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Invecchiare bene si può: fattori che influenzano l’healthy ageing e i miti da sfatare

Invecchiare è un processo naturale e fisiologico, generalizzato a tutti gli individui, ma si svolge con modalità, ritmi, caratteristiche che variano da persona a persona, in questo senso si parla di eterocronia. Conoscerne le caratteristiche e i fattori che lo influenzano, risulta quindi di fondamentale importanza per vivere e promuovere un invecchiamento attivo e sfatare miti e stereotipi.

I fattori che influenzano l’invecchiamento sono genetici, sanitari, ma incidono anche i fattori culturali, lo stile di vita (uno stile di vita sano caratterizzato da alimentazione corretta, esercizio fisico, formazione sui temi della salute e monitoraggio delle condizioni fisiche può favorire un invecchiamento positivo), le esperienze di vita, l’aspetto economico, la rete sociale, ambiente e famiglia (l’invecchiamento varia notevolmente se un individuo vive solo, in coppia, o in un gruppo più numeroso), la personalità (essere attivi, motivati, creativi e impegnati si associa ad un invecchiamento più favorevole rispetto a chi è più chiuso e disimpegnato), la resilienza (processo
attraverso il quale le persone riescono a raggiungere e mantenere un buon funzionamento e sviluppare le proprie potenzialità in contesti di vita caratterizzati da avversità o situazioni percepite come ostili o di difficile gestione).

Gli anziani resilienti sono in grado di reagire in modo costruttivo, riflettendo sulle strategie da mettere in atto per poter acquisire nuovamente una qualità di vita, una percezione e una visione positiva del futuro (Zambianchi & Ricci Bitti, 2012).

Invecchiare è dunque un fenomeno così complesso che non può essere affidato alla sola età cronologica, e purtroppo ancora oggi si lega a pregiudizi e stereotipi che lo descrivono in una chiave negativa e caratterizzato da sole perdite.

Sfatiamo alcuni miti

  • “Sono troppo vecchio per imparare qualcosa di nuovo”: in realtà, si può apprendere lungo tutto l’intero arco di vita! Non esiste un’età o un momento destinato ad imparare e altri nei quali si applica ciò che si è imparato. In ogni momento si apprende e si applica contemporaneamente e da ciò che si sperimenta si attivano sempre nuovi processi di apprendimento. “Ho perso un po’ la vista, molto l’udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent’anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente.” R. L. Montalcini.
  • “Perdiamo migliaia di neuroni ogni giorno”: questo mito è basato sui primi ed errati tentativi di
    contare il numero di neuroni in varie regioni cerebrali. Gli scienziati ora sanno che il cervello in
    realtà perde relativamente pochi neuroni con l’avanzare dell’età. Tale perdita tende a concentrarsi in alcune regioni, che può spiegare alcuni casi di declino legato all’età nella memoria e nell’agilità fisica. L’esercizio mentale, soprattutto imparare cose nuove o dedicarsi ad attività intellettualmente stimolanti, ha dimostrato di essere in grado di rafforzare le reti delle cellule cerebrali e di
    contribuire a preservare le funzioni mentali. Il cervello vuole imparare, vuole essere impegnato e
    attivo come una macchina per l’apprendimento.
  • “Il cervello non produce nuove cellule cerebrali”: la ricerca negli ultimi anni ha chiarito ormai
    che alcune aree del cervello, tra cui l’ippocampo e il bulbo olfattivo (il centro di elaborazione del
    profumo), generano regolarmente nuovi neuroni, molti dei quali si sviluppano fino ad acquisire una
    funzione rilevante nei circuiti cerebrali.
  • “Solo un giovane cervello è plastico”: la plasticità invece è presente a ogni età! Anche in età
    avanzata i meccanismi di compensazione mantengono un elevato livello funzionale nonostante la
    presenza di perdite fisiologiche. Il cervello continua a “ri-organizzarsi”. Così come nelle prime fasi
    di sviluppo il nostro cervello è plastico per adeguarsi ai cambiamenti che avvengono, allo stesso
    modo il cervello è plastico nell’anziano, e mentre alcune aree subiscono delle perdite, altre
    prendono il sopravvento. Il cervello si riorganizza per svolgere un compito dalla giovinezza
    all’anzianità. A riguardo molto importante è il concetto di riserva cognitiva, ovvero la capacità del cervello di compensare i danni per poter funzionare in modo adeguato, di improvvisare e trovare modi alternativi per completare un lavoro. In altre parole l’individuo con più riserva cognitiva può tollerare delle lesioni più estese prima che appaia un disturbo clinico rispetto ad un individuo con minore riserva cognitiva. Molta di questa riserva cognitiva è influenzata da fattori ambientali che possono essere sviluppati e ampliati nel corso della vita, come:
    – LIVELLO DI SCOLARITÀ
    – LA SOCIALITÀ
    – STILE DI VITA
    – ATTIVITÀFISICA E MENTALE
  • “Il declino della memoria è inevitabile”: con l’avanzare dell’età è normale e fisiologico un calo
    delle prestazioni poiché man mano diminuiscono risorse importanti come la velocità di
    elaborazione (si assiste ad un allungamento dei tempi di reazione), e la capacità di inibizione,
    (maggiore difficoltà a selezionare le informazioni che servono e a inibire quelle inutili). Nonostante
    il calo molte persone raggiungono, anche in età molto avanzata, delle buone prestazioni. La
    genetica gioca chiaramente un ruolo nell’invecchiamento di successo, ma come esposto nei
    paragrafi precedenti, anche il modo in cui viviamo la nostra vita è fondamentale ed è un elemento
    che possiamo controllare. L’attività fisica e mentale, la dieta, le relazioni sociali, il modo in cui
    gestiamo lo stress e il modo in cui vediamo noi stessi e il mondo che ci circonda, sono tutti fattori
    importanti. Inoltre ci sono molti fattori che influiscono negativamente sulle nostre prestazioni e su
    cui però possiamo agire, come:
    – LO STRESS
    – LA DISTRAZIONE: se non si presta attenzione non si memorizza
    – L’ANSIA: in uno stato d’ansia o emotività, si possono avere vuoti di memoria
    – LA MOTIVAZIONE: se non si è interessati si fatica a ricordare
    – L’INCOMPRENSIONE: se non si capisce si fatica a memorizzare
    – LA MANCANZA DI ORGANIZZAZIONE: è importante organizzare il materiale da ricordare
    Un buon approccio alla vita, motivazione, un costante esercizio permettono di mantenere meglio e
    più efficienti le nostre abilità, se queste infatti non vengono esercitate decadono prima.

