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Come il cioccolato può aiutare gli anziani fragili

cioccolato

È partito il progetto Choko-Age, rivolto a over 65 con declino cognitivo. Lo scopo è combattere la malnutrizione e la fragilità negli anziani.

Se unito a un programma strutturato di attività fisica, il cioccolato riduce il rischio di malnutrizione proteico-energetica e di fragilità negli anziani.

A rivelarlo è un progetto internazionale, denominato Choko-Age, che coinvolge l’università di Verona con il Centro di ricerca “Sport, Montagna e Salute” e la sezione Scienze motorie del dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento. Tra i partecipanti anche gli atenei di Liverpool (Regno Unito), Molde (Norvegia), Incliva VLC (Spagna), il Gruppo Perugina-Nestlé e la start up Molecular Horizon.

L’obiettivo è studiare gli aspetti della malnutrizione nella popolazione over 65, con declino cognitivo, che spesso portano a un calo di peso involontario legato alla perdita di massa magra e alla correlata diminuzione della funzionalità muscolare. Questo implica un peggioramento della qualità della vita, dello stato di salute, del livello di autosufficienza con conseguenze di tipo sociale ed economico.

Come funziona

Il trattamento consiste in una attività individualizzata ma svolta in un contesto di gruppo, nella palestra attrezzata di Scienze Motorie, con programmi specifici per sviluppare la massima forza degli arti inferiori e migliorare le capacità aerobiche. A questo si aggiunge l’assunzione quotidiana di una monoporzione di cioccolato, arricchita di polifenoli e vitamina E: due micronutrienti a forte azione antiossidante che, rallentando e prevenendo il fenomeno dell’ossidazione, hanno un effetto benefico nel mantenimento delle fibre muscolari.

“Choko-Age è una ricerca multicentrica i cui effetti auspichiamo portino significativi benefici per rallentare e contrastare la perdita di peso involontaria nella popolazione anziana con declino cognitivo”, conclude Anna Pedrinolla, docente nella sezione di Scienze motorie. “Si tratta di un combinato sinergico di strategie efficaci, non farmacologiche, che si stallano nell’ottica di migliorare la qualità di vita. Le persone che ad oggi hanno aderito si sentono motivate: svolgono una attività motoria personalizzata in gruppo e questo accresce e potenzia gli aspetti relazionali; inoltre sanno di essere prese in cura attraverso valutazioni che comportano fiducia e affidamento”.

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