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La scienza al servizio della vita: quando la tecnologia aiuta i senior

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“All’IIT nascono le idee. Tantissime idee. Le migliori vengono finanziate da noi o partecipate e diventano degli spin-off che proseguono nel loro percorso di finanziamento.” Inizia così l’intervista al dottor Alberto Diaspro, direttore del Dipartimento di Nanofisica dell’IIT, mentre sta andando in treno a Roma, con la linea telefonica che va e viene. È un…

All’IIT nascono le idee. Tantissime idee. Le migliori vengono finanziate da noi o partecipate e diventano degli spin-off che proseguono nel loro percorso di finanziamento.”

Inizia così l’intervista al dottor Alberto Diaspro, direttore del Dipartimento di Nanofisica dell’IIT, mentre sta andando in treno a Roma, con la linea telefonica che va e viene.

È un fiume di parole quello che esce dalla sua bocca. Un entusiasmo che non si ferma se non quando deve spiegare bene, e con me di pazienza ce ne vuole molta, i principali progetti che escono dall’IIT riguardanti la terza età.

Al dottor Diaspro, chiedo quali sono i prodotti – pardon progetti – che riguardano il miglioramento della vita degli over 50. E soprattutto, quali sono già in commercio.

“Noi non realizziamo prodotti, noi realizziamo dei brevetti, cediamo la tecnologia che qualche azienda poi andrà a produrre”, mi spiega, specificando che i brevetti dei progetti dell’IIT vengono quindi trasferiti alle società che si occuperanno di produrli.

Diaspro aggiunge che in commercio ci sono già molti di questi prodotti, mentre altri verranno presentati ufficialmente dall’ufficio stampa IIT prossimamente. Quelli di cui possiamo già parlare riguardano tecnologie con costi che vanno da 5 a 5.000 € nella maggior parte dei casi. Sono prodotti concreti che saranno utilizzabili da tutti, in brevissimo tempo, in versione leggera.

“Vogliamo realizzare tecnologie che permettano ai senior di raggiungere un limite di età adeguato ai giorni nostri, in buona salute, e le nano tecnologie ci vengono in aiuto e ci permettono di costruire dei supporti che aiutano la persona che ha delle difficoltà a vivere meglio.”  Aggiunge il dott. Diaspro.

Attualmente i prototipi più innovativi relativamente alla terza età che vengono realizzati in IIT provengono dal laboratorio congiunto IIT – INAIL Rehab Technology, dal gruppo di robotica che ha sviluppato il robot umanoide R1 e dal team di ricerca di RBCS (Robotics Brain and Cognitive Science) che ha sviluppato gli occhiali Glassense.

Il laboratorio congiunto Rehab Technology è nato nel dicembre 2013 da un accordo tra IIT e INAIL, per lo sviluppo e la realizzazione di nuovi dispositivi protesici, ortesici e riabilitativi a elevato contenuto tecnologico. Comprende tre prototipi, tra cui una protesi polifunzionale della mano, un prototipo di esoscheletro motorizzato per la deambulazione di soggetti paraplegici e un sistema riabilitativo robotizzato per la parte inferiore del corpo. Dal laboratorio congiunto e dall’iniziativa dei ricercatori IIT è nata la startup Movendo Technology che si occuperò di commercializzare i prodotti sviluppati nel laboratorio congiunto.

La mano artificiale, rappresenta una grande innovazione per quanto riguarda le protesi dell’arto superiore in quanto, rispetto ai dispositivi attualmente presenti sul mercato, si adatta sia a compiti di precisione che a quelli di potenza. Con un aspetto molto simile a quello della mano umana, la mano sarà realizzata per essere robusta, a basso costo e di semplice utilizzo.

L’esoscheletro è invece una struttura esterna in grado di potenziare le capacità fisiche di chi la indossa con importanti applicazioni in campo medico e nelle terapie riabilitative. Il progetto si propone si superare le limitazioni nell’uso, nella portabilità e nella semplicità di controllo riscontrate negli esoscheletri attualmente in circolazione, per rispondere alle esigenze effettive delle persone.

