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Robot: l’evoluzione dell’assistenza ai senior in abitazioni sempre più connesse

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Oggi il robot viene associato a tre principali figure iconiche: i robot industriali, che svolgono compiti una volta effettuati dagli operai, quelle degli androidi che progressivamente interagiscono con gli uomini e che ad essi assomigliano, quelle semplificate dei bot (abbreviazione di robot) che all’interno delle applicazioni più sofisticate rispondono fornendo utile assistenza. Tre immagini che solo apparentemente sembrano avere poco in comune. In realtà, tutte e tre sono macchine programmabili, dotate di diversi livelli di intelligenza artificiale, e con la possibilità di imparare, sviluppando le proprie capacità in modo verticale – su temi specifici – od orizzontale, apprendendo quindi nuove competenze rispetto a quelle per cui erano state originariamente programmate.

Al giorno d’oggi, la più convincente e completa tra le definizioni di robotica è tratta da un blog italiano specializzato sull’argomento (robotiko.it): “La robotica è una scienza interdisciplinare che si occupa della progettazione e dello sviluppo di robot. Nata come branca dell’ingegneria meccanica, è una disciplina in cui informatica, psicologia, linguistica, automazione, meccanica e biologia vanno a braccetto”.

Ciò detto, si può facilmente comprendere come la volontà di coniugare informatica, psicologia e linguistica, non può che essere fortemente orientata a ottenere un beneficio e una semplificazione della vita umana, seppur in un perimetro di regole definite. Sicuramente la robotica svolge e svolgerà un ruolo preminente nell’industria, per produrre con elevati standard qualitativi beni durevoli in settori sempre più automatizzati. L’Osservatorio Senior di Poste Italiane si concentra invece sui servizi che possono sia essere di supporto all’espletamento di attività complesse per i senior, sia facilitarne le loro relazioni sociali.

In particolare, i robot funzionali e i robot da compagnia sono entrambi tipologie impiegate a supporto delle attività quotidiane nelle nostre case – connesse – del futuro. Proprio i robot da compagnia si prevede che potranno essere utilizzati dai senior.

Caratteristiche comuni ai robot da compagnia sono in generale legate all’aspetto. Un robot che ha come compito quello di interagire con l’uomo ha un aspetto antropomorfo più o meno accentuato o assomigliano a rudimentali animali domestici, quali Pepper della società SoftBank, iCub o Aibo, il cucciolo di Sony.

ICub, per esempio, ha le dimensioni e l’aspetto di un nipotino elettronico già capace di risolvere problemi, spostare semplici oggetti e muoversi all’interno di ambienti domestici o uffici grazie a un sofisticato sistema di telecamere e sensori in grado da evitare collisioni. Molto rilevanti sono le capacità espressive di iCub, che permettono di trasmettere agli utenti “emozioni” legate all’interazione con i suoi utenti. iCub è un prodotto italiano, realizzato a Genova dall’Istituto italiano di tecnologia, in un Consorzio di Università tutte europee.

Altra caratteristica comune è la modalità di interazione. La voce, attraverso il linguaggio naturale, più o meno sofisticato, permette all’uomo di fare eseguire compiti specifici e al robot di stabilire una relazione empatica tanto da indurre l’uomo ad aumentare progressivamente il numero di interazioni e richieste. Per questo motivo sull’interazione vocale si concentra una gran parte degli sforzi di progettazione algoritmica e design. Il robot viene programmato per esprimersi in modo semplice per indurre l’interlocutore umano a semplificare le proprie richieste, come succede quando ci rivolgiamo a un bambino o a una persona con una conoscenza limitata della nostra lingua.

Questo “limite” viene tenuto generalmente basso dai progettisti per indurre gli utilizzatori a un livello di interazione diretto e semplificato, alleggerendo così la necessità di calcolo complessivo della macchina. Ultima caratteristica comune, la capacità di visione. Tutti dotati di una o più telecamere oltre che a sensori di prossimità per identificare eventuali ostacoli, questi robot possono vedere e comportarsi di conseguenza anche in ambienti meno stabili e ordinati come un’abitazione, dove le sedie possono venire di frequente spostate, una valigia può comparire all’improvviso intralciando il percorso di solito fatto dal robot per passare tra un tavolo e un mobile del salotto.

Gli utilizzi di questi sistemi sono e saranno molteplici, soprattutto nell’ottica di servizi integrati. Come dice il direttore dell’Iit, Giorgio Metta: «Esistono ambiti molto promettenti al di là dell’industria… le applicazioni in campo medico, nella riabilitazione o nella micro logistica in ospedale». Ma dovremo aspettare ancora prima di vedere androidi con funzione di badanti, in grado di muoversi agilmente tra cucina e camera da letto e con un prezzo di mercato abbordabile.

A oggi la robotica in casa può svolgere semplici attività domestiche, tuttavia è già molto efficiente nelle operazioni di monitoraggio e controllo, come osservare e comprendere se una persona improvvisamente cade a terra, registrare tramite sensori alcuni dati biometrici quali la frequenza cardiaca e fare da sentinella per intrusioni nell’appartamento. I vantaggi del fornire sempre più supporto alle persone che desiderino mantenere la propria indipendenza e qualità di vita continuando ad abitare nelle proprie case, aiutati da sistemi connessi, robot e servizi integrati, sono descritti in uno studio italiano del 2014(45) in cui si evidenzia come l’integrazione tra ambiente casalingo connesso ed intelligente, supportato dalla robotica domestica, possano costituire una piattaforma eccellente per agevolare e supportare i senior nel futuro.

Al raggiungimento dell’obiettivo di mantenere una vita indipendente e attiva concorreranno anche i cosiddetti robot funzionali, già presenti in alcuni centri di riabilitazione per aiutare le persone a riacquistare la capacità di utilizzo autonomo degli arti dopo traumi importanti. Questi robot, se usati in riabilitazione, vengono programmati per favorire l’esercizio leggero ai pazienti, integrando il lavoro dei fisioterapisti potendo estendere l’attività anche in assenza di operatori.

Un secondo utilizzo, completamente differente, è quello dei robot “dispensatori di farmaci” utilizzati per aiutare il personale infermieristico: dotati di telecamere e sensori in grado di riconoscere le confezioni dei farmaci, possono percorrere i corridoi degli ospedali evitando la possibilità di somministrazioni di farmaci errati. La programmazione avviene automaticamente leggendo le cartelle cliniche e le prescrizioni dei medici curanti. I robot funzionali più interessanti e con maggiore potenziale per i silver sono sicuramente gli eoscheletri: di fatto appaiono come delle vere e proprie armature indossabili che permettono di sollevare pesi, alzarsi e piegarsi anche in caso di muscolatura e articolazioni non più efficienti. In questo caso la programmazione dell’esoscheletro è più che altro una personalizzazione sulle caratteristiche di ciascun utente che deve poterlo indossare e farlo reagire in modo opportuno ai propri stimoli elettrici prodotti dal cervello.

Il percorso di ricerca è quindi molto lungo ma affascinante. Tutte le categorie di robot funzionali potrebbero un domani aiutarci anche a domicilio, a svolgere attività fisica quotidiana, controllando la nostra postura per limitare incidenti domestici e fratture.

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