Nell’edizione 2023 del Premio Strega, uno dei dodici romanzi in gara che ha attirato particolare attenzione è Dove non mi hai portata. Mia madre, un caso di cronaca di Maria Grazia Calandrone (Einaudi, 2022), che racconta la storia di una figlia alla ricerca della verità sulla propria madre biologica e offre un’immersione profonda nel complesso rapporto tra genitori e figli.
Un viaggio emotivo alla ricerca delle proprie radici
Dove non mi hai portata è un romanzo di Maria Grazia Calandrone, autrice italiana di successo, che ha conquistato i lettori con una scrittura sensibile e affascinante. L’opera racconta il viaggio emotivo di una giovane donna alla ricerca della madre biologica che non ha mai conosciuto.
Nel corso della storia, attraverso un linguaggio allo stesso tempo ricco e delicato, l’autrice esplora la complessità delle relazioni familiari e si sofferma sulle cicatrici che il passato lascia nelle persone. È un libro intimo, profondamente emozionante e allo stesso tempo lucidissimo, che racconta uno stralcio di storia d’Italia e le vite interrotte delle donne.
Attraverso le parole di Calandrone, siamo invitati a esplorare i sentimenti e le emozioni contrastanti di una donna che si avvicina a poco a poco alla verità sulle proprie origini. La scrittrice affronta in modo diretto temi universali come l’identità, l’appartenenza e la ricerca delle radici, toccando le corde più profonde dell’animo umano.
Un amore in trappola nell’Italia degli anni Sessanta
Lucia e Giuseppe giungono a Roma nell’estate del 1965 e portano con sé la figlia di otto mesi. Sono profondamente innamorati, ma un’inquietudine li avvolge, poiché entrambi sono in trappola. Lucia è infatti fuggita da un marito violento, dopo essere stata costretta dalla famiglia a sposarlo, e ha cercato di costruirsi una nuova vita accanto a Giuseppe. Tuttavia, secondo le leggi dell’epoca, la donna è colpevole di gravi reati: adulterio e abbandono del tetto coniugale. Prima di scomparire in circostanze misteriose nelle acque del Tevere, i due lasciano la bambina su un prato di Villa Borghese, nella speranza che qualcuno si prenda cura di lei.
Più di cinquant’anni dopo, quella bambina è Maria Grazia Calandrone, ora madre a sua volta, che decide di intraprendere un viaggio per scoprire cosa sia realmente accaduto ai suoi genitori. Procedendo alla ricerca della verità, ricostruisce la loro storia, attraverso le poche tracce che hanno lasciato dietro di loro.
Dopo il romanzo Splendi come vita (Ponte alle Grazie, 2021), in cui l’autrice esplorava il rapporto con la madre adottiva, Dove non mi hai portata affronta un nodo ancora più intimo. Maria Grazia Calandrone indaga attraverso gli articoli di cronaca dell’epoca, mettendo in luce il ritratto di un’Italia stanca della guerra ma ancora governata da rigide regole, che costringono una donna forte e piena di vita a sentirsi senza via di fuga, al punto da compiere un gesto estremo pur di non rinunciare a una vita d’amore.
La complessità delle relazioni familiari
Con una prosa intensa e coinvolgente, Maria Grazia Calandrone ci guida in un percorso di scoperta e accettazione. Dove non mi hai portata ci mostra come il desiderio di appartenenza e la ricerca della nostra identità siano parte integrante della vita umana. Dal romanzo emerge una riflessione profonda sulla complessità delle relazioni familiari, sfidando i lettori a considerare le diverse forme di legame che possono esistere tra madre e figlia.
L’autrice dimostra una padronanza narrativa notevole nel tratteggiare i personaggi, donando loro profondità e autenticità, a partire dalla protagonista, complessa e vulnerabile, con la quale molti lettori possono identificarsi. I dialoghi sono vivaci e realistici, mentre le descrizioni evocative ci immergono in una narrazione ricca di dettagli attraverso il Molise rurale, la periferia milanese in pieno boom economico, Roma di una ammaliante bellezza.
Dove non mi hai portata si distingue per la sua sensibilità e capacità di affrontare temi complessi in modo empatico. Maria Grazia Calandrone scrive un romanzo che affronta il tema universale della ricerca di identità e di appartenenza. Con una scrittura coinvolgente e personaggi ben sviluppati, l’autrice riesce a trasmettere emozioni intense coinvolgendoci in un viaggio emotivo che difficilmente fa staccare gli occhi dalle pagine del romanzo.
«Di mia madre, ho soltanto due foto in bianco e nero.
Oltre, naturalmente, alla mia stessa vita e a qualche memoria biologica, che non sono certa di saper distinguere dalla suggestione e dal mito.
Scrivo questo libro perché mia madre diventi reale.
Scrivo questo libro per strappare alla terra l’odore di mia madre. Esploro un metodo per chi ha perduto la sua origine, un sistema matematico di sentimento e pensiero, così intero da rianimare un corpo, caldo come la terra d’estate, e altrettanto coerente.
Comincio da quello che ho, le due fotografie che la ritraggono, nell’ordine in cui sono apparse nella mia vita.»
Dove non mi hai portata. Mia madre, un caso di cronaca (Einaudi, 2022)











