La disfagia è un disturbo riferito alle difficoltà di deglutizione che possono verificarsi a causa di problemi orofaringei o esofagei. Sfortunatamente il disturbo della deglutizione costituisce una importante barriera al consumo di cibo e può portare a perdita di peso, malnutrizione e disidratazione. I sintomi comuni riportati in questi pazienti vanno dall’accumulo di cibo in bocca, alla difficoltà di masticazione, alla tosse o soffocamento con cibo o liquidi, alla necessità di stimoli per deglutire il cibo. Alcuni dei fattori che contribuiscono alla disfagia della fase orale includono l’incapacità di riconoscere visivamente il cibo e l’incapacità nella deglutizione e nell’alimentazione. La disfagia della fase faringea può portare a numerose complicanze, che possono arrivare all’aspirazione di cibo nelle vie aeree, situazione che può provocare polmonite e addirittura morte.
Nella maggior parte dei casi, gli interventi farmacologici e chirurgici risultano inappropriati per la gestione delle cause neurologiche e neuromuscolari della disfagia orofaringea, mentre altre strategie si sono rivelate valide e preziose.
Consistenza modificata del cibo
Modificare la consistenza del cibo solido può aiutarne l’elaborazione nella cavità orale per coloro che hanno difficoltà nella preparazione orale degli alimenti. Il tipo di consistenza richiesto dipende dalle esigenze orali-motorie e di deglutizione della persona. La consistenza modificata riduce più efficacemente il rischio di aspirazione (per esempio, la dieta schiacciabile con la forchetta, dieta pre-purè, purea densa e purea sottile). In particolare, i cibi addensati aiutano la persona a creare un bolo coeso, favorendo così il controllo orofaringeo e rallentando il tempo di transito nella faringe riducendo il rischio di aspirazione.
Cambiamento posturale
Una capacità motoria limitata spesso colpisce contemporaneamente le abilità orali-motorie, lo schema respiratorio necessario per mangiare e bere, il meccanismo della deglutizione, la motilità intestinale. Una stabilità posturale durante il pasto, come il supporto della mandibola, potrebbe migliorare la preparazione orale e la stabilità della fase orale. Sono da evitare la posizione del capo all’indietro e l’allungamento del collo che potrebbero favorire l’aspirazione dei cibi nelle vite aeree.
Il rispetto dei tempi
Durante l’alimentazione è fondamentale rispettare i tempi necessari alla masticazione e alla deglutizione. Questi potrebbero risultare rallentati dalla patologia neurologica. Alla fine del pasto è consigliabile mantenere una posizione seduta per almeno 30 minuti per facilitare il transito nelle vie digestive. Inoltre, un’accurata igiene orale previene irritazioni della mucosa, infezioni e aspirazioni di eventuali residui di cibo.
La gestione di un soggetto con deficit di deglutizione è sempre una questione complessa e che richiede interventi consapevoli e basati sull’evidenza. Esiste il rischio di complicanze legate alla scorretta consistenza degli alimenti, specie quando la necessità impone di preparare gli alimenti a casa con mezzi tradizionali come il frullatore. Inoltre, a una possibile non omogeneità del piatto o alla presenza di residui non sminuzzati, si somma l’evidente impossibilità di valorizzare le pietanze a livello nutrizionale o di rimanere, per l’intero pasto, nei volumi massimi consigliati per l’utenza disfagica (500cc) per evitare un eccessivo affaticamento.
I prodotti Dysphameal
In questo contesto si inseriscono i prodotti della linea Dysphameal, validi aiuti per i pazienti disfagici o con problematiche legate alla malnutrizione energico-proteica e per i loro caregiver. Si tratta di preparati che, una volta ricostituiti, creano una pietanza perfetta sotto i profili più importanti: la consistenza e la densità, i volumi del pasto, l’omogeneità del piatto, la completezza e il bilanciamento dei valori nutrizionali, delle vitamine e dei sali minerali. Ideali anche dal punto di vista dei profumi e dei sapori del piatto, perché evitano l’appiattimento dovuto al piatto unico o alla modificazione della consistenza (aggiunta quindi di diluenti come acqua o brodo o addensanti come semola, patata o amidi). A ciò si aggiungono velocità e semplicità di preparazione.
Questi accorgimenti aiutano a gestire non solo la condizione di disfagia, ma anche gli stati di inappetenza, malnutrizione o post-ospedalizzazioni, per esempio per abbreviare i tempi di recupero. E sono studiati proprio per essere utilizzati anche da operatori non professionali.
Per approfondire
Molina, L., Santos-Ruiz, S., Clave, P., Gonzalez-de Paz, L., & Cabrera, E. (2018). Nursing interventions in adult patients with oropharyngeal dysphagia: a systematic review. European Geriatric Medicine, 9(1), 5-21.