Perché si ricordano meglio gli eventi del passato?

Con l’avanzare dell’età si assiste a un fenomeno comune e particolare: la tendenza a ricordare meglio gli eventi del passato. Perché avviene questo? Il ricordare con più facilità episodi accaduti quando si aveva tra i 10 e i 30 anni è condizionato dalla buona capacità di memorizzazione che si aveva quando era avvenuto l’evento, in un momento, quindi, in cui il sistema cognitivo era al massimo della sua efficienza. Fino all’età adulta, la vita è caratterizzata da eventi importanti e positivi in termini di sviluppo sociale, relazionale e lavorativo, ciò stimola la loro memorizzazione. Collegato a questo vi è anche il fenomeno della reminiscenza, il lasciarsi andare spontaneamente alla emersione di ricordi, anche molto remoti. È un fenomeno che va sollecitato, va rafforzato
perché salutare, esercita una funzione importante per il benessere psicologico della persona anziana e per il mantenimento e il rinforzo del suo senso di identità.

Aspetti da coltivare e che migliorano con l’età

L’immaginazione: la creatività è la capacità di inventare. È il vedere ciò che non appare, il poter descrivere ciò che non c’è ma potrebbe esserci. L’anziano ha una grande potenzialità creativa, perché, distaccandosi progressivamente dal mondo del concreto, si ritrova a poter creare ciò che non c’è. Dare sfogo alla creatività dunque! È il momento migliore!

La relazione con i nipoti: i legami diventano ancora più importanti e per questo si fanno essenziali, veri, senza finzioni, senza maschere. La vecchiaia è l’età dei legami puri. L’anziano, oltre ai figli, ha anche i nipoti, e tra loro si può instaurare un rapporto molto intenso, forte, si ritorna ad avere un ruolo, a sentirsi di nuovo fondamentali per qualcuno. Di fatto quello di nonno è il titolo a cui l’anziano tiene di più.

I desideri: se il cuore è il motore del nostro corpo, i desideri lo sono per la nostra mente. Si è soliti pensare che i desideri appartengono ai giovani, agli uomini impegnati. In realtà gli anziani hanno altrettanto bisogno di desiderare di quanto ne avevano nel passato, perché i desideri danno uno scopo alla vita. Ovviamente il loro contenuto cambia con l’età; i desideri degli anziani sono diversi, non necessariamente si legano al fare o all’avere, ma sono desideri più semplici, più genuini, più veri, come il desiderio di una chiamata, di una visita di compagnia per sentirsi vicini e per abbracciarsi.

Emozioni, il paradosso dell’invecchiamento: nonostante l’avanzare dell’età ci siano dei cambiamenti a livello fisico e cognitivo, l’elaborazione degli aspetti emotivi rimane efficiente o può addirittura migliorare. Le emozioni vengono regolate in maniera più efficiente: la percezione che il tempo che resta è più limitato rispetto a quando si è giovani, motiverebbe l’anziano a dare priorità alla ricerca di significati emotivi positivi agli avvenimenti, a rielaborare vicende negative del passato in chiave positiva rispetto ai giovani, a prediligere ricordi positivi, evitando così inutili conflitti.

In conclusione, come ci suggerisce la famosa frase di Appio Claudio Cieco (350–271 a.C.) “Faber est suae quisque fortunae”, la persona quindi è artefice del proprio destino, e in questo caso, del proprio processo di invecchiamento, ovvero possiamo almeno agire su quei fattori che dipendono da noi:
– adottare buone abitudini comportamentali;
– coltivare i propri interessi;
– porsi sempre nuovi obiettivi, fare progetti;
– mantenere buone relazioni sociali;
– una buona alimentazione;
– esercizio fisico e mentale;
– dormire bene;
– gestire lo stress;
– prendersi cura di sé;
– ridurre il rischio vascolare e di diabete

Maria Lucia Caniglia

Psicologa esperta in Neuropsicologia e Psicologia dell’invecchiamento. Lavora presso Centri per Anziani con Decadimento Cognitivo e svolge diversi Corsi e Seminari in qualità di Docente/Relatore Presso Enti, Aziende, Associazioni e in ambito Accademico.
www.trainingautogenopadova.it
https://www.facebook.com/dottssacaniglia.psicologa

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