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Intervista alla “Donna del Vino” Marta Mondonico

Continua il ciclo delle interviste alle Donne del Vino della Lombardia con Marta Mondonico, proprietaria della Tenuta Le Mojole e padrona di casa dell'Hotel Devero di Cavenago di Brianza, dove si stanno svolgendo le serate di gala per il Fuori Expo 2015 organizzato dall'Associazione Nazionale Le Donne del Vino. Perfezionista in modo elegante, Marta Mondonico,…

Continua il ciclo delle interviste alle Donne del Vino della Lombardia con Marta Mondonico, proprietaria della Tenuta Le Mojole e padrona di casa dell’Hotel Devero di Cavenago di Brianza, dove si stanno svolgendo le serate di gala per il Fuori Expo 2015 organizzato dall’Associazione Nazionale Le Donne del Vino.

Perfezionista in modo elegante, Marta Mondonico, vuole che le sue etichette possano dare il massimo ai suoi clienti: in poche parole, vuole raggiungere gli obiettivi prefissi, tanto da essere definita “martello pneumatico”. Dà rispetto, ma parallelamente lo pretende. Sogna il risultato finale dei suoi progetti e li realizza. Le piace viaggiare per immergersi in culture e civiltà diverse per potersi evolvere. Il suo approdo al mondo del vino dopo i 50 anni è affascinante e incredibile.

DonnaStandingMarta

Ci racconta com’è diventata produttrice di vini di eccellenza?

Nasco come insegnante, ma purtroppo ho praticato per poco in quanto l’impegnativo lavoro di mio marito e i figli hanno assorbito tutto il mio tempo. Comunque ho sempre lavorato come volontaria nelle scuole affinché i bambini delle elementari e i ragazzi delle medie potessero usufruire delle mie esperienze di viaggio, cosa importantissima perché negli ultimi vent’anni le classi si sono arricchite di alunni multietnici. In poche parole le mie colleghe mi hanno chiesto di fare la mediatrice culturale; un appassionato momento che mi ha dato la possibilità di presentare le culture precolombiane e non solo,  di affrontare con gli scolari i temi scottanti e attuali come il turismo sessuale, presentandolo in modo diverso a seconda dell’età.

Tutto questo fino ai 50 anni. Mio marito, essendo appassionato di vino, la domenica mi proponeva di andare a visitare delle Cantine. Si può immaginare cosa significasse per me che svenivo solo annusando il vino. Con grande sforzo lo seguivo, io che non avevo mai bevuto perché da piccola assaggiando del Lambrusco mi ero sentita malissimo. Un giorno mio marito tornò parlandomi con entusiasmo di una tenuta in  Valcalepio, comunicandomi il proposito di volerla comprare. Nel 2002 siamo diventati proprietari dell’azienda. L’intento iniziale di mio marito era quello di occuparsene in prima persona, ma dopo un mese ha chiesto a me di farlo.  Ho accettato la sfida perché volevo che lui realizzasse il suo sogno che consisteva nel fare vino buono per se stesso e da offrire agli amici e ai suoi clienti. Così sono approdata al mondo del vino.

Siamo curiosi di sapere cosa ha fatto per addentrarsi in questo mondo che poi ha sposato con professionalità ed energia.

Ho incominciato ad occuparmi della Tenuta che si estende su due ettari di terreno. Ho  studiato per due anni interi, giorno e notte, leggendo e chiedendo ai miei collaboratori, perché non avevo tempo da perdere. Ho intuito subito che dovevo circondarmi di un’equipe valida che mi aiutasse a raggiungere i miei obiettivi. Ho rinnovato vigne e cantina, aggiungendo all’interno di quest’ultima un particolare: la musica, soprattutto quella di Mozart, perché ho scoperto che le diverse melodie hanno un effetto benefico su persone, animali e vegetali. Secondo me la musica influisce sulla morbidezza del vino, donandogli un’eleganza ineguagliabile. Inoltre la musica in filodiffusione dalle 7 alle 24 rasserena gli animi di chi lavora, poi si spegne in automatico perché “il mio piccolino ” si deve pure riposare.

A quando risale la sua prima vendemmia?

