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Dai figli dei fiori al boom del vintage

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Quando negli anni 70' la moda dei "figli dei fiori" prendeva piede, nel nord Europa era normale portare in piazza, di domenica, la propria roba usata tanto, poco o quasi nuova, di marca o meno per venderla o scambiarla. Noi invece, troppo snob per essere i "number one" nel mondo per il pret-a-porter, "arricciavamo" il…

Quando negli anni 70′ la moda dei “figli dei fiori” prendeva piede, nel nord Europa era normale portare in piazza, di domenica, la propria roba usata tanto, poco o quasi nuova, di marca o meno per venderla o scambiarla.

Noi invece, troppo snob per essere i “number one” nel mondo per il pret-a-porter, “arricciavamo” il naso verso questa tendenza del “capo di seconda mano”.

I raduni domenicali di persone, spesso marito e moglie, arredavano piazze e giardini con diversa mercanzia. La giornata volava nel baratto e nelle contrattazioni arricchite da storie fiabesche e avventurose.
Alle giacche militari appartenute, forse, al numero uno dell’esercito americano a Pearl Harbour o all’abito indossato,  forse, dalla Principessa Sissi, quasi ci volevi credere. Il più delle volte sapevi che non era vero ma ti eri talmente innamorato di quel capo, di quell’oggetto che sentivi pieno di energia, che non rinunciavi a comperarlo. Certo non ti “svenavi” e tornavi a casa felice di essere uno che “gli affari li sa fare”.
Le piazze “commerciali” di allora sono diventate i mercatini delle pulci di molte città, tappa d’obbligo per turisti di ogni età. Londra, Amsterdam, Berlino, Mosca, non puoi andarci e non vederli. Certo puoi fare shopping nelle grandi città ma trovi, dappertutto,  gli stessi brand e spesso ti chiedi perché sei andato fino là. Bei capi, belle cose ma tutti senza una  storia, forse solo quella del viaggio dalla Cina.

Il vintage è tutt’altro: vecchi capi d’autore, di qualità, tutto di prima o seconda mano. Ora automaticamente cool, ma solo per chi li sa scoprire e apprezzare.

Certamente è molto più facile entrare in un grande store: musica a palla, luci e tanto casino e afferrare il capo di moda del momento.  Ti stia bene o male non importa, essenziale che si veda bene la firma, così sei perfettamente in linea con tutti gli  altri.

Con il vintage è molto, molto diverso. Non hai paragoni, devi rischiare, capire quanto ti sta bene quel capo, quella scarpa, quel gioiello. Poi devi “imporre” questo abbigliamento ai tuoi amici.
Se hai  avuto buon gusto  i complimenti si sprecheranno e non vedrai l’ora di dire che quel super capo lo hai pagato la metà della metà della metà di un qualsiasi analogo pezzo attuale. Invidia a mille.

Non è facile imporsi con un capo vintage in un paese come il nostro, con un settore moda forte di oltre 48 miliardi e quasi un milione di persone impiegate direttamente o nell’indotto, ma il gioco vale la candela.

Senza tralasciare poi il piacere di curiosare tra le meraviglie delle bancarelle dove, ogni cosa, ha un sapore incredibile. Bellissimi divani e tavoli liberty, abiti della nonna, guanti lunghi e culotte di pizzo che se potessero parlare ti racconterebbero storie che al confronto quelle di “Sex and the City” parrebbero per educande….

Ci trovi di tutto, anche giradischi, ad esempio i famosi Thorens,  perfetti per i vinile, i 33 giri. E magari te li vende una coppia di finti vecchi o quasi giovani agghindati come quando, quarant’anni prima, se ne andavano di nascosto dai genitori a fumare spinelli e amoreggiare all’isola di Wight, in uno dei più grandi orgia-party che la storia ricordi.

Te li immagini lì, nel 1970 insieme ad altri 600.000 insieme a Jimi Xendrix , Miles Davis, Joan Baez e tanti altri, a impazzire e a regalare agli organizzatori un buco economico di 125.000 sterline. Tutti volevano entrare, fumare, amare ma non pagare.

Se poi coi due dj condividi la storia e se ci aggiungi che tu da giovane, per comperare quel giradischi, avevi lavorato al mercato della frutta per oltre sei mesi, te li fai amici e il prezzo te lo fanno loro, tailor made sulla simpatia che è nata.

Anche questo è il vintage. Forse la crisi economica gli ha dato una spinta ma è affascinante tornare a casa con un borsone di pelle da viaggio, tutto sporco, comprato per 20 euro, e poi ripulendolo scoprire di avere in mano un Hermes originale di trent’anni fa. E ti sei pure divertito…..

Daniele Rosa per “Affari Italiani”

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