In un momento in cui abbiamo così tanto bisogno di leggerezza, avrei sicuramente preferito iniziare un primo articolo su un tema più leggero e gratificante, ma non si può tacere di fronte a un fenomeno di così vasta e drammatica portata, come quello della violenza di genere, definito dal presidente del Senato della Repubblica Casellati «la più tragica mattanza del mondo contemporaneo».
Ogni anno nella giornata di contrasto alla violenza sulle donne operiamo una riflessione rimandando all’anno successivo la speranza che qualcosa possa migliorare e invece, purtroppo, anche quest’anno stiamo constatando che il fenomeno si è drammaticamente aggravato, ma non solo. Quando la furia devastante della folle violenza uccide donne, bambini, figli e anche se stessi, vuol dire che, ormai, si è perso il controllo.
Ma cosa possiamo fare? Ci vuole coraggio per ammettere prima di tutto a noi stesse che l’uomo che amiamo ci sta maltrattando, ci vuole coraggio per denunciarlo, ci vuole coraggio anche solo per confidarsi.
Riconoscere la violenza a volte è molto difficile per chi la subisce. Compito di ognuna di noi è riconoscere la violenza ovunque essa alberghi e in qualsiasi forma si manifesti. Ciò ricordando che quella psicologica si insinua subdolamente giorno dopo giorno, in modo sottile e impercettibile, sino a distruggere completamente l’autostima della vittima, sino a instillarle ogni giorno una paura crescente, a isolarla completamente dalle sue relazioni affettive e amicali.
Sono questi i segnali che dobbiamo riconoscere, in modo che la violenza psicologica non apra il portale ad altre forme di violenza come quella fisica ed economica. Se non riusciamo a denunciare, cerchiamo di confidare i nostri segreti a chi ci sta vicino. Ci sono efficaci misure di protezione, non solo in campo penale, ma anche in quello civile, come l’ordine di allontanamento o il divieto di avvicinamento, del convivente maltrattante che può essere onerato della corresponsione, in favore delle vittime, di un contributo mensile al loro mantenimento.
Non è necessario che si tratti di un legame affettivo o sentimentale, si può trattare anche di semplice coabitazione.
C’è un numero semplice da comporre: 1522. Ma se non siamo in grado di farlo, lo farà chi ci vuole bene e ci vuole proteggere. Coraggio! Non è più tempo di aspettare.
Liana Maggiano
Liana Maggiano è iscritta all’Albo degli Avvocati di Genova dall’anno 1985. Esercita su tutto il territorio italiano e all’estero la professione di avvocato e cassazionista esclusivamente nel settore del diritto di famiglia e minorile. È titolare dello Studio Legale Maggiano a Genova (Via Assarotti 7/1), segnalato nel 2019 dal Sole 24 Ore, in collaborazione con Statista, tra i migliori studi in ambito nazionale nel settore di diritto di famiglia delle successioni nella macro regione Nord Italia. Presidente Aiaf Liguria, delegato nazionale, componente del comitato direttivo nazionale e del comitato dei presidenti dell’Aiaf (Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori), con sede a Milano. Maggiano è inoltre coordinatore e componente dell’Osservatorio Unicef sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – Liguria.












