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Le caratteristiche dell’invecchiamento fisiologico

Con l’avanzare dell’età è normale assistere ad un fisiologico decremento delle prestazioni cognitive: attenzione, concentrazione, memoria, percezione, capacità di apprendimento e velocità di elaborazione delle informazioni; tuttavia, rimangono generalmente stabili il linguaggio, il ragionamento, le abilità visuo-spaziali e il quadro di personalità. Ciò accade soprattutto per le abilità cognitive ipostimolate, ma è bene sottolineare che anche un ridotto uso di strategie o limitate conoscenze sul funzionamento della mente, contribuiscono a creare difficoltà nella memorizzazione, per questo è importante mantenere attivo non solo il nostro fisico ma anche il nostro cervello e imparare a conoscerlo aiuta a capire come mantenerlo attivo e stimolato.

La memoria

La memoria permette di codificare, immagazzinare, conservare e recuperare le informazioni. La memoria, quindi, non è solo “ricordare qualcosa” ma è un processo più ampio che comprende tre processi principali: codifica, memorizzazione e recupero. È un elemento dinamico, è costantemente al lavoro nel guidare i nostri pensieri e le nostre azioni, perché non esiste azione o condotta che avvenga in assenza di memoria. Permette di collegare eventi del passato al comportamento presente e alla pianificazione del futuro. Ovviamente non si può ricordare tutto: questo perché riusciamo a prestare attenzione solo ad una quantità limitata di informazioni per volta, e di conseguenza quello che passa in memoria è una selezione della stimolazione che viene fatta sulla base di ciò che ci ha colpito sensorialmente, cognitivamente o emotivamente. Solo queste informazioni vengono elaborate e quindi passano nell’archivio mnemonico.

I sistemi di memoria

A differenza di quanto si pensi la memoria non è unica, ma è costituita da componenti separate con proprie caratteristiche psicologiche e correlati anatomo-fisiologici distinti. Tali sistemi differiscono per durata della traccia mnestica e capacità di immagazzinamento delle informazioni. Atkinson e Shiffrin (1968) postularono l’esistenza di tre tipi di memoria: la Memoria Sensoriale; la Memoria a Breve Termine; la Memoria a Lungo Termine.

  • La memoria sensoriale è legata ai sensi, è il primo stadio della memoria. Durante questa fase, le informazioni sensoriali che recepiamo dall’ambiente vengono conservate per un brevissimo periodo di tempo, generalmente per non più di mezzo secondo per informazioni visive e 3 o 4 secondi per informazioni sonore. La creazione di un ricordo inizia quindi sempre con la sua percezione: può trattarsi di un’informazione visiva, di un suono, o di una sensazione
  • La memoria a breve termine trattiene le informazioni per pochi secondi, le stime si aggirano intorno a un tempo che oscilla tra i 10 secondi e i 20 secondi. Trascorso tale termine la traccia scompare, a meno che non venga trasferita nella memoria a lungo termine. La memoria a breve termine è utilizzata di frequente nel corso della giornata: per ricordare un numero di telefono, la lista della spesa ecc. Nel 1974 Alan Baddeley e Graham Hitch hanno introdotto, un’ulteriore tipologia di memoria: la working memory ovvero la memoria di lavoro. Si tratta di un processo basato sul mantenimento temporaneo dell’informazione finalizzato ad un utilizzo immediato, per permettere l’esecuzione di un’attività cognitiva come ad esempio la comprensione, il ragionamento e l’apprendimento.
  • La memoria a lungo termine è un ‘archivio’ senza limiti spazio-temporali, nel quale sono conservate le esperienze vissute e le conoscenze acquisite nel corso della vita. Si tratta quindi di una sorta di archivio storico personale, nel quale sono presenti i ricordi più significativi e che in qualche modo hanno formato e segnato il nostro carattere e la nostra personalità. Il range temporale di trattenimento delle informazioni spazia da pochi minuti a interi. Essa a sua volta comprende:
  • Memoria episodica: essa comprende tutti quegli episodi personali immagazzinati nel corso della nostra vita associati ad un momento specifico, si riferisce ad eventi collocabili in una dimensione spazio-temporale e quindi anche di tipo autobiografico (per esempio il giorno del matrimonio, il primo giorno di lavoro, la nascita di un figlio, quella volta che caddi dalla bicicletta ecc). Costituiscono sottosistemi della memoria episodica la:

1) Memoria autobiografica: aspetti personali riguardanti il passato (notizie personali, esperienze vissute);

2) Memoria prospettica: provvede alla programmazione di azioni che dovranno essere compiute a distanza di tempo e alla rievocazione delle stesse. La memoria prospettica, definita anche la memoria delle intenzioni, è la capacità di ricordare e fissare gli impegni del futuro. permette di “programmare le azioni future e di rievocarle nel momento in cui devono essere compiute.” Essa si divide in memoria prospettica basata sul tempo (“devo prendere una medicina alle ore 20.00”) e in memoria basata sugli eventi (“quando suona la sveglia devo prendere la medicina”).

