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Ricomincio da 50. La storia di Nunzio, ristoratore di Civitella Alfedena

Il transumante. Piatti con una storia ma anche grandi insegnamenti di vita: gli ingredienti del successo di un ristoratore over 50 di Civitella Alfedena.

Ricomincio da 50. La storia di Nunzio, ristoratore di Civitella Alfedena
Un cortile alberato dà spazio agli abitanti del bosco che giocano con il vento. Profumo di muschio e di foglie fa da cornice a una sala rustica, semplice. Ad accoglierti è Nunzio Antonucci, proprietario di un sorriso che ti dà ospitalità, comunicandoti quello che per lui è una filosofia di vita, un valore: predisposizione all’altruismo: «dare se stessi senza sospetti – come dice proprio lui – una convinzione personale» che gli ha permesso di dare un’anima ai prodotti della sua ristorazione.

Si resta stupiti, e c’è da chiedersi cosa avrà mai di particolare questo ristorante nel cuore dell’Abruzzo. La tradizione della transumanza qui ha ripreso vita, nuova vita! L’inaugurazione nel 2001 è stata resa possibile rispolverando le antiche ricette delle donne dei pastori transumanti che percorrevano il regio tratturo da Pescasseroli a Candela di Puglia.

Ricette intrise di storia, cultura e scambi delle tradizioni culinarie e religiose (per il culto di San Nicola di Bari e Santa Lucia). Durante il percorso del gusto che Nunzio propone con il menù di assaggi, chi ne ha voglia può apprendere dal ristoratore la storia e i significati della transumanza e scoprire, per esempio, che il percorso era di dodici chilometri, che dodici mila erano le pecore in viaggio per ventuno giorni a settembre e ventuno giorni in primavera. Tutto descritto con passione da quest’uomo che, ai più curiosi, racconta i segreti di alcuni piatti, della pecora al cotturo o il pancotto e istruisce sugli utensili da cucina.

Tra un boccone saporito e un vino profumato, si diventa amici di quest’uomo che intreccia la sua vita con quella dei suoi ospiti…e si racconta: è figlio di una donna napoletana e di un papà di Civitella Alfedena. Di questo paese riconosce che sono importanti il rapporto con gli anziani e l’apprendimento che da essi ne deriva. La sua passione l’ha concretizzata alla soglia dei cinquantanni, cambiando la sua vita di commerciante soddisfatto economicamente ma non nel cuore; «perché – come dice lui – io sto bene se gli altri stanno bene e se le persone vanno via dal mio ristorante col sorriso capisco di aver trasmesso qualcosa e gioisco della gioia dell’altro».

Lui sa cos’è il sacrificio ma, in tanti anni di lavoro, ha conosciuto anche la solidarietà dei suoi concittadini civitellesi che, come una grande famiglia di trecento persone, gli hanno dato consigli, incoraggiamenti e supporti concreti. La sua gratitudine è rivolta anche ai suoi collaboratori, che hanno adottato la stessa filosofia nel rapporto con gli ospiti e alla sua famiglia (la moglie, il cognato, la figlia) che anche nei momenti difficili l’hanno incoraggiato. Così come, dopo il terremoto del 2008, ha continuato a credere nei suoi obiettivi e alla voce ai suoi sentimenti.

Si sente la sua tenacia anche in questa scelta: usa come ingredienti solo prodotti freschi, locali e solo quelli indicati negli studi e nelle ricerche storiche che ha condotto. Mentre procedono le portate, racconta il suo amore per la montagna: «essa va vissuta sentendola sasso per sasso, facendo corrispondere al silenzio della natura la pace dei sensi».

Sabina Garofalo

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