Isabel Allende è sempre una garanzia, sia per i suoi affezionatissimi lettori, che la seguono da ormai ben 21 romanzi, sia per gli editori, che sanno già che possono contare su di lei per rimettersi in piedi nel caso di annate pessime.
L’ultimo, e il ventunesimo, romanzo della Allende, L’amante giapponese, non è da meno.
La sua stesura era iniziata un fantomatico 8 gennaio, data scelta dall’autrice per un’abitudine cabalistica che ha accompagnato tutti i suoi precedenti romanzi. Un piccolo vizio glielo si può pur concedere a questa autrice che ha alle spalle cifre da record e che oggi, a 74 anni, dopo il recente divorzio dal marito e la morte dell’amato cagnolino, dichiara di sentirsi incredibilmente sola, ma anche pronta a una nuova rinascita.
Ma veniamo al libro.
“L’amante giapponese” racconta in contemporanea le vicende di due coppie: una in età avanzata e l’altra invece agli inizi della gioventù. Tempo e luogo di mischiano sulla scena di una casa di riposo di San Francisco, dove la giovane impiegata moldava Irina diventa assistente personale di Alma, un’anziana e ricca ospite del centro e perno tra presente e passato. E’ Alma a raccontare a Irina di questo “amante giapponese” del titolo, che altro non è che il grande amore della sua vita, perduto, ritrovato e riperduto sullo sfondo della Seconda Guerra mondiale e dei campi di prigionia.
Con un continuo salto tra passato e presente, si alternano vicende di vita e di vecchiaia, che appartengono alla quotidianità di tutti gli esseri umani.
Nel frattempo la Allende si gode il meritato riposo, almeno fino a questo 8 gennaio, quando magari inizierà un nuovo romanzo.











