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Fondazione Amplifon, Ferradini: «Così “mettiamo in rete” le rsa italiane»

Fondazione Amplifon, Ferradini: «Così “mettiamo in rete” le rsa italiane»

È partita dai bambini l’attività della Fondazione Amplifon e si è poi focalizzata soprattutto sugli anziani con progetti importanti che, da sperimentali, sono diventati qualcosa di sempre più grande, in grado di connettere tante strutture su tutto il territorio italiano. Nata all’inizio del 2020, in occasione del settantesimo anniversario di Amplifon, la Fondazione ha l’obiettivo di consolidare l’impegno sociale del Gruppo, restituendo valore alla comunità e consentendo a tutte le persone di raggiungere il loro pieno potenziale nella vita.

«Purtroppo con il Covid siamo partiti un po’ in ritardo – racconta il consigliere delegato Maria Cristina Ferradini – Ma abbiamo comunque dato avvio alle nostre azioni, cercando di includere proprio quelle categorie di persone più “esiliate” a causa della pandemia. Siamo partiti ad aprile con un’iniziativa per i bambini dell’ospedale Vittore Buzzi di Milano». Una donazione consistente, 500 mila euro per finanziare l’acquisto di beni necessari a fronteggiare l’emergenza sanitaria. Passata la prima fase di emergenza, i fondi sono stati poi trasformati in donazione, per la ristrutturazione dell’intero reparto di otorino-laringoiatria dell’ospedale milanese.

Poi è stata la volta delle persone a maggior rischio isolamento, gli anziani: «Un primo progetto, Viva gli Anziani, è stato realizzato con la Comunità di Sant’Egidio – ricorda Ferradini – con cui abbiamo aiutato le persone autosufficienti che vivono sole nelle periferie cittadine: insieme alla comunità abbiamo costruito un sistema di monitoraggio degli anziani da remoto. Un progetto che ci ha dato molte soddisfazioni: in tanti hanno “adottato” dei “nonni” e sono nate molte nuove amicizie». Il progetto era attivo in molte città italiane, tra cui Milano, Novara e Roma: qui, specialmente nei mesi estivi, i volontari fornivano assistenza e supporto domiciliare alle persone, contrastando la solitudine e l’isolamento. L’iniziativa ha coinvolto attivamente anche i dipendenti Amplifon che, come volontari, si sono messi a disposizione degli anziani per piccole commissioni quotidiane e compagnia.

La seconda azione ha riguardato invece gli ospiti delle rsa italiane: «È nato tutto da un azzardo e, allo stesso tempo, da un’intuizione – spiega Ferradini – Durante la seconda ondata di Covid, con le rsa chiuse alle visite, c’è stata la corsa a donare tablet e smartphone perché gli ospiti potessero riconnettersi con le famiglie e gli amici. Ma spesso questi strumenti non sono semplici da usare per molti di loro. Allora abbiamo pensato di acquistare 10 sistemi di video connessione per altrettante rsa dell’area milanese. Abbiamo acceso gli schermi a novembre 2020 ed è stato un successo perché le persone si sentivano veramente coinvolte in ciò che veniva trasmesso, dalla festa di laurea di un nipote alla lettura dei giornali».

E così da schermi a 25 pollici si è passati a maxi schermi da 80 pollici e a febbraio 2021 i sistemi erano già diventati 25. L’iniziativa, partita con il nome “Eccomi!”, poi diventata “Ciao!”, è condotta in partnership con Cisco, Durante, Samsung e con il sostegno della Fondazione Andreotti-Brusone. E si è evoluta ulteriormente: «Siamo riusciti ad agganciare anche gli operatori sanitari, portandoli nelle “sale trasmissione” offrendo loro dei contenuti che potessero interessare davvero tutti, come i concerti della Filarmonica di Milano e poi degli spettacoli teatrali della Compagnia Gino Franzi – aggiunge Ferradini – A luglio abbiamo iniziato a proporre il silver yoga con un altro nostro partner, Mondo Yoga: alle lezioni partecipano un centinaio di anziani. E ancora, i viaggi virtuali di Miravilius».

Insomma, Fondazione Amplifon, partendo da una decina di schermi, è riuscita a connettere oggi una estesa rete di rsa italiane, con l’obiettivo di raggiungere le 150 strutture entro la prossima estate. Ma non solo: «Stiamo ragionando anche sull’estero, le situazioni sono comuni alle nostre», svela Ferradini. In continua evoluzione anche le attività proposte: «Abbiamo iniziato a proporre anche l’arteterapia, per ora in sei rsa, e abbiamo contattato una nota società di giochi in scatola, per utilizzare gli schermi come tableau di gioco».

L’obiettivo è sempre lo stesso: mettere l’anziano al centro, farlo interagire con gli altri, anche a distanza, e renderlo partecipe di uno svago divertente, ma allo stesso tempo utile per le sue facoltà cognitive. Obiettivi che stanno diventando comuni tra le rsa coinvolte dalla Fondazione: «Sta nascendo una rete di strutture che si riconoscono negli stessi valori e si scambiano proposte e idee – spiega Ferradini – si cerca di fare scuola e diventare best practice per gli altri».

Fondazione Amplifon non è poi estranea a ciò che sta accadendo in Europa: la realtà coordina la donazione di Amplifon all’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, per sostenere le persone coinvolte nell’emergenza in corso in Ucraina, e ha inoltre avviato una raccolta fondi aziendale, sempre a favore dell’ Unhcr.

Paola Pedemonte

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