La mia prima vendemmia è stata nel 2002 e la mia prima bottiglia è stata messa in commercio nel 2005 e si chiamava Donna Marta Rosso, in quanto, essendo “il mio bambino”, il nome doveva ricordare chi fosse la madre. Anche per scegliere l’etichetta ho impiegato sei mesi e alla fine, essendo un’appassionata di arte contemporanea, ho trovato un suggerimento nei tagli di Fontana. Infatti la mia etichetta è un taglio in verticale  che simbolicamente vuole spronare chi beve ad andare oltre la semplice bottiglia per vedere quanto lavoro, quante ansie e quante aspettative ci sono dentro quel vino.

Cosa scopre di “oltre” una persona che degusta il suo Donna Marta?

Scopre quanto siamo bravi noi italiani a fare il vino, ma soprattutto la qualità dei nostri vini che nascono dalla consapevolezza dei produttori di sfruttare al massimo le potenzialità del territorio per cui ogni vino è buono in dipendenza dal territorio in cui è fatto.

Che valori acquisisce una persona che degusta il suo vino?

Prima di tutto l’eleganza, in quanto il vino non deve essere piacione né ruffiano; deve lasciare invece il segno che lo distingue dagli altri. Quando una persona beve il mio vino deve riconoscere che sta bevendo un Donna Marta, deve sentirne la personalità, che per ora è caratterizzata dalla morbidezza, dall’eleganza, dalla pienezza e dalla persistenza. E ancora deve essere signorile e riflettere un’armonia interiore. Siccome sono una curiosa ho voluto piantare cinque anni fa  una piccola porzione di Syrah che io adoro per il profumo e che mi ricorda tantissimo i mercati orientali, pieni di spezie e di aromi straordinari. Credo che quando quella vigna sarà pronta, perché adesso l’uva è troppo giovane per essere messa in bottiglia, la gente capirà ancora di più che sta bevendo un vino speciale e diverso dai tanti Bordolesi della zona.

Che tipo di terra è quella della sua tenuta?

È una terra magra tanto è vero che è una terra argillosa con substrato roccioso particolarmente vocata per coltivare Merlot e Cabernet che poi concorrono per fare il taglio bordolese. Questo non lo dico io me lo hanno detto degli esperti veramente importanti che componevano la giuria dell’International Accademy di Roma quando mi hanno premiata nel 2005 perché la mia prima bottiglia è risultata prima in assoluto in Italia per il rapporto qualità-prezzo e per la gradevolezza. Su 436 campioni inviati da tutta Italia, la prima bottiglia di Donna Marta è risultata vincitrice.

Ma lei il vino adesso lo beve oppure no?

Certo, perché il vino deve piacere a me. Come farei a promuoverlo se non lo conoscessi e non lo apprezzassi! Intanto il Donna Marta Rosso è diventato una riserva e abbiamo creato un vino più facile, ma non per questo meno importante qualitativamente, da bere tutti i giorni e da apprezzare anche per il prezzo:  si chiama Rosso Le Mojole ( piccole fragole selvatiche, in lingua locale). Per l’estate ho pensato di vinificare un Merlot in rosa creando un rosato fermo molto apprezzato. Queste etichette sono state fatte per fare in modo che si possa bere quotidianamente in modo sano e buono. Per me il rosato è un vino ideale per l’estate, come accompagnamento per un piatto di prosciutto di Parma o per un risotto con le verdure o un pesce al forno o un formaggio di media stagionatura.

Che valore aggiunto dà una donna al mondo del vino?

Si sa che una donna ragiona con il cuore. Nell’ambito dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino,  ho trovato grandi valori, come la capacità di fare squadra e tanti  insegnamenti, come l’osservazione, la pazienza e l’arrendevolezza nel senso di accettare tutto quello che succede, lasciando scorrere gli eventi con fiducia.

Il vino deve creare emozione. Il vino genera ricordi. Quando io assaggio il mio taglio bordolese e sento il sapore dell’amarena, mi viene in mente quando da piccolina in cucina ho scoperto questo vaso di amarene sotto spirito e ne ho assaggiata una che mi è piaciuta moltissimo. La donna quindi ha la capacità di emozionarsi e di far passare l’emozione attraverso l’etichetta.

Irene Catarella

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