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Amore e malattia: il nuovo film di Michael Haneke

E’ uscito il 25 ottobre nelle sale cinematografiche italiane (quasi in contemporanea con quelle francesi), Amour scritto e diretto da Michael Haneke , film presentato in concorso alla 65ª edizione del Festival di Cannes dove ha vinto la Palma d’oro.

Jean-Louis Trintignant e Emmanuelle Riva sono Georges e Anne, una coppia di ottantenni insegnanti di musica la cui unica figlia Eva, anch’essa una musicista, vive all’estero. I due conducono una vita serena, fino a quando una terribile malattia colpisce la donna. Paralizzata e umiliata dall’ictus, Anne inizia a dipendere interamente dal marito, che affronta con coraggio la sua disabilità. A riempire nell’epilogo il vuoto di Anne e Georges resta soltanto Eva (Isabelle Huppert), ultima espressione nel film dell’essere in vita.

“Una malattia spaventosa colpisce uno dei due all’improvviso –racconta Emmanuelle Riva in un’intervista a Repubblica– niente è più come prima, può accadere a qualsiasi età”.

“Purtroppo –continua Trintignant- spesso il pubblico preferisce non ascoltare storie come questa, soprattutto i giovani: l’educazione che ricevono li rende sordi di fronte all’eventualità di un quotidiano non vissuto in buona salute. È un modo non edificante, ma comprensibile di esorcizzare la paura”.  

Anne e Georges sono una coppia che si ama ancora, dopo tanti anni. Lui, dopo essere tornati da un concerto, dice alla moglie che è bellissima. Ma è possibile che esista l’amore di una vita? “Io non sono stato fortunato –ammette l’attore- ma se tornassi indietro vorrei avere una sola donna con cui vivere fino alla fine. Pensiamo sempre che la felicità sia altrove, in un altro amore, in un’altra età. C’è una frase di Prevert che adoro: “Bisognerebbe provare a essere felici, se non altro per dare il buon esempio”.

Haneke (alla sesta partecipazione in concorso a Cannes, Gran Premio della Giuria con La pianista, vincitore del premio per la miglior regia con Niente da nascondere, e della Palma d’Oro con Il nastro bianco) non risparmia niente allo spettatore, costringendolo a prendere atto della vecchiaia e della malattia come una cosa ovvia, altrimenti indiscussa.

c.p.

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