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Silver Economy: criticità e opportunità di business

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Negli ultimi decenni si stanno verificando a livello globale significativi cambiamenti demografici che stanno portando a un graduale invecchiamento della popolazione. Gli over 65, meglio conosciuti come “Silver“, rappresentano il 23% della popolazione italiana, pari a circa 14 milioni di persone, di cui oltre la metà sono donne.

Questa fascia non rappresenta però solo una componente numerosa e importante della popolazione in termini sociodemografici, ma si caratterizzano anche per una condizione economica migliore e per una capacità di spesa superiore a quella delle altre fasce d’età.

Il network internazionale Rome Business School ha pubblicato lo studio “Silver economy e invecchiamento demografico in Italia. Criticità e opportunità di business”. La ricerca si focalizza sui più recenti trend sull’andamento demografico in Italia e nel mondo e analizza l’impatto dell’invecchiamento globale sugli attuali assetti economici e politici, le istituzioni, i mercati e le imprese.

I cambiamenti demografici: l’Italia è la nazione più vecchia d’Europa

Oggi in Italia i Silver rappresentano il 23% della popolazione totale, pari a circa 14 milioni di persone, di cui oltre la metà donne, che diventeranno oltre 16 milioni nel 2030. A livello regionale l’incidenza maggiore di ultra 65enni si registra nel Nord-Ovest e al Centro, con un individuo su quattro. Segue poi, a breve distanza, il Nord-Est con il 24,2%. Più staccati le Isole con il 23,2% e il Sud con il 22,2%.

Sebbene diversi paesi e regioni sperimentino la transizione demografica a ritmi diversi, si prevede che nel mondo gli over 50 aumenteranno di circa il 70% nel periodo 2020-2050, così che una persona su tre (pari a 3,2 miliardi di individui) avrà 50 anni o più entro il 2050 e, entro il 2075, gli over 65 supereranno i giovani sotto i 15 anni.

Come conseguenza di questo processo di invecchiamento, è in crescita una Silver Economy che, secondo l’autrice della ricerca, Katerina Serada, “non è uno dei ‘mercati’, ma piuttosto un’‘economia’ trasversale che sta plasmando tutti i mercati e i settori, in particolare l’edilizia abitativa, i trasporti, l’alimentazione, le assicurazioni, la tecnologia, la salute (l’e-health), le comunicazioni, lo sport, il tempo libero e i viaggi”.

Il contributo degli anziani all’economia globale: l’Italia in testa alla classifica

Gli adulti di età superiore ai 50 anni contribuiscono al PIL mondiale per 45 miliardi di dollari ed entro il 2050 questa cifra raggiungerà i 96 miliardi di dollari. Grazie alla loro capacità di spesa in beni e servizi, nel 2020, la popolazione con più di 50 anni ha sostenuto un terzo dei posti di lavoro del mondo, ovvero poco più di 1 miliardo di posti di lavoro, generando 23 miliardi di dollari di reddito da lavoro. Si prevede che entro il 2050, gli ultracinquantenni sosterranno 1,5 miliardi di occupazioni (equivalenti al 38% dei posti di lavoro nel mondo) e il loro impatto sul reddito da lavoro sarà più che raddoppiato, raggiungendo i 53 miliardi di dollari.

L’impatto è forte anche in termini di spesa. In termini monetari, in Italia, il valore aggiunto riconducibile ai settori economici in cui la Silver Economy ha un impatto diretto è di almeno 43,4 miliardi di euro. In tale contesto, “il nostro Paese ha un buon posizionamento nei settori cardine della silver economy come la prevenzione, la salute, e l’assistenza domiciliare avanzata, grazie a primati industriali nel campo della mobilità e della nutraceutica”, afferma Valerio Mancini, autore dello studio.

L’impatto della Silver Economy e i settori chiave

Nel nostro Paese, l’abitazione è al primo posto nella spesa dei Silver con il 48,7% del totale della spesa media mensile; il secondo settore è il consumo alimentare che per le coppie over 65 è più alto di circa il 12% rispetto alle corrispondenti tipologie familiari più giovani; il terzo settore per importanza è quello dei trasporti a cui le coppie di 65 anni e più dedicano circa il 9% della loro spesa mensile e i servizi sanitari che rappresentano il 6-7% della spesa mensile.

L’impatto di questo fenomeno, così come emerge dalla ricerca, non riguarda solo i settori della sanità coinvolgendo i servizi finanziari, i beni di consumo, l’immobiliare, il turismo. Entro il 2025, si stima che la Silver Economy contribuirà all’economia europea per 5,7 trilioni di euro.

Significativo è poi l’impatto sullo sviluppo tecnologico e non soltanto collegato alla sanità. Si registra, infatti, tra i silver un sostanziale incremento sia nell’adozione di Internet e nell’utilizzo di smartphone, sia nell’adozione della “banda larga” e dei tablet. In tale ambito, inoltre, va sottolineato che l’uso di Internet tra gli anziani è aumentato nell’ultimo decennio, soprattutto nei Paesi di UE, Stati Uniti, Cina, India. Tuttavia, molti hanno difficoltà a interagire con i prodotti digitali, la cui progettazione spesso non tiene conto delle necessità di questa particolare tipologia di utenti.

Questo trend porta alla sempre maggiore integrazione di complesse tecnologie assistive nei beni di consumo e avrà quindi un impatto diretto sempre più forte sulla competitività delle PMI che producono ed esportano beni nei “mercati dell’invecchiamento” in tutto il mondo. Tra le esigenze più imperanti registrate: rimanere nelle proprie abitazioni il più a lungo possibile, nuove soluzioni di mobilità indipendente e monitoraggio più efficiente della salute.

Le nuove sfide poste dell’economia d’argento

Le implicazioni sociali, economiche e fiscali sembrano dunque essere molteplici e le crescenti esigenze porteranno inevitabilmente ad una cooperazione in materia di innovazione intersettoriale mentre “fusioni e acquisizioni offriranno ulteriori opportunità per accelerare l’avvento della tecnologia e della digitalizzazione nella Silver Economy, sviluppando così un mercato di nuovi beni e servizi su larga scala”.

Le analisi proposte dagli autori mostrano, quindi, che il processo di invecchiamento non va inteso come una minaccia alla sostenibilità fiscale ma, anzi, rappresenta un’enorme risorsa con benefici per tutte le generazioni, portando l’economia su binari più sostenibili e umani. Lo studio sottolinea la necessità di riforme fondamentali dei modelli di lavoro, dell’innovazione, delle forme di business, delle istituzioni e dei sistemi sanitari. È dunque necessario:

  • sviluppare nuovi approcci per la prevenzione delle malattie e l’erogazione delle cure, definire nuovi modelli di contratti sociali e di welfare;
  • sviluppare prodotti e servizi (tecnologici) e modelli di innovazione aziendale;
  • rafforzare un approccio orientato al lifelong learning, capace di far fronte ad un allungamento dell’età lavorativa fino a oltre 70 anni, e un numero di occupazioni sicuramente superiore negli anni a venire.

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