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Sant’Anna 1984: la realtà che mancava nell’assistenza domiciliare

Una giovane realtà attiva nel settore dell’assistenza domiciliare che ha puntato fin da subito sull’alta professionalità delle proprie risorse, fornendo alle famiglie un servizio in grado di garantire il miglior livello di qualità della vita possibile al loro assistito. Parliamo di Sant’Anna 1984, cooperativa sociale attiva nel Lazio che, nata appena tre anni fa, guarda già oltre i confini regionali e punta a espandersi nel Nord Italia, con una nuova sede forse già nel 2022.

La cooperativa è stata fondata da Kristina Tatenko, giovane imprenditrice russa, classe 1984, attuale presidente. Appassionata di sociale e di psicologia, figlia di un’operatrice sociale, Tatenko ha sviluppato negli anni una grande sensibilità sul tema: accorgendosi delle numerose difficoltà che lavoratori e famiglie incontrano in questo settore, ha voluto costruire un ambiente di lavoro professionale e stimolante per dipendenti e collaboratori e un punto di riferimento utile per le famiglie che hanno bisogno di assistenza.

«I servizi che forniamo riguardano solo l’assistenza domiciliare – descrive Alessandro Luisi, direttore commerciale di Sant’Anna 1984 – Tra i nostri assistiti ci sono soprattutto persone anziane, ma seguiamo anche qualche caso di persone con disabilità di età inferiore. Il lavoro che svolgiamo è a 360 gradi, dall’individuazione della risorsa più adatta allo svolgimento delle pratiche burocratiche, fino all’assistenza vera e proprio. L’unico onere a carico della famiglia è un versamento mensile». Tutte le assistenti hanno un contratto con la cooperativa: «Ciò mette al riparo la famiglia da tutte le difficoltà che si incontrano quando si diventa datori di lavoro – ricorda Luisi – Sappiamo che il 74% dei rapporti tra assistito e assistente finisce in partenza, non solo per incompatibilità di caratteri, ma anche a causa di contratti di lavoro sbagliati. Il nostro contratto classico è h24, con una pausa di un giorno e mezzo, per un totale di 54 ore settimanali, regolarmente remunerate. Ma fuori dalla nostra Cooperativa non sempre avviene questo: nella maggior parte di casi vengono stipulati contratti da 20 o 24 ore e il rimanente viene pagato in nero. Ciò, oltre a rappresentare una frode verso lo Stato, comporta anche una minor quota contributiva per l’assistente. Da queste situazioni, che spesso determinano la chiusura del rapporto, possono anche nascere delle vertenze legali».

La famiglia, in ogni caso, si ritroverebbe costretta a cercare una nuova figura professionale: «Nella nostra cooperativa siamo sempre molto attenti alle richieste che riceviamo e siamo molto rigidi sulle competenze. Il nostro modus operandi tutela l’assistente e la famiglia stessa: avere dentro casa un’operatrice soddisfatta porta anche benefici all’assistito».

Come lavora la cooperativa? «Il primo passo è un sopralluogo conoscitivo, che viene svolto da un nostro operatore tecnico nella casa della persona che dovrà ricevere assistenza – spiega Luisi – Generalmente, presenziano anche i famigliari o i caregiver. In questa occasione, si redige un verbale sulla storia clinica della persona, un quadro dei medicinali che devono essere assunti e un piano assistenziale. Questo comprende una serie di attività relative al domicilio, dall’igienizzazione del bagno alla camera da letto, ma anche la preparazione dei pasti e il riordino della casa. Per intenderci, tutte le operazioni di base per la pulizia e l’igiene del domicilio: non eseguiamo le pulizie straordinarie e di fondo, ma solo quelle ordinarie. Il piano assistenziale comprende anche le fondamentali attività fisiche e cognitive».

L’obiettivo è mantenere l’assistito attivo, offrendogli lo stimolo di uscire almeno una volta al giorno per una passeggiata o un caffè o per altre esigenze. «È importante che non perdano l’abitudine di uscire, cosa che il lockdown ha già pesantemente minato. Ciò aiuta anche a non perdere il tono muscolare: a questo proposito facciamo svolgere anche esercizi in casa, di supporto e sollievo, sempre in base alle esigenze dell’assistito». Le attività cognitive servono invece a frenare l’avanzamento di forme di demenza: «Parliamo di partite a carte, dama, scacchi, ma anche letture di libri, parole crociate, mandala», precisa il direttore commerciale di Sant’Anna.

Una volta finito il sopralluogo, la cooperativa individua la risorsa più idonea e performante per la famiglia. La base di partenza è già molto solida: «Le nostre risorse devono superare molti step prima di essere assunte – spiega Luisi – Prima di tutto chiediamo un curriculum con almeno tre referenze: sì, siamo molto pignoli, le verifichiamo tutte. Poi, devono svolgere un test in italiano: 50 domande a risposta aperta, che ci aiuta a capire il loro livello di italiano scritto e parlato. Tra i servizi inseriamo non a caso anche un diario giornaliero per condividere le attività svolte con noi e la famiglia. I successivi step sono un colloquio psico-attitudinale con la nostra psicologa, per verificare tre requisiti fondamentali: dolcezza, pazienza, empatia. Infine, un test pratico con i nostri infermieri che prevede l’utilizzo di vari ausili medici. Passando anche questo test, la risorsa viene inserita in un corso di formazione in cui spieghiamo il nostro metodo di lavoro. Superato il corso, si viene assunti».

In media la cooperativa svolge duemila colloqui al mese, dai quali derivano, mediamente, 40 assunzioni mensili. Al momento conta all’attivo 200 risorse, per una media di 150 servizi già attivi nella regione. Ogni giorno la cooperativa riceve 30-35 richieste di servizio (di cui molte anche per servizi non erogati da Sant’Anna, come le pulizie domestiche). Ogni mese vengono attivati circa 40 nuovi servizi domiciliari.

«Una volta individuata la risorsa – dice Luisi – questa viene presentata alla famiglia in un breve video in chat: se viene gradita, l’assistente, accompagnata dall’operatore tecnico, può incontrare l’assistito e la sua famiglia nel domicilio per una presentazione dal vivo. Nel caso di riscontro positivo, la risorsa può iniziare subito a lavorare». Generalmente entro i primi 20 giorni si capisce se c’è “feeling” tra le persone: «In mancanza di empatia, l’assistente viene sostituita entro 72 ore, ma garantendo sempre la continuità di servizio», precisa Luisi.

Da tempo, tra le principali richieste da parte delle famiglie c’è il possesso di green pass da vaccinazione. Da oggi, con l’obbligo di certificazione verde sul luogo di lavoro, questa richiesta è ancora più pressante: «Tutti i nostri operatori sono vaccinati – spiega Luisi – Eseguiamo comunque un tampone prima della presentazione in famiglia e, una volta iniziato il servizio, il nostro operatore ne esegue uno ogni 15 giorni».

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