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Silver Economy: nuove opportunità di lavoro per i giovani

Senior economy opportunità per i giovani

Cos’è la silver economy?

Quando sentiamo parlare di “economia d’argento“, dobbiamo cominciare a pensarla non più come un settore di nicchia, ma come una delle maggiori forze trainanti dell’economia globale. Con silver economy, infatti (per chi necessitasse di una definizione ufficiale), ci riferiamo a tutta quella parte dell’economia di un Paese che si affida e si rivolge agli over 65.
Sono proprio loro, gli anziani, ad assumere la definizione di ‘Silvers‘ (‘i grigi’), e saranno loro, come vedremo, a governare presto il nostro scenario economico.

Il contesto storico – sociale

Perché abbiamo inventato addirittura un termine per definire questa particolare fascia dell’economia? Era davvero necessario?
Ebbene sì: solo in Italia (il Paese più vecchio d’Europa) gli over 65 costituiscono più del 20% della popolazione totale.
Negli altri Paesi, è certo, l’età media è più bassa che da noi, ma questo non influisce sulla consapevolezza che l’avanzata dei Silvers costituirà il grande boom del ventunesimo secolo. Secondo i numeri lasciati dall’ONU, infatti, gli over 65 cresceranno in percentuale globale dal 9 al 14% entro il 2040.

La nuova definizione di anziano, “boomer“, caratterizza perfettamente la fascia d’età che maggiormente stimola l’attuale crescita dell’economia d’argento.

Se in passato era difficile raggiungere l’età che oggi definiremmo avanzata (anche per via dell’esclusiva longevità delle due generazioni attorno alla seconda guerra mondiale), ad oggi stiamo assistendo ad una spaventoso innalzamento dell’età media.
In futuro, probabilmente, ci saranno tanti anziani e poche pensioni: per ora, invece, sono proprio i boomers pensionati a far girare l’economia, dopo essere passati da una vita attiva ad una passività che, se accompagnata dall’adeguato sostegno economico, permette loro di togliersi qualunque sfizio.

Il Centro di Studi di Confindustria, a tal proposito, ci ricorda dei fatti alquanto interessanti: in Italia quasi tutti i 65enni medi possiedono una casa di proprietà, svolgono attività ricreative (sport, eventi, amicizie) e riescono, molto spesso, anche a fornire sostegno economico ai familiari (nel caso dei più giovani, come sappiamo, la situazione economica non è altrettanto florida).

Alla luce di tutto questo, ci dobbiamo chiedere: cosa significa rispetto alla nostra economia? Quali cambiamenti dovremo affrontare in quanto paese anziano per soddisfare le esigenze dei Silvers? E soprattutto, ci sono delle opportunità economiche anche per i più giovani?

La silver economy nel mondo: la Cina

Chiaramente, l’invecchiamento della popolazione è sì un fenomeno di portata globale, e globalmante generalizzabile, ma è anche fortemente determinato dal contesto in cui si sviluppa. Pertanto, sarebbe stupido parlare di una sola forma di Silver Economy: bisogna considerare le esigenze e le modalità di sviluppo di ogni Paese per poter comprendere, di conseguenza, l’andamento dell’economia d’argento.

La Repubblica Popolare è da sempre un Paese in sovrappopolamento. La politica del figlio unico e la forte attenzione del presidente Xi Jinping alla salute della popolazione anziana hanno portato i loro frutti, tuttavia è evidente che l’economia silver in questo Paese sia una delle sfide più grandi.

Si stima che in Cina 1 persona su 10 sia anziana.

Entro il 2050, circa 400 milioni di persone cinesi saranno considerabili nella fascia degli over 65, ciò significa che costituiranno il 30% della popolazione totale cinese.

