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Il Rosario: quando i protagonisti di un corto sono anta

Il cinema, la settima Arte, è la fabbrica dei sogni, e i sogni e l’Arte sono parte integrante della nostra più profonda umanità. Se la settima Arte ci fa sognare, lo fa dandoci spesso la possibilità di riflettere, e di interrogarci su questo nostro viaggio che percorriamo tutti: la vita. Il mio piccolo cortometraggio intitolato…

Il cinema, la settima Arte, è la fabbrica dei sogni, e i sogni e l’Arte sono parte integrante della nostra più profonda umanità.

Se la settima Arte ci fa sognare, lo fa dandoci spesso la possibilità di riflettere, e di interrogarci su questo nostro viaggio che percorriamo tutti: la vita.

Il mio piccolo cortometraggio intitolato “Il Rosario”, è l’adattamento di una storia breve che avevo scritto anni or sono, dopo aver io stessa partecipato alla frenetica ricerca di un rosario da mettere nelle mani di un amato zio defunto, il giorno del suo funerale.

La storia era stata pubblicata in un’antologia di racconti e lì è rimasta, come intrappolata tra le pagine di quel libro fino ad adesso. Nel frattempo sono cresciuta, ho molti più anni adesso, e ho scoperto l’amore per la scrittura visiva, la sceneggiatura e la regia. Quando, al termine del corso di regia che ho fatto con la scuola “Tracce” di Roma lo scorso inverno, mi è stato chiesto di scrivere un cortometraggio e poi di dirigerlo, non ho esitato neanche un istante: “Il Rosario” doveva diventare un film.

Volevo scrivere una commedia perché sono convinta che con il sorriso si possano dire le stesse cose che si direbbero con il pianto, e poi la vita non è proprio un incredibile miscuglio di tragedia e di commedia?

Scrivendo la sceneggiatura la storia ha preso una direzione un po’ diversa dall’originale storia di narrativa. Alcuni personaggi sono stati eliminati, altri sono cambiati: il corto ha quattro personaggi, quattro location, e dura 11 minuti.

Di che parla dunque “Il Rosario”?

Il giorno del funerale dello Zio Gianni, l’addolorata Clara, di trent’anni, arriva a casa della Zia Maria per aiutarla a gestire le numerose visite di condoglianze e si ritrova, suo malgrado, a partecipare alla frenetica ricerca di un rosario, da mettere tra le mani vuote del defunto, con Wendy, l’anziana ed eccentrica amica inglese della Zia Maria.

Il parroco arriverà a momenti e di sicuro noterà la mancanza. Wendy e Clara intraprendono così un piccolo viaggio-avventura per andare a recuperare il rosario a casa di Wendy, nello stesso condominio. Durante questo tragitto le due donne si conosceranno meglio, Wendy racconterà la sua vita a Clara e si meraviglierà del fatto che ancora la giovane donna non sia innamorata, sposata e non abbia figli.

Il figlio di Wendy vive in Australia, ha due bambini, e lei è una nonna felice.  Recuperato il rosario, le due donne ritornano a casa della Zia alla quale Clara racconta ciò che Wendy le ha detto, scoprendo che Wendy, in effetti, ha perso il figlio anni prima in un incidente stradale.

Lo sconcerto della giovane donna però viene presto interrotto dalla visita di Don Paolo, afflitto anche lui dalla morte di un suo bravissimo e amato parrocchiano. Il parroco prega per il defunto ricordando di come egli avesse sempre accettato con coraggio e lucidità le avversità della vita. Quando il parroco esce, le tre donne si ritrovano sole e la Zia Maria si lascia per un attimo sopraffare dal dolore. Wendy e Clara la confortano. La Zia Maria si domanda come potrà continuare a vivere senza suo marito e chiede a Wendy come andare avanti. Wendy allora le darà un’insolita risposta con una sua personale pillola di saggezza.

Il messaggio de “Il Rosario” è bello e positivo, la sceneggiatura ben scritta, i suoi personaggi “memorabili”. Li amo tantissimo, perché il mondo della terza età ha tanto da insegnarci, e spesso siamo troppo presi dai nostri problemi per accorgerci della logica ferrea e profonda che gestisce i comportamenti delle persone anziane. Sono convinta che questo mio sguardo sia condiviso da persone di tutte le età, che si interrogano su come sopravvivere ai grandi dolori della vita, su come cercare di vivere in modo positivo anche quando la vita ti infligge colpi durissimi, perché questo è ciò che siamo: siamo vivi e la vita è sempre più forte.

Per trasmettere questo messaggio devo produrre questo piccolo, intenso film, e produrre un film ahimè, significa trovare i fondi per realizzare il progetto.

Sì il mondo dei sogni deve fare i conti con il duro mondo della finanza, del “business”.
Niente risorse? Niente sogni… niente film… nessun messaggio!

Così, un po’ per caso, un po’ perché “chi cerca trova”, ho scoperto il crowdfunding.
Crowd significa folla, funding significa finanziare. Crowdfunding: un finanziamento tramite la folla.
Fare un film è difficile, trovare i fondi per finanziarlo è ancora più difficile, e il crowdfunding è un modo alternativo di finanziamento. Si tratta di una forma di finanziamento online dove una persona organizza una campagna, carica un video, offre dei premi e raggiunge il pubblico via mail o tramite i “social”, nella speranza di ottenere da parte del pubblico delle donazioni.

Di certo nessuno regalerà a qualcuno soldi solo perché ha caricato e presentato il suo progetto su di una piattaforma di crowdfunding, ma molte persone, se ben informate, saranno portate ad interessarsi al progetto prima ancora che si parli loro di finanziamento.

Di fatto il crowdfunding incita i promotori di un progetto a cercare gente che lo ami quanto chi lo ha ideato, che ci creda tanto quanto chi lo ha pensato, che ci si appassioni allo stesso modo del suo creatore, perché queste stesse persone possano sentirsi parte del progetto come se fosse il loro.
Il cortometraggio si produrrà durante il mese di luglio a Roma.

Se avete voglia di contribuire anche con poco, al mio progetto, allora seguite il link qui di seguito, sarò felice di avervi tra miei sponsor e aggiungere i vostri nomi ai titoli di coda del film.
https://www.indiegogo.com/projects/il-rosario-cortometraggio/x/15645676#/

Claudia Marinelli

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