La piattaforma per la riabilitazione full body (HUNOVA) è un dispositivo medico robotico che nasce come affiancamento al fisioterapista per il trattamento di caviglia, ginocchio, anca e colonna vertebrale.

HUNOVA a partire dal 2017 sarà il primo prodotto a essere commercializzato dalla startup IIT Movendo Technology in tutto il mondo e verrà proposta principalmente a cliniche e centri fisioterapici e riabilitativi ortopedici, neurologici, geriatrici e sportivi.

La piattaforma HUNOVA funziona su due livelli: da un lato raccoglie dati sulla biomeccanica del paziente e dall’altro offre allo stesso un’assistenza diretta attraverso un sistema robotico che lo guida attraverso una vasta gamma di protocolli riabilitativi sotto forma di videogiochi.

Il Robot R1 è forse la tecnologia più interessante e, divertente agli occhi dei non addetti ai lavori, nelle mani dell’IIT. Si tratta di un vero e proprio robot umanoide di altezza variabile, concepito per operare in ambienti domestici e professionali e svolgere un vero e proprio ruolo di “aiuto” nella vita degli anziani.

Una creazione tutta italiana, per la quale ci sono voluti “solo” 16 mesi e una squadra di 22 scienziati e tecnici IIT, guidati da Giorgio Metta, alcuni progettisti industriali e un gruppo di Industrial & graphic designer.

R1 funziona tramite una batteria e viene ricaricato semplicemente tramite la corrente elettrica. Si muove negli ambienti domestici con una velocità di 2 km/h e un sistema a frizione che ne controlla il movimento.

Il volto del robot è costituito da uno schermo LED a colori, in grado di rappresentare facce stilizzate delle espressioni umane, utili alla comunicazione non verbale dell’uomo. R1 è dotato anche di una scheda wireless, che gli permette di collegarsi alla rete internet ricavando informazioni utili e aggiornamenti del software.

Il robot, inoltre, è in grado di “sentire” l’interazione con gli oggetti che manipola, grazie alla pelle artificiale di cui sono ricoperte le mani, costituite da due guanti a monopola (muffola) con polso sferico e capacità di sollevare pesi fino a 1,5 kg, che gli consentono di aiutare l’uomo in alcune faccende domestiche e anche nella somministrazione delle medicine.

Infine l’ultimo progetto, Glassense, è un ausilio innovativo indossabile, sviluppato dal gruppo di ricerca RBCS di IIT, capace di ingrandire e aumentare il contrasto di un campo visivo definito. Il modello è studiato per supportare gli ipovedenti e agisce suggerendo la direzione di provenienza di un’informazione spaziale tramite piccole vibrazioni e infine di isolare i segnali uditivi permettendo a chi ha grosse difficoltà di udito di riconoscere il suono e la sua provenienza, come una vera e propria ‘lente acustica’.

L’utilizzo di questo apparecchio è in grado di migliorare la vita quotidiana degli ipovedenti e degli anziani sia negli ambienti domestici che all’aperto, guidandoli attraverso ostacoli fisici.

Glassense è un progetto co-finanziato dalla Regione Liguria e i suoi prototipi sono stati realizzati grazie alla collaborazione di aziende liguri (Linear, Camelot Bio, Softjam, Optics) enti di ricerca e centri di riabilitazione genovesi (IIT, Unige, Istituto Chiossone e Gruppo Fides).

Se è vero che la vita può arrivare sino ai 120 anni, è vero che la sua qualità diventa un priorità di cui dovremmo preoccuparci nei prossimi anni. La tecnologia può darci una mano e supportare l’uomo nei grandi come nei piccoli compiti quotidiani. Noi di Altraetà vi terremo informati sui prossimi progetti pensati per migliorare la vita dei senior.

Daniela Boccadoro Ameri

Direttore di Altraetà

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