Guardando al passato, ci verrebbe da dire che l’economia cinese non sia stata assolutamente dipendente dalle esigenze degli anziani. Ma ormai quest’ottica è decisamente retrograda: il CINIC (China Internet Network Information Center) ha calcolato che, nel 2016, solo il 4% della popolazione cinese usava internet per scopi commerciali. Beh, nel 2020 la percentuale è duplicata: ad oggi il 10% dei senior cinesi sa utilizzare le piattaforme web e i siti di e-commerce.

Questo ci dà motivo di riflettere su due diversi fronti: da un lato, ci accorgiamo di doverci ricredere rispetto alle nostre concezioni tipicamente occidentali sul mondo degli anziani dell’est del mondo, dall’altro ci rendiamo conto della potenza (nel bene e nel male) della globalizzazione economica.
Se infatti la domanda di beni da parte della popolazione anziana è in aumento, c’è sicuramente bisogno di una svolta nella progettazione economica.
La Cina non è mai stata abituata ad una popolazione anziana. Il governo sta cominciando ora ad investire nella silver economy, ma la strada è ancora lunga, e siamo solo agli inizi.

La silver economy nel mondo: l’America

Come è facile aspettarsi, gli Stati Uniti dominano attualmente il mondo della silver economy.
Il termine è stato proprio coniato dagli USA, il che dimostra quanta attenzione sia da sempre stata rivolta al mercato della terza età.

Nonostante le numerose difficoltà in ambito sanitario, gli USA ci dimostrano che usare le giuste strategie di mercato significa soprattutto rendersi conto del trend dei consumatori del momento: la strategia che prevede attenzione ai market movers, ossia alla domanda che tira il mercato, si è rivelata vincente.

Uno studio del World Data Lab mostra le spese delle generazioni silver (over 65) nei vari Paesi del mondo, mettendo in evidenza sia le spese già attuate fino ad oggi, sia quelle stimate entro il 2030. La silver economy è ancora dominata dagli Stati Uniti, che hanno raggiunto una vetta imbattibile per quanto riguarda il capitale immesso dagli anziani sul mercato.
Tuttavia, gli USA sono seguiti dalla Cina che, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, sta scalando le vette dell’Occidente grazie alla digitalizzazione e alla modernizzazione dell’economia anche dei senior. Il fattore più interessante nel confronto tra le due super potenze è che la silver economy cinese sarà maggiormente in crescita di quella statunitense sul lungo termine, ovvero confrontando il gap 2020-2030.

Non basta però menzionare gli USA per concludere il discorso della silver economy in America: ci sono numerosi altri Paesi che non riscontrano un’attenzione alla terza età e una disponibilità economica così proficue. Basti pensare all’America Latina e la zona Caraibica: da sempre in difficoltà per sovrappopolamento, diseguaglianze di genere, vulnerabilità dei ceti sociali più bassi ed estrema povertà. Senza contare, tra l’altro, che la latino America è la regione con popolazione a più rapido invecchiamento in assoluto e quella che ha sofferto maggiormente i postumi economico-sociali della pandemia da covid-19. Proprio in questi Paesi la sfida della silver economy può essere una vera occasione di riscatto e un buon metodo per tentare di ripristinare uguaglianza sociale e gap generazionale.

La vera sfida, per l’appunto, è stata lanciata dall’Inter-American Development Bank (IDB) e il suo Innovation Laboratory, che stanno richiedendo proposte di mercato e soluzioni innovative ad aziende che vogliano mettere in gioco risorse nella silver economy. Il target della proposta è proprio la popolazione over 65 dell’America Latina, che diventa soggetto delle sperimentazioni sulle offerte di mercato: aziende sanitarie, alimentari, alberghiere e d’intrattenimento si metteranno alla prova sul campo.

La sfida è stata chiamata ‘Silver Economy Innovation for Inclusion Challenge‘ e si basa sulla proposta di idee volte all’inclusione sociale attraverso l’apertura del mercato alla terza età, con particolare riguardo per gli strati sociali deboli e gli anziani in difficoltà economiche.

