A chi non è mai capitato di aprire il frigo e dimenticarsi cosa cercava o entrare in una stanza senza ricordare perché? Spesso si imputa il problema alla sbadataggine, ai troppi pensieri che affollano la mente o alla “vecchiaia”.
Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricerca della Harvard Medical School e pubblicato sul Journal of Neuroscience, questo problema colpirebbe maggiormente le donne una volta entrate in menopausa. La menopausa determina un grosso cambiamento ormonale per una donna: la produzione degli estrogeni subisce un forte crollo, fattore che influisce direttamente sulle funzionalità del cervello potendo determinare un peggioramento di alcuni processi cognitivi, tra questi la memoria.
La ragione di un peggioramento di alcuni processi cognitivi risiede nel funzionamento del cervello, per il quale gli ormoni giocano un ruolo importante. Lo stesso ippocampo (la regione legata all’immagazzinamento dei ricordi), situato all’interno del cervello, contiene altissimi livelli di recettori per gli estrogeni e progesterone, perciò, con una minore produzione di ormoni è facile che vengano colpite le funzionalità del cervello, prima tra tutte la memoria.
È anche vero che lo stato di confusione che sovente le donne avvertono una volta varcata la soglia della menopausa possa venir imputato alle variazioni ormonali in generale, le quali possono causare disturbi del sonno e sbalzi d’umore, che possono in primis andare a incidere negativamente sulle funzioni cognitive.
Secondo alcuni medici, con una terapia ormonale sostitutiva, sarebbe possibile combattere lo stato di confusione che la menopausa può provocare. Secondo altri, vale sempre il buon vecchio metodo: mantenere la mente allenata imparando una lingua o a suonare uno strumento, condurre uno stile di vita sano, prestando attenzione alla propria dieta e facendo attività fisica.
(Redazione)











