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In Umbria la libera Università di Alcatraz

alcatrazLa nostra collaboratrice, architetto Tiziana Leopizzi, ci racconta oggi del suo viaggio in Umbria alla ricerca della libera Università di Alcatraz. Buio, una notte senza luna, silenzio, anche il canto dei grilli risulta ovattato tra queste montagne a picco vestite di verde scuro, a tratti cupo. La dolcezza della  campagna toscana che comunque é qui ad un tiro di schioppo, é lontana. Siamo in Umbria e precisamente a Santa Cristina, tra Gubbio e Perugia nel feudo di Jacopo Fo, Alcatraz. Alcatraz è una filosofia di vita. Jacopo, come ama dire, ha dovuto vedersela con un paio di genitori eccezionali, al punto tale che il confronto,  ineludibile tra genitore/i , arrivò quasi a schiacciarlo. Li adorava e ammirava perché adorabili in effetti e ammirevoli da ogni punto di vista, ma si sa i figli devono poter pensare, almeno pensare, di superare i loro genitori in vista di quell’agognato equilibrio in cui il rapporto si assesta nella forma ‘adulto/adulto’ , e in questo caso diciamocelo, appariva realmente arduo.  La soluzione la trovò, degno erede di tali talenti,  geniale e coraggiosa a mio vedere. Il figlio impadronitosi di saperi diversi dal normale, diventò loro mentore.

Jacopo ha fatto di Alcatraz un luogo di eccellenza per migliorare la qualità della vita e lui ne è il guru o più semplicemente ‘ il suggeritore ‘. La filosofia di vita si coniuga ad un concreto pragmatico insegnamento teso a fornire strumenti facili, utili e flessibili. Cominciamo dall’approccio concreto. Si deve percorrere uno stradino tutto in costa ricavato nella montagna per arrivarci dalla provinciale che unisce Gubbio a Perugia e non finisce mai. In Italia la segnaletica zoppica ovunque, qui un po’ di più… un po’ perché Alcatraz è privato, un po’ perché credo che Jacopo sottoponga i suoi aspiranti allievi, suoi e degli altri docenti della libera università ad una sorta di rito di iniziazione. Mettiamola così, chi si perde vuol dire che non era pronto  ma se nonostante tutto si raggiunge la meta, sai che soddisfazione per tutti. Quindi dopo varie crisi di panico soprattutto se ci si arriva di  notte come la sottoscritta nella fervida speranza nell’ordine di non forare, non rimanere a secco, non girovagare per gli erti sentieri rigorosamente sterrati, se no che iniziazione sarebbe, imprecando contro tutti gli Jacopo di questo  mondo, per la perversione e il sadismo con cui sono collocati i cartelli dal piglio decisamente ingannevole, per cui orde di i disperati si incrociano  su e giù dalla collina chiedendosi uno con l’altro: ma Alcatraz?

Beh quando proprio si dispera ormai di venirne a capo e pensiamo che sia solo un miraggio una lucina debole che alla luce dei fatti ci appare luminosa come Sirio, posta sotto la piccola scritta ‘ristorante ‘, fa svanire come per incanto le nere nubi e tutti ci dirigiamo al mitico baretto al di là del quale si trova il ristorante monacale e molto socializzante,  strutturato com’è con queste lunghissime tavole di legno povero. E poi c’è il buffet, con i piatti della cucina. Jacopo non arriva, piomba, trafelato sempre, stremato dai continui combattimenti con la campagna con i suoi enormi pietroni dipinti sparpagliati nella proprietà, con le amministrazioni  comunali  Gubbio o Perugia,  per far accettare i suoi progetti di ecosostenibilità. Posso dirlo perchè c’ero: tutto quello che avevo sentito enunciare anni e anni fa e sembravano pure utopie, oggi è  stato realizzato. Con intelligenza determinazione costanza e passione . Cosi l’Eco villaggio è oggi una realtà e tra un corso di watsu, uno sull’economia uno di  creatività per i grandi per i bambini, per i curiosi, per i senior e per gli studiosi. Alcatraz è gioia di vivere e salute mentale e fisica, che potremo portare via.

Tiziana Leopizzi

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