La Silver Economy in Europa

Passiamo ora al quadro europeo. Se in Cina (e in Asia in generale) è insito nella tradizione socio-culturale che cui l’anziano venga considerato parte del nucleo familiare a carico (seppur in virtù di tradizioni in declino), in Occidente questa cultura non è mai neppure esistita. Eppure, forse, siamo proprio noi Europei a dover fare i conti con la silver economy più di chiunque altro: non a caso ci chiamiamo ‘il Vecchio Continente’.

L’osservatorio Senior ci ha riferito alcuni dati interessanti sulla nostra situazione: in Europa, si stima che entro il 2025 ci saranno ben 222 milioni di anziani a poter fruire del mercato economico senior. Proprio così: il 30% della popolazione (e ricordiamo dal paragrafo precedente che questa percentuale la Cina la raggiungerà solo nel 2050).

Questo dato ci spaventa se pensiamo all’attenzione e allo sforzo che in futuro dovremo rivolgere alla nostra popolazione di anziani (cura che – da quanto si legge sui giornali – non sembra far parte del nostro bagaglio culturale di matrice individualista).

I Paesi europei maggiormente coinvolti nell’innalzamento dell’anzianità, infatti, sono Italia, Grecia, Portogallo e Spagna.

Possiamo chiederci come mai proprio questi Paesi, ossia quelli brutalmente colpiti dalla crisi economica degli anni passati: semplice. Meno guadagni, meno certezze, meno voglia di mettere al mondo (e la popolazione invecchia senza avere un rifornimento di gioventù). Questa considerazione, unita alla precedente, ci mette di fronte ad un bivio: possiamo scegliere di procedere come stiamo facendo, tirando avanti senza un vero investimento nella silver economy, oppure cercare di sfruttare l’avanzare di anziani silver per ripartire. Nei prossimi paragrafi vedremo come: ora facciamo un po’ di chiarezza.

Che tipo di economia è la silver economy?

Come abbiamo avuto modo di vedere, la silver economy investe tutti quei settori economici che devono prestare dei servizi al consumatore anziano.

Cerchiamo di capire cosa significhi nella vita quotidiana: partiamo dai supermercati. un compratore anziano avrà bisogno soprattutto di un certo tipo di prodotti (cibo tradizionale e di solito di produzione artigianale, leggero e facilmente masticabile, pannoloni, carta igienica, detergenti specifici, utensili per la casa di facile utilizzo e comodità…). Spesso sarà il caregiver a occuparsi delle compere, ma se l’anziano è solo, il centro commerciale dovrà essere dotato di tutti i comfort e degli spazi adeguati per permettere al compratore silver di gestire al meglio la sua spesa.

Un investimento che l’Italia potrebbe fare è proprio all’interno dei supermercati (o in generale gli spazi commerciali): eliminare le barriere architettoniche che impediscono ad un anziano con difficoltà fisica di muoversi agilmente, o addirittura pagare personale preposto all’aiuto dello stesso.

Un altro esempio di economia d’argento, forse il più lampante, è quello delle industrie farmaceutiche. L’anziano ha sempre bisogno di cure e questo, spesso, mette alla prova i servizi statali preposti alla salute sia negli ospedali che nelle residenze per anziani. Le case farmaceutiche speculano spesso sulle malattie della popolazione senior, e non sempre i prodotti consigliati sono di qualità. Servirebbero maggiori investimenti nella fruizione consapevole del servizio, e un’assistenza sanitaria più corposa.

Un altro importante settore investito dalla domanda dei senior è – paradossalmente – il terziario. Abbiamo visto prima come gli anziani di oggi abbiano per la maggioranza alle spalle una certa sicurezza economica. Questo significa che possono permettersi di vivere (nei limiti imposti dall’abilità fisico) momenti ricreativi, spesso anche di viaggiare e vedere il mondo.
Gli anziani che possono viaggiare sono una risorsa immensa per l’economia dei Paesi ospitanti. Un anziano che viaggia spesso non risparmia in servizi di comfort: porta con sé amici, parenti o caregivers e desidera svolgere attività ricreative dedicate. Spesso i nostri servizi alloggiativi sono inefficienti, pieni di barriere architettoniche e carenti nell’offerta di iniziative dedicate agli anziani.

