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Obesità ed Alzheimer, ecco come le due malattie sono collegate

Obesità ed Alzheimer, ecco come le due malattie sono collegate
Uomo con morbo di Alzheimer assistito: esempio di legame fra obesità e alzheimer

Essere in sovrappeso aumenta notevolmente il rischio di peggiorare le proprie condizioni di salute. Ricerche del passato legano ormai indissolubilmente l’obesità a malattie come ictus, cancro, diabete e ipertensione che colpiscono l’organismo umano. Meno noto è il legame tra l’obesità e la salute del nostro cervello. Un recente studio ha dimostrato che un indice di massa corporea più alto e l’obesità di mezza età sono fattori collegati ad un aumento del rischio di demenza senile. Alcune prove indicano anche che l’obesità e il morbo di Alzheimer causano disfunzioni cerebrali simili.

La ricerca su obesità e Alzheimer fatta da studiosi italiani

Sono stati due scienziati italiani, Matteo De Marco e Annalena Venneri, a fare questa scoperta. I due ricercatori lavorano all’Università di Sheffield in Inghilterra e hanno pubblicato lo studio dal titolo “Obesità e vulnerabilità cerebrale nell’invecchiamento normale e anormale: uno studio MRI multimodale” che è stato ripreso dal magazine The Conversation. Il fulcro della ricerca è stato proprio quello di dimostrare che essere in sovrappeso o obesi influisce negativamente sulla salute del cervello, specialmente nelle regioni più vulnerabili agli effetti della malattia di Alzheimer. Ciò potrebbe potenzialmente peggiorare i sintomi della malattia di Alzheimer quando essa inizia a svilupparsi.

I dati della connessione fra obesità ed Alzhmeier

Lo studio ha esaminato 57 persone che erano sane e non avevano alcun segno di Alzheimer, 68 pazienti che avevano un lieve deterioramento cognitivo ma potevano ancora funzionare normalmente nella vita di tutti i giorni e 47 pazienti con una diagnosi clinica di Alzheimer. I ricercatori hanno preso le misurazioni dell’indice di massa corporea di ogni partecipante e la circonferenza della vita per determinare se si trattava di un peso normale, sovrappeso o sottopeso. Hanno quindi invitato tutti i partecipanti a fare una risonanza magnetica per misurare la struttura del loro cervello.

I risultati hanno mostrato che nelle persone in sovrappeso o obese che non avevano un deterioramento cognitivo c’erano maggiori livelli di perdita di cellule cerebrali e minore flusso sanguigno cerebrale. Tutti questi cambiamenti influenzano le funzioni mentali, incluso il modo in cui ricordiamo le cose e la nostra capacità di svolgere le attività quotidiane. Gli studiosi hanno anche scoperto che questi cambiamenti si sono verificati nelle regioni del cervello frontale, temporale e parietale.

Non solo queste regioni svolgono un ruolo importante nella memoria, nella pianificazione e nell’interpretazione del mondo visivo, ma sono anche aree in cui l’Alzheimer causa la maggior perdita di cellule e diminuzione del flusso sanguigno. Inoltre, nei pazienti con Alzheimer non affetti da obesità è stata notata una minore perdita di cellule cerebrali. Ciò suggerisce che il mantenimento di un peso sano dopo la diagnosi può aiutare i pazienti a preservare le cellule cerebrali più a lungo, rallentando la progressione della malattia.

Andrea Indiano

 

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