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Politiche del lavoro: nei prossimi anni investimenti per gli over 50

Logo Inps: esempio di reddito e pensione di cittadinanza
Il ministro Orlando: «Ha funzionato bene come contrasto alla povertà, ma va ripensato tenendo conto della platea di beneficiari». Per Fornero «è stato inadeguato nell'inserimento lavorativo»

Il reddito di cittadinanza è da ripensare. Il governo punta al mantenimento dello strumento fortemente voluto dal M5S, ma se finora ha funzionato bene come contrasto alla povertà, occorre rivederlo tenendo conto soprattutto della platea dei suoi destinatari. E affiancarlo a un potenziamento delle politiche del lavoro.

Ne ha parlato recentemente il ministro del Lavoro Andrea Orlando, intervenuto a Cernobbio in occasione del Forum The European House-Ambrosetti: «Il reddito di cittadinanza non poteva funzionare come politiche attive, ha funzionato come contrasto alla povertà – spiega il ministro – Ora bisogna ripensare lo strumento tenendo conto che molta parte della platea non è occupabile, l’8% non ha la quinta elementare, il 52% sono donne», spiega il ministro, rilanciando poi il «dialogo sociale sul lavoro, avendo come obiettivo un riequilibrio tra generazioni», come riporta il Sole 24 Ore: «Non vorrei che si aprisse una campagna di odio contro la povertà. Sarebbe utile accanto alle misure del Pnrr un patto tra soggetti politici e sociali per mobilitare il Paese al raggiungimento degli obiettivi», ha detto Orlando.

Giusto riformare il reddito di cittadinanza, dunque, anche secondo l’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero, ora consulente del governo Draghi, che in un intervento sulla Stampa sostiene: «È un provvedimento di civiltà, con pregi e difetti, sul quale una verifica – un “tagliando”, come si dice in gergo – sarebbe normale». Per Fornero il reddito di cittadinanza ha rappresentato «una via di fuga dalla povertà estrema per più di un milione di famiglie. La misura ha invece funzionato molto meno, o fallito del tutto, per le famiglie più numerose, e per molti cittadini stranieri ai quali si è richiesto un numero di anni di residenza oggettivamente troppo elevato». Il reddito, per l’economista, si è poi dimostrato «del tutto inadeguato nell’inserimento lavorativo dei beneficiari, perché è ben lontano dal costituire un’efficace politica attiva».

L’intenzione ora sembra proprio quella di accelerare sulle politiche attive del lavoro, potenziando i centri per l’impiego e affiancandoli ai soggetti privati, evitando contrapposizioni deleterie, come ha sottolineato lo stesso Orlando: seguendo i dettami dell’Ue, gli investimenti nei prossimi anni dovranno essere destinati principalmente a donne, giovani e over 50.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti che, a margine del Salone del Mobile, parla di “lavoro di cittadinanza”: «La costituzione italiana recita che è il lavoro che ci rende pienamente cittadini. Lo sforzo è di trasformare il reddito di cittadinanza in lavoro di cittadinanza».

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