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Musicoterapia: suonare Beethoven a qualsiasi età

Luciano Ballabio, sessantuno anni, trainer, coach e scrittore (il suo ultimo libro si intitola Come un’orchestra. Fare musica insieme per crescere insieme, Franco Angeli), ha iniziato a studiare violino in età adulta e da otto anni suona nella più importante orchestra sinfonica amatoriale italiana: laVerdi per tutti, creata nel 2006 dalla Fondazione Giuseppe Verdi di Milano.

Musicoterapia: suonare Beethoven a qualsiasi età
Lo abbiamo intervistato:

Studiare uno strumento musicale è un’attività che solitamente si inizia da bambini. E’ possibile iniziare in età adulta?
In effetti per poter svolgere la professione del musicista è indispensabile cominciare a studiare e a fare pratica, con la voce o con gli strumenti musicali, fin da bambini. Ma non è detto che si possa e si debba studiare musica soltanto per diventare professionisti, possibilità che per altro, nel nostro Paese, è ormai diventata sempre più rara. Il linguaggio musicale è un linguaggio universale che, come ogni altro linguaggio, può essere appreso e praticato a diversi livelli di competenza e di abilità. Quindi, proprio come per le lingue straniere o per altre competenze complesse come per esempio l’informatica, si può cominciare a imparare a qualsiasi età.

Quali sono i vantaggi che gli “over 50” ne possono trarre?
La musica, vocale o strumentale che sia, non è soltanto un sapere. È anche, e soprattutto, un saper fare, che si apprende e si pratica, nel caso del canto, con le corde vocali, con la bocca, con l’apparato respiratorio, oppure, nel caso degli strumenti a fiato, ad arco o delle percussioni, anche con le dita, con le mani, con le braccia, ma in realtà, indipendentemente da quale sia lo strumento prescelto, con tutto il corpo. Nell’apprendimento e nell’attività musicale, come del resto nella danza, sono coinvolti tanto la mente, l’attenzione, la concentrazione, la memoria, quanto il corpo e i suoi movimenti, piccoli e grandi, veloci e lenti. Il tutto richiede esercizio, allenamento e soprattutto tenuta psicofisica, per metabolizzare la fatica e per riuscire a trasformarla progressivamente in appassionato e appassionante piacere. Se mettiamo tutto insieme, otteniamo uno straordinario e benefico cocktail per facilitare e rendere irreversibile l’invecchiamento attivo!

Ma lei suona in un’orchestra sinfonica… Ce ne vuole parlare?
In realtà le orchestre sono due. Faccio parte, fin dalla sua costituzione avvenuta nel 2006, della più importante orchestra sinfonica amatoriale italiana, laVerdi per tutti, creata dalla Fondazione Giuseppe Verdi, che ha il privilegio di provare e di esibirsi nell’Auditorium di Milano, considerato una delle migliori sale da concerto non solo d’Italia, ma d’Europa. Tuttavia dal 2012 faccio parte anche di un’altra compagine sinfonica amatoriale milanese: l’Orchestra Carisch. Con entrambe queste orchestre ho suonato più volte, per esempio, la Quinta Sinfonia di Beethoven. E così quello che (almeno in Italia, perché all’estero le orchestre sinfoniche amatoriali sono molto più diffuse) fino a qualche anno fa poteva sembrare un sogno assolutamente irrealizzabile per dei musicisti non professionisti, si è invece realizzato più volte! Anche se tra le diverse (e purtroppo non numerose) orchestre sinfoniche amatoriali attualmente esistenti nel nostro Paese ci sono molte differenze, c’è tuttavia una significativa analogia: la compresenza di giovani e meno giovani, che rappresenta un formidabile stimolo non soltanto per imparare gli uni dagli altri, ma anche per vitalizzare e rivitalizzare i più anziani.

È meglio suonare e cantare insieme o è meglio farlo da soli?
Le due esperienze non sono alternative, ma complementari. Non è infatti possibile cantare in un coro o suonare in un ensemble senza studiare e senza esercitarsi individualmente. Ma il solo apprendimento individuale del linguaggio musicale e della tecnica strumentale non è sufficiente per poter cantare in coro o per poter suonare in orchestra. Provare insieme, imparare a cantare e a suonare insieme, è assolutamente indispensabile per fare parte del coro o dell’orchestra. Come ho sostenuto nel mio ultimo libro, l’esperienza di suonare in orchestra, e comunque di fare musica insieme, permette alle persone di sviluppare competenze essenziali non soltanto per la promozione di una socialità attiva e proattiva, ma anche per il conseguimento della propria felicità individuale. Ascolto profondo, osservazione reciproca, solidarietà, condivisione, cooperazione, sinergia, capacità di creare in se stessi e negli altri passione ed entusiasmo: ecco alcune di queste competenze.

Quali consigli si sente di dare agli “over 50” che volessero iniziare, o riprendere, a cantare o a suonare uno strumento musicale?
Primo: crederci! Secondo: crederci! Terzo: crederci! La convinzione è decisiva, nell’affrontare questa come qualsiasi altra sfida. Chi ce l’ha fatta, chi ce la fa, riesce grazie alla propria incrollabile convinzione di potercela fare. Tutto il resto viene dopo: gli insegnanti adatti, il contesto favorevole, il talento naturale. Ormai sappiamo del resto che praticamente quasi nessuno nasce stonato: chi ritiene di esserlo, è stato quasi sempre traumatizzato e inibito da altri, volontariamente o involontariamente, in tenera età. Ancora una volta sono le convinzioni a impedire o a favorire il processo di apprendimento. E l’età matura, invece che un handicap, può diventare un’opportunità aggiuntiva.

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