  • Memoria semantica: riguarda le conoscenze generali sul mondo che ci circonda, i significati e i simboli, ovvero quella parte della memoria che concerne le conoscenze
  • Memoria procedurale è la memoria relativa a procedure, schemi di azione, sequenze comportamentali, ovvero la memoria del “come si fanno certe attività” (es. andare in bicicletta).

 

Possiamo dunque sintetizzare la memoria come un vero e proprio “sistema di magazzini”. Solo alcuni di questi tipi di memoria peggiorano con l’età, e sono quelli che richiedono un maggiore sforzo cognitivo: con l’avanzare dell’età i circuiti della memoria di lavoro, diventano meno efficaci e le persone sperimentano difficoltà nel fissare informazioni o richiamare alla memoria eventi recenti, si fatica a svolgere più compiti contemporaneamente o ad a apprendere qualcosa di nuovo. Mentre rimane più efficiente la memoria a lungo termine, ovvero la capacità di rievocare avvenimenti vissuti nel passato o informazioni immagazzinate da tempo, così come rimangono efficienti anche la memoria procedurale e semantica. Anche un deterioramento della memoria episodica fa parte del normale invecchiamento, così come della memoria prospettica. I problemi di memoria associati al normale invecchiamento non influiscono sulla vita quotidiana degli anziani: ad esempio, se dimentichiamo dove abbiamo riposto le chiavi o se perdiamo frequentemente gli occhiali, probabilmente abbiamo bisogno di più organizzazione dato che durante queste attività ripetitive il cervello entra in modalità automatica e l’attenzione fallisce. Talli “lapsus della mente” sono molto comuni e cominciano a manifestarsi già all’età di circa 20 anni e continuano in modo relativamente lineare fino all’età avanzata.

Altri cambiamenti tipici dell’invecchiamento fisiologico

  • Rallentamento psicosensoriale e motorio, il quale si traduce in un allungamento tempi di
  • Rallentamento nel processare le informazioni
  • Diminuisce la capacità di inibire le informazioni irrilevanti: ovvero si hanno difficoltà a inibire le informazioni e le risposte non pertinenti all’attività, creando quindi maggior confusione
  • Graduale compromissione dell’intelligenza fluida: comprende abilità come il ragionamento, la logica, la memoria di lavoro e la velocità di
  • Deficit dell’attenzione: L’attenzione su uno stimolo ha una durata limitata (circa 20 minuti) e, man mano che si invecchia, questo tempo di concentrazione si abbrevia fisiologicamente e si diventa sempre più “distraibili”. Molti deficit di memoria lamentati non solo dagli anziani, ma spesso anche da persone di 40-50 anni, sono in realtà imputabili a deficit dell’attenzione. Infatti, molte informazioni non vengono fissate in modo adeguato perché non prestiamo attenzione alle nostre azioni e al “momento presente” o per uno stato di sovraccarico legato alla enorme quantità di informazioni che siamo costretti a processare ogni giorno nella nostra vita. Bisogna ricordare che fattori come stress, stanchezza psicofisica e umore deflesso hanno un’influenza negativa sulle prestazioni mnestiche e sul rendimento cognitivo quotidiano. Per tali ragioni è importante tenere in considerazione tutti i fattori che possano in qualche modo interferire (a riguardo riporto il link di un mio approfondimento sull’invecchiamento attivo: altraeta.it).

 

Dunque, il decremento fisiologico delle prestazioni non deve allarmare o essere confuso con un invecchiamento “patologico” il quale, invece, comporta una compromissione più importante delle funzioni cognitive che va a determinare un quadro specifico di sintomi cognitivi, comportamentali e della personalità, con ripercussioni sull’autonomia e sullo svolgimento delle normali attività di vita quotidiana. Un quadro patologico, infatti, presenta caratteristiche come ad esempio: non ricordare i luoghi, le date o le persone, perdersi in luoghi familiari, ripetere o chiedere più volte la stessa cosa a distanza di poco tempo, mostrare comportamenti bizzarri (le persone con demenza spesso ripongono gli oggetti nei posti più strani, ad es. riporre un oggetto nel luogo sbagliato, il telefono nel frigorifero…), e sintomi comportamentali (maggior irritabilità, labilità emotiva, apatia, aggressività, deliri, allucinazioni…).

“Se non riesci a ricordare dove hai messo le chiavi, non pensare subito all’Alzheimer; inizia invece a preoccuparti se non riesci a ricordare a cosa servono le chiavi”. Rita Levi Montalcini

Maria Lucia Caniglia

Psicologa esperta in Neuropsicologia e Psicologia dell’invecchiamento. Lavora presso Centri per Anziani con Decadimento Cognitivo e svolge diversi Corsi e Seminari in qualità di Docente/Relatore Presso Enti, Aziende, Associazioni e in ambito Accademico.
www.trainingautogenopadova.it
https://www.facebook.com/dottssacaniglia.psicologa

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