricerca medica e l’alimentazione sono allora presidi fondamentali per prevenire tutte queste problematiche e per trasformare l’appuntamento con la terza età come un destino comune che faccia un po’ meno paura.

In conclusione, quello che si può evincere da questo breve affresco è che la posta in gioco per il futuro dell’Italia e dell’Europa intera è altissimo: sono molte le questioni che s’intersecano, più o meno direttamente, con la silver economy. Per questo diventa importante ribadire che non possiamo (ancora per lo meno!) scegliere se invecchiare. Possiamo solo scegliere come farlo.

Tiziana Lazzari, Chirurgo Estetico e Dermatologo

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