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Sicurezza informatica: come difendere i nostri dati personali

Cosa fare di un dispositivo usb trovato su una scrivania in ufficio? Come identificare un’e-mail sospetta? Come comportarsi di fronte a un sms di sollecito per la ricezione di una consegna? Non per tutti è semplice (né scontato) dare una risposta a queste domande legate alla sicurezza informatica: eppure, acquisire conoscenza in materia è essenziale per non “cascare nella rete”, rischiando pesanti ripercussioni non solo economiche, ma anche psicologiche, come ansia, frustrazione e perdita di fiducia in se stessi.

Partendo da questo presupposto, CybeRefund, società benefit milanese specializzata nella difesa e risarcimento contro i cyber attacchi, ha implementato con un test di assessment per individuare i punti deboli di ogni utente la sua piattaforma e app NautiLux, servizio in abbonamento che comprende il monitoraggio evoluto dei dati personali e bancari degli utenti, l’assistenza legale e l’assicurazione contro il furto d’identità e i rischi online. Obiettivo dell’accurato test, che prevede 50 domande, è mettere a punto un percorso di educazione digitale su misura in grado di prevenire molti attacchi informatici, tarato sul suo esito.

Abbiamo chiesto a Gianluca Mandotti, ceo di CybeRefund, come funziona nel dettaglio NautiLux e come la società supporta una delle fasce più a rischio di frodi informatiche, i senior.

«Disponibile in versione web e come app, NautiLux è il primo servizio integrato di prevenzione e risarcimento nella cybersecurity. I nostri abbonati sono inseriti in una Digital Safe Zone, dove monitoriamo i dati personali e bancari dell’utente e del suo nucleo familiare: in un unico abbonamento è incluso un servizio di monitoraggio contro il furto di identità, compresi gli indirizzi pec, ma anche di supporto tramite tutela legale telefonica e copertura assicurativa qualora un furto fosse già avvenuto o un danno già subito. Un algoritmo attivo 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 monitora il web, il dark web1 e il deep web2 per scoprire se i dati personali dell’abbonato compaiono in attività sospette online. Quando uno di questi dati compare in una delle violazioni rilevate, NautiLux invia subito un avviso all’utente, con i primi consigli su come rimettere in sicurezza le informazioni personali. Se il caso è grave e necessita dell’intervento di un legale, l’assicurazione copre le spese fino a 10.000 euro per singolo caso. Il servizio prevede inoltre una consulenza legale telefonica e chiarimenti su leggi e normativa vigenti».

In che modo CybeRefund approccia una fascia d’età particolarmente esposta, gli anziani, ma allo stesso tempo talvolta poco pratica con il digitale?

«L’approccio di CybeRefund, la società che ha sviluppato NautiLux, si fonda proprio sull’obiettivo di aiutare persone e famiglie con l’alfabetizzazione informatica, abbattendo la complessità e la distanza legate al tema della sicurezza. CybeRefund, dunque, offre anche strumenti informativi (newsletter, blog, guide) perché tutti, compresi i “senior”, possano comprendere, prevenire, difendersi e contrastare i rischi online. Non solo: i clienti hanno la possibilità di dare un volto e un nome a chi si occupa della loro sicurezza, instaurando con loro una relazione diretta e accogliente».

Quali sono gli attacchi a cui spesso sono più esposti gli over 50?

«Quelli di phishing, che sono anche i più diffusi e fanno leva su fretta e disattenzione. Questo tipo di truffa sfrutta la sempre maggiore disponibilità di dati disponibili in rete, legati a tutte quelle attività – dalle operazioni bancarie al pagamento delle bollette – ormai gestite online. In genere gli hacker, che si sono impadroniti dell’indirizzo e-mail o del numero di cellulare delle vittime, agiscono inviando loro messaggi con richieste insolite che sembrano provenire da mittenti affidabili, come la banca, o il gestore di luce, gas e telefonia: viene comunicato che c’è qualche problema o che bisogna aggiornare la password, oppure che si è i vincitori di un concorso a premi, con rimandi a link a cui è richiesto di accedere in fretta. I link conducono spesso a “siti clone”, in tutto e per tutto simili a quelli di banche, aziende, o, soprattutto in questo periodo, enti e istituzioni sanitarie. Inserendovi le proprie credenziali, queste finiscono in mano agli hacker, che le useranno per effettuare operazioni di vario genere (in primis bancarie) al posto della persona truffata.

Quali sono gli errori che si commettono più spesso?

«Gli errori più frequenti sono quasi sempre dovuti a disattenzione: in molti casi portano a cliccare su link cui non bisognerebbe accedere, ad aprire mail non sicure, a collegarsi a reti pubbliche gratuite per fare acquisti online o accedere al proprio home banking senza poi disconnettersi. Altre volte è la pigrizia a giocare brutti scherzi. Un classico? Utilizzare sempre la stessa e semplice password per più account, o “fare resistenza” nei confronti di certi strumenti, come lo spid, preferendo utilizzare il codice fiscale, una fonte di dati sensibili molto appetibile per gli hacker. La costruzione di un futuro comune potrebbe quindi passare da una nuova coscienza che rifletta una educazione digitale universale, in grado di realizzare la nostra “Digital Safe Zone” in totale sicurezza.

1 Con questo termine si definiscono i contenuti del web nelle darknet (reti oscure) che si raggiungono via Internet attraverso specifici software, configurazioni e accessi autorizzativi.
2 La parte del web che non è mai stata indicizzata dai motori di ricerca

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