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Pensioni: facciamo un po’ di chiarezza

Pensioni facciamo un po' di chiarezza
In tutti questi anni e soprattutto in questi ultimi mesi si è parlato molto di pensioni, dei deficit dell’INPS e delle possibili soluzioni per sanare le perdite dell’Istituto di Previdenza. Le soluzioni avanzate sono le più disparate che, in ogni caso, andrebbero a scontentare alcune fasce di cittadini in pensione o che ci andranno in…

In tutti questi anni e soprattutto in questi ultimi mesi si è parlato molto di pensioni, dei deficit dell’INPS e delle possibili soluzioni per sanare le perdite dell’Istituto di Previdenza.

Le soluzioni avanzate sono le più disparate che, in ogni caso, andrebbero a scontentare alcune fasce di cittadini in pensione o che ci andranno in futuro. Si parla di tagliare le pensioni di reversibilità, le pensioni d’oro, e di ricalcolare pensioni erogate con il metodo retributivo  e così via.

Tuttavia credo che prima di tutto occorra fare chiarezza sul significato di pensioni e soprattutto di contributi.

Tutti i lavoratori dipendenti, privati e pubblici, e così i loro datori di lavoro pagano all’INPS una quota complessiva pari al 33% della retribuzione lorda quale contributo per potersi garantire una pensione per la vecchiaia.

Ora, a prescindere dai metodi calcolo utilizzati per determinare la pensione (retributivo, contributivo, misto), dovrebbe essere scontato che ogni cittadino versa un premio mensile per ottenere una rendita alla data prestabilita, come se si trattasse di una normalissima assicurazione.

Purtroppo non avviene proprio così in Italia. E’come se, ad esempio, pagassimo un’assicurazione per danni alla nostra vettura e, in caso d’incidente alla nostra richiesta di risarcimento l’Assicurazione ci rispondesse  che non ha fondi sufficienti poiché ha dovuto fare beneficienza ai bisognosi del Paese.

Questo è ciò che accade con l’INPS.

Dal bilancio 2014 dell’Ente di Previdenza si rileva che, a fronte di entrate contributive pari a 211,4 miliardi di euro, le pensioni di vecchiaia e anzianità erogate ammontano a 189,4 miliardi, con un avanzo di 22 miliardi.

Aggiungendo a tale somma le pensioni di reversibilità,  pari a 38,6 miliardi di euro,  il bilancio si chiude con un deficit di 16,6 miliardi, cui occorre sommare le spese per il funzionamento amministrativo e gestionale dell’INPS. Al cittadino, che ha versato i suoi contributi, interessa che questo deficit sia colmato; occorre quindi mettere in atto le soluzioni più idonee e giuste.

Tra queste si potrebbe:

  • recuperare i contributi non versati dalle Aziende, dallo Stato e da tutti coloro che hanno avuto il privilegio di non pagare nulla grazie a esenzioni inopportune e improprie a danno dei contributi che ognuno di noi ha versato (vedi ultima legge del Job Act con la quale le aziende sono state esentate dal versamento contributivo per tre anni per favorire l’assunzione di lavoratori);
  • ricalcolare le pensioni sulla base degli effettivi contributi versati;
  • ritoccare al ribasso le pensioni di coloro che, almeno sino al 2005 (anno puramente indicativo), hanno versato contributi inferiori per effetto del calcolo con il metodo retributivo rispetto alla pensione oggi percepita;
  • eliminare tutte le distorsioni e i privilegi di coloro che hanno goduto di favorevoli conteggi percependo pensioni pari all’ultimo stipendio ricevuto.

Si potrebbe continuare con l’elenco delle misure da adottare, ma penso che già le prime due sarebbero sufficienti a colmare il disavanzo.

E’ vero, l’INPS ha effettuato nel 2014 le seguenti prestazioni economiche :

  • € 15, 5 miliardi per invalidità e inabilità;
  • € 4,8 miliardi per assegni sociali e VITALIZI;
  • € 3,6 miliardi per pensioni a invalidi civili;
  • € 13, 5 miliardi per assegno di accompagno;
  • € 3,5 miliardi altre voci di assistenza.

Per un totale di 40,9 miliardi di euro

Ha inoltre effettuato i seguenti pagamenti:

  • € 14,4 miliardi prestazioni per ammortizzatori sociali;
  • € 7,1 miliardi  per trattamenti di famiglia;
  • € 5,0 miliardi per maternità e malattia;
  • € 8,0 miliardi per trattamenti di fine rapporto.

Per un totale di 34,5 miliardi di euro.

 Quest’ analisi sommaria rileva che sussistono 75,4 miliardi di euro che nulla hanno a che fare con i contributi pensionistici versati dai lavoratori.

Ritengo giusto e sacrosanto che lo Stato affronti queste spese anzi, in certi casi, andrebbero aumentate, ma non a carico della gestione pensionistica bensì della fiscalità generale con fondi all’uopo costituiti.

In altre parole è necessario fare chiarezza e dire che oggi grava, sulla percentuale trattenuta ai lavoratori per costituirsi una pensione, tutta una serie di spese assolutamente non sono pertinenti con lo spirito dell’assicurazione per un reddito futuro.

Per ottemperare a queste uscite tutti cittadini dovrebbero pagare un’apposita imposta che, peraltro, non sarebbe necessaria qualora lo Stato volesse recuperare l’enorme ammontare determinato dall’evasione fiscale.

Tale recupero, con i sistemi odierni a disposizione dell’Agenzia delle Entrate, sarebbe di facile soluzione sempre che sussista la volontà politica e morale di realizzarlo.

Mario Turco Liveri

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