Lo sappiamo da tempo: siamo entrati nell’era commerciale dei siti internet e dei social network (Facebook, Instagram, Linkedin solo per citarne alcuni). Insomma, la comunicazione, la pubblicità o in senso più lato l’informazione digitale ha preso da tempo pieno campo, accompagnata in alcuni casi – ma non sempre – da quella cartacea che continua a resistere, seppur con non poche difficoltà, ma con la sua intrinseca e per alcuni irrinunciabile sensazione al tatto.
Della pubblicità si è sempre detto che è l’anima del commercio, ma in senso assoluto, non trovo differenze fra una struttura socio sanitaria che adotti molta pubblicità, poca o addirittura nessuna.
Tale scelta può dipendere da molti fattori: budget di spesa, priorità tra le varie spese da sostenere e sostenibili in corso di esercizio, fiducia nella resa commerciale da parte della pubblicità e servizi disponibili, cultura aziendale, sistema aziendale e molto altro. Insomma, i fattori possono essere davvero tanti.
L’importante è che il suo utilizzo sia corretto, che quanto scritto e periodicamente comunicato da chi offre un servizio di assistenza corrisponda a una qualità vera, un comunicare non ridondante, invasivo o così ripetitivo da risultare nel tempo potenzialmente fastidioso.
Le persone a oggi anche di media età, come i figli di famigliari già ricoverati presso una struttura residenziale o alla ricerca di informazioni utili per le necessità sopraggiunte di un orientamento e scelta del giusto servizio per il proprio caro, sono poi in buone percentuali fruitori quotidiani anche dei social network, con i quali ricercando e seguendo gli eventuali attori dell’offerta socio sanitaria potranno apprendere sviluppi organizzativi, orientamento e caratteristiche dei servizi offerti.
Detto questo, una cosa rimane certa: come per molte altre attività commerciali, nulla si costruisce in breve tempo, la reputazione sul territorio va conquistata con il lavoro e, per l’appunto, con il tempo.
Il caro e vecchio passaparola, dal canto suo, rimane ancora certezza di risultato. Non è raro che una non trascurabile percentuale delle persone ricoverate o che si ricovereranno, sono arrivate o arriveranno a usufruire del servizio offerto proprio grazie al buon nome della struttura.
Un buon nome, dicevamo, costruitosi e continuamente alimentato dalle esperienze avute oppure ancora in corso da parte dell’utenza diretta e ivi con essa famigliari e amici.
Così, cercare informazioni, referenze tra le proprie conoscenze dirette o indirette sui possibili servizi presenti sul territorio o su quello specificatamente individuato, ricevendo consigli, opinioni e, perché no, arrivando magari alla conoscenza e parere personale di qualche addetto professionale interno all’azienda, non solo è sicuramente importante, è importantissimo: se la pubblicità è l’anima del commercio, non dimentichiamoci del passaparola.
Andrea Benelli
Andrea Benelli nasce a Genova il 14 marzo 1977. Sposato, un figlio, entra per caso nel mondo delle rsa nel 2007. Ha quasi trent’anni e il titolare di una struttura genovese cerca un ragazzo che gli dia una mano a gestirla. Così, dopo diverse esperienze lavorative, inizia il suo percorso nel mondo del socio-sanitario, allora completamente sconosciuto. Dal 2007, diversi incarichi professionali si susseguono e uniscono insieme ai diversi cambi di proprietà, diventa responsabile del personale, responsabile amministrativo, degli acquisti, qualità e sicurezza. Dal 2017 ricopre incarichi di direttore gestionale per rsa.












