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Over 50, sono ancora senza vaccino l’11% dei senior italiani

Vaccini Covid-19

In Italia ancora l’11,1% degli over 50 non ha ancora ricevuto alcuna dose di vaccino anti Covid: sono poco più di 3 milioni. Lo rende noto l’ultimo monitoraggio settimanale indipendente della Fondazione Gimbe. Rilevanti le differenze regionali: si va dal 17% della Calabria al 6,7% della Puglia.

3,9 milioni gli italiani over 50 che non hanno ancora completato il ciclo vaccinale: il 14,4%. A fronte di un sostanziale appiattimento dei trend di vaccinazione in questa fascia di età, continuano a salire le curve degli under 50, in particolare delle fasce 12-19 e 20-29 anni che hanno superato le fasce 30-39 e 40-49 anni.

Ad aver ricevuto almeno una dose di vaccino è invece l’88,9% della popolazione over 50 (+0,5% rispetto alla settimana precedente) con nette differenze regionali: dal 93,3% della Puglia all’83% della Calabria.

In dettaglio:

Over 80: degli oltre 4,4 milioni, 4.205.980 (93,9%) hanno completato il ciclo vaccinale e 102.620 (2,3%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Fascia 70-79 anni: degli oltre 5,9 milioni, 5.353.137 (89,7%) hanno completato il ciclo vaccinale e 133.144 (2,2%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Fascia 60-69 anni: degli oltre 7,3 milioni, 6.376.274 (85,7%) hanno completato il ciclo vaccinale e 219.502 (2,9%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Fascia 50-59 anni: degli oltre 9,4 milioni, 7.491.811 (79,1%) hanno completato il ciclo vaccinale e 440.596 (4,7%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Vaccino ed efficacia

L’efficacia del vaccino da aprile a oggi si conferma stabile e molto elevata nel ridurre i decessi (96,3%) e le forme severe di malattia che necessitano di ricovero in area medica (93,4%) e in terapia intensiva (95,7%). Relativamente alle diagnosi di SARS-CoV-2, invece, l’efficacia si è ridotta dall’88,5% (periodo 4 aprile-11 luglio) al 77,3% (periodo 4 aprile-5 settembre), in misura inversamente proporzionale all’età: nella fascia 12-39 anni l’efficacia è scesa sino al 67,2% nelle scorse settimane, e ora dopo una stabilizzazione sembra risalire.

«Questo conferma – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – che durante il periodo estivo tra i più giovani deve aver influito l’incremento dei contatti sociali e la minore attenzione ai comportamenti individuali, fondamentali per prevenire il contagio anche nelle persone vaccinate». Nei soggetti vaccinati con ciclo completo, rispetto ai non vaccinati, si registra un netto calo dell’incidenza di diagnosi e soprattutto di malattia severa che porta ad ospedalizzazione, ricovero in terapia intensiva o decesso: nelle varie fasce di età, le diagnosi di SARS-CoV-2 si riducono infatti del 77,8-80,7%, i ricoveri ordinari dell’88,8-95,6%, quelli in terapia intensiva del 92,5-97,4% e i decessi del 93,4-100%.

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