Un investimento importante, volto ad apportare migliorie al mondo degli albergatori e dei ristoratori, potrebbe essere la svolta per il mercato silver: pensiamo alla fama che otterrebbe una struttura interamente predisposta, ad esempio, alle vacanze estive dei senior. Servizi aggiuntivi andrebbero forniti anche al caregiver, in modo da aumentare la qualità dell’offerta e la richiesta.

E ancora: avete pensato all’industria dell’intrattenimento?

Diamo per scontato da sempre che gli anziani non abbiano voglia/possibilità di assistere a spettacoli televisivi, teatrali, musicali ed eventi di divertimento. Ma, se ci pensiamo bene, il problema è alla base: non esistono veri e propri canali di intrattenimento dedicato puramente ad un pubblico della terza età. E questo da un lato risponde alle esigenze di mercato (si sa che in media sono più i giovani degli anziani a cercare intrattenimento), dall’altro dimostra di non tenere conto degli ultimi risvolti. La silver economy, infatti, ci dice proprio che dovremmo rivolgerci ad un pubblico più vasto ed estendere l’offerta ad una domanda che inevitabilmente e inaspettatamente sta per invadere il nostro mercato.

Tutto questo, a primo impatto, sembra assurdo. Ma una volta che cominciate a pensarci, il concetto di base diventerà scontato: il mondo di domani appartiene di fatto alle generazioni di ieri.

E i giovani, in tutto questo, che ruolo possono avere? E’ possibile una ripartenza dell’economia proprio dalla base della silver economy? Possiamo sfruttare questa tendenza per riaprire uno spiraglio anche sul futuro anche ai giovani?

Silver Economy: un beneficio anche per i giovani? 

La risposta è sì. Detto ciò, è d’obbligo fare un recap per comprendere in che modo possa essere sfruttato il potenziale della Silver Economy.

Da ciò che abbiamo visto, i settori implicati maggiormente nelle richieste di mercato dei silver sono le industrie farmaceutiche, la ristorazione, i servizi sanitari e alla persona, le aziende di domotica, l’industria alimentare e della ristorazione, quella degli alberghi e dell’intrattenimento.

Ora, guardiamo al mero lato commerciale: le statistiche ci dicono che nel 2016 la silver economy occupava una fetta già abbastanza rilevante del nostro mercato europeo (con un valore di circa 3700 miliardi di euro). Tra poco, invece, l’Europa svolterà fino ai 5700 miliardi.
Nel mondo si stima che la silver economy da sola raggiungerà i 15mila miliardi di dollari solo entro il 2025 (con un tasso di crescita del 5%).

Un salto che, in così breve tempo, ci conferma il potere trainante degli anziani nel trend dei nostri mercati.

Questo significa che bisogna incoraggiare i giovani a investire sempre più risorse nel mercato dedicato ai silvers.

Non possiamo permetterci di pensare ancora agli anziani come una parte immobile della società, poiché ne sono ormai una presenza più che consistente. Non si può ignorare il loro peso economico e nemmeno le opportunità di crescita che ci stanno regalando.

Dunque, investire, investire, investire: capitale, risorse, energie e studio in quei settori (medicina, servizi alla persona, robotica, industria alimentare) che diventeranno sempre più il target della richiesta dei silvers. Il segreto è dare una svolta all’economia giovanile proprio tramite questa consapevolezza: non ci sarà futuro se non passando attraverso una collaborazione, un’unione, anche economica, tra le generazioni.

Se la silver economy fosse una superpotenza, ci dice l’Ansa, allora sarebbe la terza nel mondo dopo USA e Cina. Un mercato che, in termini di investimento, ha tutte le carte in tavola per dare i frutti sperati: l’anziano è il nuovo market mover e dobbiamo non solo accettarlo, ma anche renderlo una nuova forza.

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