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Il cinema di Céline Sciamma: non è mai troppo tardi per imparare dal bambino che è in noi

Il cinema di Céline Sciamma: non è mai troppo tardi per imparare dal bambino che è in noi
céline sciamma

CHI È CÉLINE SCIAMMA

Céline Sciamma è una regista francese nota per le sue opere cinematografiche incentrate sulle tematiche di genere e sull’esplorazione dell’identità sessuale. Sciamma ha guadagnato una reputazione internazionale grazie ai suoi film acclamati dalla critica, che combinano storie intime con un approccio sensibile e una forte attenzione ai dettagli.

Il suo film d’esordio come regista è stato Water Lilies (2007), una storia ambientata in una piscina estiva che segue tre ragazze adolescenti che si muovono nel mondo complesso dell’amicizia e della sessualità

Uno dei lavori più noti di Sciamma è Tomboy (2011), che racconta la storia di Laure, una bambina di 10 anni che si presenta a tutti come un ragazzo di nome Mikael. Il film esplora la questione dell’identità di genere e dell’accettazione sociale, offrendo una rappresentazione sensibile e comprensiva dell’esperienza di una giovane persona transgender.

Il lavoro più noto e acclamato della regista francese è Ritratto di una giovane in fiamme (Portrait de la jeune fille en feu), uscito nel 2019. Ambientato nella Francia del XVIII secolo, il film segue la relazione che si sviluppa tra una pittrice e la sua musa, che è destinata a sposarsi con un uomo contro la sua volontà. Il film esplora temi come l’autonomia femminile, l’amore lesbico e l’arte come forma di espressione. Il film più recente, Petit Maman (2021) si addentra nella vita di una bambina che vive un’esperienza tra il paranormale e il magico, incontrando sua madre quando aveva la sua stessa età.

LA MERAVIGLIA E IL TERRORE DELL’INFANZIA NEL CINEMA DI SCIAMMA

Come dichiarato da Sciamma stessa in più occasioni, il suo Cinema ha uno sguardo femminile e infantile allo stesso tempo. In questi anni, infatti, attraverso i suoi film si è occupata di tematiche quali l’identità di genere e la sessualità femminile, ma ciò che la contraddistingue nel panorama cinematografico internazionale è la sua attenzione al punto di vista dei bambini, non solo ai loro passaggi di vita, agli anni della formazione, ma in maniera più profonda: la camera diventa lo sguardo del bambino che vive la vita mentre accade, senza le dietrologie o le ragioni dell’adulto, ma seguendo solo il suo istinto e una sorta di magia primitiva di cui solamente i bambini ancora conservano delle tracce nella loro indole.

Non solo quindi film di formazione, ma veri e propri viaggi nell’infanzia e nell’adolescenza condotti il più possibile attraverso l’anima del bambino, che poi è in tutti noi.

In Water Lilies, in Bandes de filles, in Tomboy e dichiaratamente in Petit Maman, Celine Sciamma mette al centro l’esperienza infantile della scoperta, nei suoi aspetti più veri, quindi con la meraviglia ma anche con il terrore che ne consegue. Siamo abituati a pensare ai bambini come personcine e non veri e propri esseri umani, già complessi dalla nascita: la regista francese riabilita il bambino come produttore di senso ma, soprattutto, come detentore di una spontaneità più lucida e intelligente di molte delle azioni razionali degli adulti.

Giuseppe Pipino

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