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Prostata, prevenzione da non sottovalutare: prima visita tra i 45 e i 50 anni

Gli uomini, rispetto alle donne, tendono ad ammalarsi con maggiore frequenza nell’ambito dell’apparato genitale. Eppure, per quanto riguarda l’abitudine alla prevenzione, dai dati risulta che ben 8 uomini su 10 non si siano mai sottoposti a una visita urologica. Una mancanza di comunicazione e informazione che può comportare un ritardo nelle diagnosi di patologie severe, come il tumore alla prostata o il tumore al testicolo.

Se ne è parlato nel corso dell’ultimo seminario organizzato dall’ospedale Galliera di Genova, nell’ambito del ciclo di incontri L’Arte di Invecchiare, che aveva come oggetto proprio la prostata, anche con l’obiettivo di sensibilizzare la platea sull’importanza della prevenzione e dei controlli tempestivi. «La maggior parte degli uomini non hanno mai effettuato una visita urologica – ricorda Carlo Introini, direttore S.C. Urologia del Galliera – Si tratta di un fatto culturale: uomo e donna hanno due modi completamente diversi di gestire il proprio apparato genito-urinario. Mentre la donna inizia presto a svolgere visite di controllo, gli uomini pensano alla prevenzione molto più tardi».

La vecchia visita di leva un tempo aiutava: «C’è da dire che era un importante test di controllo per gli uomini, oggi purtroppo un aspetto praticamente dimenticato – spiega Introini – Non essendoci più questo approccio, la prima visita viene fatta troppo avanti con l’età, mentre sarebbe bene che un primo controllo si effettuasse tra i 15 e i 20 anni. Oggi sarebbe indicato fare una visita specialistica con psa tra i 45 e 50 anni, anche solo per inquadrare la situazione».

Parliamo proprio di psa, un marcatore, l’antigene prostatico specifico, che viene rilevato con un’analisi del sangue: «Il psa non è un marker oncologico, ma di funzionalità – sottolinea Introini – Tutte le cellule di origine prostatica, anche quelle oncologiche o metastatiche, possono dare un aumento, così come quelle ipertrofiche. Non ci si deve spaventare del valore rilevato: il punto fondamentale è saperlo leggere, paziente per paziente, e soprattutto seguirlo nel tempo. È molto più importante valutare il trend che non un valore unico, che può essere basso o alto, che di per sé non ci dice nulla di particolare».

Parlando di prevenzione, spesso si pensa all’attività sessuale come elemento di aiuto: «La ghiandola prostatica – spiega l’urologo del Galliera – produce una piccola quota di testosterone e la parte liquida del liquido spermatico: una periodica attività sessuale consente alla prostata di lavorare con una certa frequenza. Praticare un’attività sessuale corretta, intesa come periodicamente adeguata ma senza particolari pensieri, non va tanto a prevenire determinate situazioni, ma è sicuramente fondamentale a livello di salute prostatica».

Tumore alla prostata: familiarità, diagnosi e intervento

«Nonostante diverse informazioni, dal punto di vista strettamente scientifico non è mai stata dimostrata una familiarità precisa – spiega Introini – Sembrerebbe che chi ha parenti di primo grado (papà o fratello) con tumore potrebbe avere un 10% di probabilità in più di ammalarsi di tumore alla prostata. Ma non si tratta di un assioma preciso. Occorre ricordare che quando la diagnosi nel papà o nel fratello è stata eseguita precocemente, è bene per il paziente fare una visita preventiva un po’ anticipata, intorno ai 43 anni».

Così come la familiarità, anche sul metabolismo non ci sono evidenze scientifiche su fattori che possano innescare o meno il tumore, «ma fattori come obesità e diabete si associano spesso a situazioni un po’ più gravi, oppure favoriscono a livello metabolico l’insorgenza di alcuni tumori, tra cui quello alla prostata», afferma il direttore S.C. Urologia del Galliera.

Il tumore alla prostata non dà sintomi nella maggior parte dei casi e non c’è ovviamente una ricetta per prevenirlo. Esistono comunque buone abitudini alimentari da seguire (che comunque andrebbero sempre tenute presente per condurre uno stile di vita sano), quali la forte limitazione di vini, in particolare i bianchi, superalcolici, fritti e piatti eccessivamente speziati o piccanti. La prevenzione, come detto, è l’elemento numero uno di cui tenere conto.

Nella diagnosi, «il psa continua ad avere la sua grande importanza – ricorda Introini – Tra le novità più importanti, quelle che riguardano le biopsie, oggi eseguite con tecniche all’avanguardia e di grande precisione».

Una volta rilevata la presenza di un tumore alla prostata, come sottolinea Introini, è bene ricordare che si tratta di un «tumore maligno, ma trattabile, su cui si può ragionare con calma, in base all’età, alle comorbilità, ai disturbi».

Le tecniche di intervento sono diverse, a seconda del tipo di paziente e della problematica: «Utilizziamo l’innovativo laser “a luce verde” molto potente − spiega Introini − perché vaporizza e coagula il tessuto, utilizzato in particolare nelle persone anziane, soprattutto se sottoposte a terapie antiaggreganti e anticoagulanti. Per quanto riguarda l’ipertrofia prostatica benigna, il nostro obiettivo è la valutazione approfondita e multidisciplinare per migliorare la qualità di vita del paziente, ottimizzare le risorse, potenziare l’aderenza alle terapie. Al Galliera si utilizza anche il laser a olmio, che enuclea l’adenoma prostatico e così evita l’intervento chirurgico tradizionale, con conseguenti tagli e sanguinamenti e per i pazienti più giovani che desiderano preservare la fertilità, disponiamo di tecnologia a vapore acqueo, che risolve il problema nella stragrande maggioranza di casi».

Inoltre, per la patologia maligna, il Galliera è uno dei pochi centri in Italia ad aver certificato un percorso diagnostico terapeutico assistenziale a livello europeo effettuando trattamenti come la prostatectomia radicale, eseguita sia con tecnica open tradizionale, videolaparoscipica e con tecnica robotica.

Paola Pedemonte

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